Fuga

Mezzani: perchè quella foto andava mostrata

Mezzani: perchè quella foto andava mostrata
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(g.b.) - Era inevitabile che la notizia di una "evasione" dalla Rems di Mezzani (la struttura "protetta" che ha preso il posto dei vecchi OPG: ospedali psichiatrici giudiziari) suscitasse allarmi e discussioni. E che suscitassero discussioni anche la decisione - delle autorità - di non pubblicare la foto e la decisione - nostra - di farlo.

Ci sono stati interventi garbati e rispettabili, così come non sono mancate le "consuete" lezioni di giornalismo ed etica. Molto brevemente, per spiegarci con i lettori anche come autore del corsivo in prima pagina dei giorni scorsi:

1) La Gazzetta rispetta da sempre la privacy nei casi in cui essa è tutelata dalla legge o dal buon senso

2) Ci rendiamo tutti conto che stiamo parlando di una persona giudicata "malata", anche se le modalità della fuga, pare con complici, sembrano quanto meno giustificare qualche dubbio in proposito alla mancanza di lucidità

3) Però in questo caso (come del resto per Carretta, tanto per citare una vicenda nota a tutti) non sta vivendo una sua personale e privata vicenda, ma è reduce da un feroce e pubblico tentato omicidio.

4) Quindi, se una persona del genere ha lasciato la struttura che l'ospitava (e qui solo la burocrazia italiana può perdere tempo sull'utilizzo o meno della parola "evasione") è innanzitutto giusto che la popolazione lo sappia, ed è già gravissimo che questo sia avvenuto solo grazie al nostro giornale, e crediamo giusto anche derogare alla privacy - nel nome della tutela alla superiore esigenza della pubblica incolumità - per quanto riguarda la foto. 

5) Ci sta ovviamente qualunque opinione contraria. Se c'è un difetto che non abbiamo, è quello di essere inospitali nel nostro spazio commenti. Anche per chi ci critica duramente, non per chi si limita a pontificare od offendere.

Laura Frugoni (Gazzetta di Parma 10-4-2016)

«E' un cane sciolto: viaggia senza documenti, non ha nemmeno un cellulare...», borbotta chi adesso deve di fatto gestire questa nuova grana, che si dilata ogni giorno un po' di più: cercare l'evaso che non è un evaso. E nel caso scovasse Wajdi Axyi, cosa dovrà fare? Una cosa sola: rispedirlo nella Rems di Mezzani da cui è sparito a quanto pare senza grandi sforzi, nell'attesa che un giudice ripensi il suo destino. Lo stiamo cercando, ripetono i carabinieri ai cronisti che incalzano. Segnalazioni, avvistamenti: ne sono arrivati, ma ancora il mare sembra parecchio alto. Vale la pena rispolverare qualche distinguo. Axyi non è un latitante, ma «solo» destinatario di una misura di sicurezza (che non è una pena): uno status differente che si scopre avere il suo peso anche nell'attività investigativa di quanti ora hanno il compito di dargli la caccia. Ad esempio, non possono ricorrere alle intercettazioni telefoniche (ma qui sarebbero inutili se, come dicono, il fuggitivo non aveva il telefonino). Intanto, la vicenda giudiziaria di Axyi va sempre più a fuoco: arrestato nel luglio scorso a Piacenza per tentato omicidio, il tribunale piacentino ha emesso il suo verdetto il 27 febbraio scorso. Assolto perché «totalmente incapace di intendere e di volere al momento del fatto», dunque il carcere di Novate (in cui era rinchiuso dall'estate scorsa) non era più posto per lui; la sentenza dei tre giudici Ghitti, Borasi e Milani aveva disposto di collocarlo nella struttura di Mezzani, dove «in base ai suoi progressi il magistrato di sorveglianza avrà il compito se dimetterlo o meno da questa residenza». Era stato il suo difensore, l'avvocato Emanuele Solari del foro di Piacenza, a chiedere una perizia per il suo assistito. Perizia affidata dal tribunale allo psichiatra Filippo Lombardi, che al termine dei suoi test aveva stabilito: Wajdi era totalmente incapace di intendere e di volere al momento del fatto. A quel punto non era più imputabile e il processo non poteva che concludersi con un'assoluzione. «Il mio assistito è un soggetto bisognoso di cure - aveva commentato l'avvocato Solari al termine dell'udienza - presso il Rems sarà monitorato dai medici e sarà vagliata la sua pericolosità sociale, quando sarà ristabilito potrà lasciare questa struttura sanitaria». Non è andata così: il tunisino non ha quasi fatto in tempo ad arrivare a Mezzani che se l'era già data a gambe. La sua pericolosità sociale resta il nodo cruciale della questione: chi può dire cosa gli stia frullando per la testa adesso che è diventato per tutti una primula rossa, quanto e come sia pericoloso per sé e per gli altri? E posto che sia davvero un «pericolo pubblico», quali armi difensive abbiamo noi - cittadini qualunque - che domani potremmo trovarcelo sotto casa? Poche, per non dire nessuna: risposta fin troppo scontata. Intanto però possiamo vedere la sua faccia: quella della foto che abbiamo scelto di cercare e pubblicare (che risale al periodo in cui era stato arrestato), nonostante le forze dell'ordine anche ieri avessero risposto niet: la foto per ora non è divulgabile. Tornando a quello che aveva combinato a Piacenza, nella sala dei videopoker del Bar Sport di via Alberoni, locale storico che in città tutti conoscono. Le cronache locali avevano dato ampio spazio a quel fatto di «nera», anche perché certi contorni parevano abbastanza inquietanti. Soprattutto il movente dell'aggressione non veniva fuori bene, c'era più di una versione: in un primo momento si disse che Axji aveva aggredito il connazionale cinquantenne (entrambi frequentavano saltuariamente il bar per giocare alle macchinette) al culmine di una discussione in cui il più giovane accusava il cinquantenne di non seguire i dettami del Ramadam. Gli inquirenti appurarono poi che la miccia era ben diversa: un diverbio legato allo spaccio di droga. Il finale fu comunque certo fin da subito: Axji si avventò sul connazionale con un coltello da macellaio, la lama mancò la carotide di appena un centimetro. Poi la fuga, che durò poco: non più di un paio d'ore. I poliziotti catturarono l'aggressore in via Cavour mentre tentava di prendere il largo (aveva un borsone con soldi e vestiti), grazie alla fondamentale collaborazione di alcuni testimoni, anche loro stranieri, uno dei quali aveva rincorso a lungo l'accoltellatore. Bloccato il tunisino, era stato disposto il fermo e di qui il trasferimento nel carcere di Novate con l'accusa di tentato omicidio. In cella c'è rimasto più di sei mesi: poi il processo e il verdetto e infine l'approdo alla Rems di Mezzani, dove nessuno - né i medici, né gli altri ospiti della struttura psichiatrica - ha avuto il tempo di conoscerlo. Quando è scappato era appena arrivato. Sui dettagli della fuga non s'è saputo molto. Di certo ha aspettato che facesse buio: erano le 11 di sera. Eludendo la sorveglianza (affidata a una guardia giurata), è sgusciato in giardino, è riuscito chissà come a bucare la recinzione. Non ha dovuto segare sbarre, perché quello non è un carcere. Le sbarre non ci sono.

