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Il caso

Il Tar: "L'affido dell'ibrido di lupo? Va revocato"

"L'animale rientra nella fauna selvatica: illegale la detenzione privata.

Ibrido di lupo

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Prima  l'affido. Poi la revoca del provvedimento  nel giro di  tre mesi e mezzo da parte della stessa Forestale di Benevento. E ieri  la sentenza del Tar che dà ragione al Corpo dello Stato.    Al centro della disputa Dawa, il cucciolo di ibrido di lupo  che dalla Campania  era stato portato a Bedonia da Barbara Paoletti, il legale parmigiano che ne aveva ottenuto la custodia  il 13 settembre 2012 per poi   vedersela revocare il 26 novembre. Una decisione contro cui  la professionista, assistita dall'avvocato Carlo Benini,   aveva fatto ricorso, ottenendo, lo scorso gennaio,  prima un decreto cautelare a suo favore e poi la sospensiva del provvedimento. In quell'ordinanza i giudici avevano  messo in evidenza l'«apparente contraddittorietà dell'operato complessivo dell'amministrazione  che ha proceduto all'affidamento», ma soprattutto  avevano riconosciuto  l'opportunità di «non sottoporre l’animale ad ulteriori stressanti mutamenti delle condizioni di vita in attesa della definizione del giudizio». Ma la sentenza di merito ha riscritto il futuro di Dawa.
Per il collegio, presieduto da Angela Radesi,  l'animale  non può continuare a rimanere  nella casa di campagna di Bedonia.  I giudici amministrativi  fanno riferimento alle analisi dell'Ispra - l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale -  a cui   è stato sottoposto: Dawa è risultato un «ibrido». In linea materna, infatti, secondo gli accertamenti, discende dal lupo.  E come tale andrebbe trattato. «Il ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, con nota del 18 ottobre 2012, ha chiarito che è “assoggettabile alla disciplina relativa alle specie selvatiche la categoria dell’ibrido cane-lupo che è nato e vive in stato di libertà naturale” - scrivono i giudici nella sentenza -. Nei medesimi sensi si è espresso il Servizio Cities-Roma affermando che ai sensi del Regolamento comunitario n. 338/1997 l’ibrido di lupo, sino alla 4ª generazione, è da considerarsi “specie piena” con possibilità di detenzione, anche temporanea, unicamente presso un Cras (Centro di recupero animali selvatici, ndr) autorizzato».
Insomma, sia i lupi che gli ibridi rientrano nella fauna selvatica, secondo i giudici,  e sono «patrimonio indisponibile» dello Stato, così come prevede la legge del '92. Non possono, dunque, essere detenuti da privati. «La riconducibilità della specie canis lupus alle specie di cui all'allegato A e l’assimilazione dell’ibrido, ai presenti fini, alla medesima categoria, determinando l’illegalità della detenzione dell’animale da parte di privati ha vincolato - spiegano i giudici -   l’azione dell’Amministrazione che ha dovuto necessariamente procedere all’annullamento dell’affido provvisorio precedentemente disposto».
E sul fatto che si trattasse di un affidamento temporaneo il Tar non ha dubbi, «poiché richiesto come tale dalla stessa ricorrente “in ragione del fatto si trattasse di un lupo autentico”», si legge nella sentenza. 
E ora? Dopo oltre un anno Dawa dovrebbe lasciare Bedonia.   Ma la battaglia legale forse non è  finita, perché  l'avvocatessa potrebbe  decidere di appellarsi al Consiglio di Stato.
Prima  l'affido. Poi la revoca del provvedimento  nel giro di  tre mesi e mezzo da parte della stessa Forestale di Benevento. 
E ieri  la sentenza del Tar che dà ragione al Corpo dello Stato.    Al centro della disputa Dawa, il cucciolo di ibrido di lupo  che dalla Campania  era stato portato a Bedonia da Barbara Paoletti, il legale parmigiano che ne aveva ottenuto la custodia  il 13 settembre 2012 per poi   vedersela revocare il 26 novembre. Una decisione contro cui  la professionista, assistita dall'avvocato Carlo Benini,   aveva fatto ricorso, ottenendo, lo scorso gennaio,  prima un decreto cautelare a suo favore e poi la sospensiva del provvedimento. 
(...) Ma la battaglia legale forse non è  finita, perché  l'avvocatessa potrebbe  decidere di appellarsi al Consiglio di Stato.....................Articolo completo sulla Gazzetta di Parma in edicola

 

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  • Adriano Stravagante

    01 Febbraio @ 14.59

    Vorrei capire quanta gente deve muoversi, quanti soldi e tempo sprecati, per stabilire se un animale e un essere umano possano o non possano vivere insieme, se entrambi lo desiderano. Pensare ad un reinserimento in natura è una dichiazarione di ignoranza, a questo punto. Ho il terrore degli etologi da scrivania.

    Rispondi

  • nerosso

    04 Dicembre @ 21.57

    perchè non si pensa al benessere e alla serenità dell'animale? quanta ipocrisia....ci sono situazioni di pericolosità che vengono legittimate e in questo caso quale sarebbe la motivazione....? bisogna tenerlo legato alla catena come a benevento?...il migliore aiuto è l'amore di chi ne vuole occupare, senza titoli o specializzazioni

    Rispondi

  • Giorgio

    03 Dicembre @ 23.19

    E quello sarebbe un lupo? Mi sembra più un reduce d Rusino!

    Rispondi

  • Margherita

    03 Dicembre @ 21.10

    La foto pubblicata è inquietante....si riferisce al lupo-cane di cui si parla nell'articolo oppure è una foto d'archivio? Perchè in questa immagine si vede un animale piuttosto "magrusso" legato ad una catena, con la coda tra le gambe ed un atteggiamento non particolarmente sereno.

    Rispondi

  • fiore

    03 Dicembre @ 16.28

    Balto: non e' lupo....non e' cane

    Rispondi

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