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7 milioni di euro

Complesso di San Paolo, un futuro da laboratorio aperto

Complesso di “San Paolo”, rinasce la città dimenticata
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Ilaria Moretti

Pur bistrattato nel corso degli anni, resta uno scrigno. Uno scrigno da "lucidare a nuovo" e da riempire: di cultura, contenuti, vita. C’è l’intenzione di inaugurare una nuova era per il complesso monumentale di San Paolo da parte dell’amministrazione. Sono oltre sette, infatti, i milioni che il Comune intende investire per questa rinascita, di cui tre dovrebbero arrivare dalla Regione come fondi europei. Ed è proprio per parlare dei 3 milioni su cui si attende con fiducia l’ok di Bologna (previsto per il 31 ottobre e comunque non oltre la fine dell’anno) e soprattutto del relativo progetto di rigenerazione  urbana <I chiostri del Correggio> che oggi si è tenuto un incontro in Municipio. Illustrato nelle sue linee guida, il progetto prevede sia interventi di ristrutturazione del San Paolo che la creazione di un laboratorio aperto, una sorta di fucina di idee a tema agroalimentare, dove a farla da padrone saranno l’innovazione e la creatività.

Il comunicato del Comune

Sei milioni per la riqualificazione del complesso di San Paolo: questo il proposito annunciato dall'Amministrazione in relazione alla presentazione di un progetto ritenuto strategico e trasversale non solo per il Comune, ma per l'intera città. Fulcro dell'operazione è il progetto “I Chiostri del Correggio”.
Si tratta di un percorso di rigenerazione urbana con importanti collegamenti trasversali ai temi della cultura, del turismo, dell'enogastronomia e dell'innovazione tecnologica. Il Comune ha presentato formalmente in Regione la richiesta di finanziamento, pari a circa 3 milioni di euro, al fine di poter essere fra i soggetti beneficiari, a livello europeo, dei fondi stanziati per progetti di strategie di sviluppo urbano sostenibili. Il progetto rientra nella politica dei Distretti socio-culturali attivata dal Comune di Parma con l’obiettivo strategico dell’innalzamento del livello di attrattività della città. L'ex Complesso di San Paolo, quindi, è pensato come polo culturale e di aggregazione sociale.
Ne hanno parlato, questa mattina nel corso di una conferenza stampa, il sindaco Federico Pizzarotti; l'assessore ai lavori pubblici Michele Alinovi; l'assessore alla cultura Laura Maria Ferraris; Giovanni Marani, assessore all'innovazione tecnologica; il direttore generale Marco Giorgi e il dirigente del settore attività produttive del Comune Gabriele Righi.
“E' un progetto fondamentale per l'Amministrazione – ha sottolineato il sindaco Federico Pizzarotti -, che parte da un luogo, il complesso di San Paolo, da 30 anni privo di visione complessiva, relegato a semplice contenitore delle iniziative più disparate. Il nostro obiettivo è farne un luogo di rigenerazione urbana in un contesto più ampio, seguendo una linea strategica che coinvolge diverse spazi, quali l'Ospedale Vecchio, che meritano di rinascere attraverso un piano organico di intervento”.
Anche per l'assessore ai lavori pubblici, Michele Alinovi, si tratta di un momento importante: “una vera e propria chiamata a raccolta della città”. “L'intervento nel complesso di San Paolo – ha spiegato – rappresenta un'occasione straordinaria per il rilancio della cultura e del turismo, oltre che per la riqualificazione di un complesso storico e monumentale di primaria importanza”. Ed ha aggiunto: “Abbiamo previsto un investimento complessivo di oltre 7 milioni e mezzo di euro, di cui 6 destinati al recupero edilizio del complesso e 1 milione e 400 mila euro destinati al funzionamento del Laboratorio Aperto che qui troverà collocazione”.
L'assessore Giovani Marani ha espresso apprezzamento in merito al progetto rigenerazione urbana che rappresenta “un cammino lungo destinato a continuare nel tempo”. “La richiesta di finanziamento di 3 milioni alla Regione, nell'ambito dei progetti Europei, segna l'avvio di un processo pratico che mette insieme istituzioni e competenze, nella consapevolezza che sarà l'intera comunità a produrre la rigenerazione della città. E' un'occasione per lavorare insieme nei prossimi anni, spero che non diventi l'ennesimo luogo della polemica”.
“Il complesso di San Paolo – ha affermato l'assessore alla cultura Laura Maria Ferraris – è stato lasciato per molti anni in una situazione imbarazzante di degrado e trascuratezza. Finalmente ci troviamo di fronte ad un progetto strategico che valorizza Parma e la Cultura in tutte le sue espressioni e offriamo alla città l'opportunità di ricominciare a sognare grazie ad un progetto di elevato valore strategico”.
Marco Giorgi, direttore generale del Comune, ha ribadito “la trasversalità di questa operazione che dovrà dare risultati in tempi certi. Si tratta di un partita da giocare dentro e fuori dal Comune sulla base di un progetto che potrebbe diventare un modello nazionale”.

