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Parma e perché sbagliano i profeti di sventura

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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Permettetemi di parlarvi della città nella quale ho trascorso gli ultimi sei anni della mia vita: Torino. Lo faccio, come capirete fra poco, per parlare di Parma.
Dunque. Siamo tutti nati e cresciuti con un'immagine ben chiara di quella città: Torino uguale Fiat. Se quaranta, trenta o anche vent'anni fa qualcuno avesse ipotizzato che un giorno la Fiat non sarebbe più stata il baricentro della città, sarebbe stato preso per profeta di sventura. Qualsiasi persona dotata di un minimo di raziocinio avrebbe scommesso che Torino, senza la Fiat, sarebbe morta.
Che cosa è accaduto, invece? È accaduto che nel 1980 la Fiat aveva, a Torino città, 150.000 dipendenti; oggi non arriva a ventimila. Quindi, secondo le previsioni, la capitale del Piemonte (ed ex capitale d'Italia) sarebbe dovuta cadere in preda al caos e alla miseria. Ma i futurologi sono pagati per sbagliare.
Torino ha saputo reinventarsi e oggi la sua qualità della vita è molto, ma molto superiore a quella degli anni Ottanta. In quel periodo la città era cupa, grigia. Ci andavo spesso come inviato del Corriere della Sera e dopo cena, se provavo a fare un giro, in centro acceleravo il passo per rientrare al più presto in albergo, visto il clima spettrale. Oggi perfino il quartiere dove ho abitato fino al mese scorso - San Salvario, un tempo una specie di Bronx - è diventato il regno della movida: locali aperti fino a tarda sera, ristoranti, bistrot. La metropolitana è magnifica. Gli affitti costano la metà di Milano. La domenica il centro è invaso da turisti. Il museo del cinema, il museo egizio e la reggia di Venaria hanno prenotazioni fino alla prossima estate; ci sono mostre fiere e festival.
Tutto questo vuol forse dire che la Fiat non era importante per l'economia torinese? Al contrario: la Fiat è stata importantissima e vitale; ha fatto molto per la città, più di quanto si sappia. Ma a un certo punto ha dovuto internazionalizzarsi, cambiare strategie. E la storia è andata avanti in senso positivo: sia per la Fiat, sia per la città. Come hanno fatto, i torinesi, a reinventarsi? Primo: hanno saputo cogliere le occasioni, a partire dalle Olimpiadi invernali del 2006. Secondo: hanno messo da parte certe anticaglie ideologiche contro il progresso; è grazie all'alta velocità, ad esempio, se oggi tanti romani vanno a Torino in quattro ore (non s'era mai visto, prima, un romano turista a Torino). Terzo: hanno riconosciuto le proprie risorse e le proprie ricchezze, facendole fruttare. Quarto: hanno fatto squadra.
Ora, se da Torino ho accettato di venire a Parma, è perché preferisco vivere a Parma che a Torino. Ovvio. Credo in questa città. La trovo magnifica, mi piace la sua gente. Per questo soffro nel sentire commenti rassegnati al declino. Qua c'è tutto: storia, bellezze artistiche e naturali, musica, un'impareggiabile cucina, grandi industrie anche di livello internazionale. Dobbiamo lavorare tutti insieme per valorizzare queste risorse, per attirare investimenti e turismo. Direi che dobbiamo perfino essere più sfacciati, nel senso quasi di ostentare le nostre bellezze. Perdonatemi quel «nostre»: ma mi sento già uno di casa.
michele.brambilla@gazzettadiparma.it

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  • la rivolta di atlante

    30 Novembre @ 03.07

    la rivolta di atlante

    PER VOLARE CI VOGLIONO LE ALI E NON SEMBRA CHE LA PESANTE E QUOTIDIANA ZAVORRA ECONOMICA E BUROCRATICA PERMETTA AI POCHI UCCELLI-IMPRENDITORI DI DECOLLARE , ANZI DIREI CHE LA STAGIONE DI CACCIA E' APERTA TUTTO L'ANNO E CHI HA ANCORA UNO SPIRITO LIBERO E COMBATTIVO E' SOTTO FUOCO COSTANTE. SINCERAMENTE VEDO MOLTI DANZARE INTORNO AL FALO' DELLE ULTIME RISORSE. DOPO 7 ANNI DI VACCHE MAGRE LA SENSAZIONE GENERALE E' DI STANCHEZZA E IL GRIDO DI BATTAGLIA DI UNA CLASSE MEDIA LAVORATIVA E' UN " SI SALVI CHI PUO' " .

    Rispondi

  • Fede

    29 Novembre @ 17.22

    Tranquillo Direttore, una volta archiviato l'enorme errore a 5 stelle Parma tornera' a volare, piu' di prima e con tutta la serieta' e la voglia di lavorare che ci ha sempre contraddistinto.

    Rispondi

    • leoprimo

      29 Novembre @ 19.35

      Verissimo voleremo fra i debiti lasciati dal centro destra e nell'immobilismo paludoso della sinistra. Per tornare a volare si dovrebbe tornare all'epoca del Sindaco Grossi ma ahimè erano altri tempi. Inutile accusare che ci sta governando hanno sicuramente commesso degli errori ma mai quanto chi li ha preceduti:sindaci di destra e presidenti della Provincia di sinistra.

      Rispondi

  • GioNoxe

    29 Novembre @ 17.08

    jovisglans@outlook.com

    Sono parole giuste, corrette molto razionali... dobbiamo credere in noi stessi e nella nostra città!

    Rispondi

  • Jack

    29 Novembre @ 15.16

    Veramente ottima analisi. Concordo al 100%.

    Rispondi

  • federicot

    29 Novembre @ 14.39

    federicot

    Quando ha tempo discutiamo un po' su dove sono finiti i 130 mila fiat che mancano, delle olimpiadi ( ottime in effetti) ma che non hanno portato un solo posto di lavoro e del fato che andare da Torino a Roma in 4 ore non serva al Pil nè della città nè dell'Italia. Tanto i parmigiani cosa vuoi che ne sappiano di Torino. E detto fra noi non so se siano preferibili certe movide a certi bronx.

    Rispondi

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