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Il pilota: «Mi spiace, ma il pubblico non poteva stare in quel punto»

Loris Ghelfi: «Appena possibile andrò a trovare l'uomo che ho investito»

Il pilota: «Mi spiace, ma il pubblico non poteva stare in quel punto»
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«A noi tutti dispiace che uno spettatore sia finito all'ospedale. Appena esce dalla Rianimazione - dice Loris Ghelfi - correrò a trovarlo, sono già in contatto con i suoi familiari. Ma il punto è che quella persona non doveva essere lì, sul ciglio della strada, insieme ad altri tre, accanto alla loro auto. Era una zona vietata: al pubblico e alle automobili».

Il video dell'incidente

Loris Ghelfi è il pilota che il 1° maggio durante il Rally Internazionale del Taro, è uscito di strada con la sua Clio 1600 investendo uno spettatore, un 43enne che è rimasto ferito molto gravemente (ieri era in condizioni stazionarie e quindi ancora in prognosi riservata in Rianimazione). Ghelfi, bergamasco, 37 anni, licenza da semiprofessionista da cinque, era a bordo della Clio - numero di gara 44 - con il compagno di equipaggio Filippo Alicervi. L'incidente è avvenuto durante la prova speciale numero 9: erano da poco passate le 16 e l'automobile aveva regolarmente preso il via da Bertorella e si apprestava ad affrontare i tornanti di Campi quando nella semicurva è uscita di strada, demolendo una cancellata e finendo la corsa nel giardino di una villetta, non prima di avere travolto uno spettatore.

«Spettatore che, ripeto, non doveva, non poteva stare lì. Né lui, né i suoi tre amici, né la loro automobile, tutti praticamente in mezzo alla strada. Quello era un punto del percorso segnalato come “zona out”. E il commissario di gara li aveva già avvertiti: dovevano spostarsi. Si sente anche nel filmato: il commissario dice “vi avevo già detto di andare via di lì”». Il filmato di cui parla Ghelfi è un video che il pilota ha consegnato a Tv Parma, «un video che mostra come sono andate effettivamente le cose».

Ma il pubblico c'è sempre lungo il percorso di un rally, si sa. «Certo, ed è il benvenuto ovviamente, vogliamo che sia così. Ma prima di ogni corsa - spiega Ghelfi - c'è un gran lavoro legato alla sicurezza, il commissario di gara passa a delimitare alcuni punti del percorso con le fettucce bianche e rosse in modo da creare le “zone in “, in cui gli spettatori sono ammessi, e le “zone out”. E quella dove è avvenuto l'incidente era una “zona out”. Certamente i controlli sono difficili, il percorso di ciascuna prova è lungo 20 chilometri, però il pubblico deve essere responsabile...».

«Quei quattro amici - continua Ghelfi - sono arrivati fra una prova e l'altra, hanno parcheggiato, hanno atteso il momento di gustarsi la corsa non tenendo minimamente in considerazione il fatto di essere in un punto vietato. Le auto che mi precedevano sono riuscite a evitarli per un pelo, io no. Ovviamente non nego un mio errore di guida, ma avete idea di cosa vuol dire tentare un controsterzo a 150 chilometri all'ora?». In più il rammarico per un uomo grave in ospedale: «Sono molto in apprensione per lui. Andrò a trovarlo un minuto dopo che lo avranno portato fuori dalla Rianimazione».

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