Il Progetto.

Nello specifico gli obiettivi cardine della strategia possono essere declinati come segue: dare vita ad un sistema innovativo di spazi, di architetture, di funzioni ed esperienze da restituire alla città, attraverso la partecipazione di competenze qualificate; gestire servizi di qualità volti a promuovere Parma come destinazione turistica e a favorire la fruizione culturale e turistica del centro storico e del territorio; formare, educare e catalizzare la creatività in uno spazio innovativo che potrà rivestire sia la funzione di laboratorio che di incubatore per i giovani.

Il tutto in sinergia con i contenuti e le strategie già individuate nell’ambito della Candidatura al riconoscimento UNESCO di Città Creativa per il tema della Gastronomia e con la Candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2017.

Il finanziamento regionale, in attuazione alle politiche europee, connesso al progetto candidato, dovrebbe consentire al Comune di Parma di acquisire 3 milioni di euro di cui 1,6 milioni per il recupero del contenitore storico, 1 milione per la creazione e gestione del Laboratorio aperto e 400 mila euro per la promozione integrata del patrimonio culturale e del laboratorio aperto.


Riscoprire la “città dimenticata”, è uno degli obiettivi del progetto “I Chiostri del Correggio”. In un tempo in cui i luoghi del centro storico sono quelli dove più si sono palesati gli effetti negativi legati all’eccesso di espansione urbana degli ultimi decenni; la rigenerazione del polo di San Paolo va nel senso di migliorare l’attrattività turistica e l’offerta commerciale, unitamente a proposte legate alla valorizzazione della tradizione e dell’identità locale e della vivibilità dei luoghi stessi, in una logica di sistema diffuso ed integrato con il contesto urbano, sociale e culturale. L’interno prevede la realizzazione di uno spazio pubblico, articolato in percorsi e relazioni che oggi restano inespresse.
Il Comune di Parma, a questo fine, ha presentato alla Regione Emilia Romagna la propria candidatura, per l’accesso ai finanziamenti regionali POR FESR – Piano Operativo Regionale Fondi Europei – Asse 6, proponendo il progetto di recupero funzionale del complesso monumentale del San Paolo. Il progetto “I Chiostri del Correggio – Parma Cultura dell’eccellenza agroalimentare” è stato declinato attraverso l’individuazione di una strategia di sviluppo urbano sostenibile, così come richiesto dalla Regione, nell’ambito dei finanziamenti indiretti europei. In particolare la Regione ha richiesto di individuare una strategia che si basi sull’innalzamento di attrattività della città rafforzando le identità culturali ed agendo in modo integrato sulla messa a disposizione di servizi avanzati e competenze innovative (ICT – Information Communciation Technology), attraverso la creazione di “laboratori aperti” e sulla valorizzazione degli attrattori culturali, legati, in particolare, al settore enogastronomico, che rappresentano una leva di nuova identità territoriale. In questo senso la strategia che sottende il progetto per il recupero funzionale del complesso monumentale dell'ex monastero si fonda sull’obiettivo di fare del San Paolo il nucleo centrale di un nuovo sistema culturale integrato.

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  • GParma

    22 Ottobre @ 09.55

    Molto interessante questo progetto di recupero di una struttura unica. Affinchè non risulti monco sarebbe indispensabile il recupero dei Giardini di San Paolo ripristinando l' "hortus conclusus" che storicamente, nell'epoca in cui il complesso di San Paolo era al suo massimo splendore, era parte integrante della struttura. Un progetto senza il ripristino filologico del Giardino mancherebbe di una sua parte fondamentale. Tra l'altro, l'hortus conclusus potrebbe collegarsi molto bene ai laboratori e alle iniziative di valorizzazione della cultura gastronomica della città visto che avrebbe uno spazio dedicato anche alle piante aromatiche e condimentarie vero e proprio "sale" della cultura gastronomica. Lo spazio per le piante erboristico-medicinali potrebbe suggerire interessanti approfondimenti nell'ambito della salute e del suo mantenimento grazie ai "semplici". Da non sottovalutare poi cosa possa significare per i cittadini e i turisti poter passeggiare all'interno di un Giardino storico in pieno centro città sotto il profilo del piacere dell'immersione nella bellezza ed armonia che un hortus conclusus può trasmettere. Mi auguro proprio che in questo ritorno alla vita dello storico complesso di San Paolo il Giardino ne sia parte integrante. Gabriella Cavallo Vice Presidente Nazionale Federazione Erboristi Italiani (FEI) Erborista in Parma

    Rispondi

  • Danyel

    21 Ottobre @ 23.14

    sperema ben...che non succeda come con il Bicentenario di Verdi, che il ministro Franceschini (di Ferrara) ha definito localistico, non erogando fondi come la regione Emilia-Ro(magna), altresi' erogandoli al carnevale di Cento(Prov . Fe ;-), quello si conosciuto anche in Giappone dai giovani tenori e soprani...

    Rispondi

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