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  • Maurizio

    12 Aprile @ 08.07

    Redazione, ho letto tutta la vicenda anche sulla gazzetta cartacea ma ho una domanda perché mi sono perso un pezzo, foto e nome non erano stati divulgati e li avete pubblicati ugualmente a vostro rischio e pericolo? Se è così ma anche se non lo fosse complimenti per il coraggio. Tornando alle polemiche io sinceramente non capisco, come funziona la pubblicazione lo sappiamo, siamo sempre gli stessi più o meno a commentare eppure per alcune persone il colpevole della mancata pubblicazione delle generalità è la gazzetta....

    Rispondi

    • 12 Aprile @ 09.46

      REDAZIONE - Abbiamo messo al primo posto il rischio che potevano correre i cittadini. E a chi pensa alla voglia di "scoop" rispondiamo che non ci sarebbe stato alcuno scoop se la foto fosse stata diffusa dalle autorità, come continuo a pensare si dovesse fare

      Rispondi

      • Maurizio

        13 Aprile @ 00.59

        Grazie

        Rispondi

  • marirhugo

    11 Aprile @ 22.06

    dopo di che , dopo aver letto questo, io concludo che la foto non dev essere mostrata, questo e' quello che penso io, La foto secondo me non andrebbe mostrata.

    Rispondi

  • Lorenzo

    11 Aprile @ 19.49

    Perchè è giusto così

    Rispondi

  • ANONIMUS

    11 Aprile @ 19.11

    Rimango dell idea che la foto possa essere utile perché nessuno mi garantisce che si sia veramente allontanato tanto potrebbe anche essere in qualche casa abbandonata con dei connazionali DIFFICILE MA NON IMPOSSIBILE. E sono convinto che non hanno detto niente subito perché speravano di beccarlo e non volevano fare sapere niente ai cittadini. Domanda ma non hanno neanche un antifurto perimetrale al Rems?

    Rispondi

  • Svegliati Parma

    11 Aprile @ 18.36

    Privacy: legge per la tutela dei bagoloni!!!

    Rispondi

    • Vercingetorige

      11 Aprile @ 20.08

      Ed uno degli argomenti preferiti di quelli che non l' hanno mai letta !

      Rispondi

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