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Contro le nutrie ogni mezzo è lecito

La Corte Costituzionale ammette anche armi da fuoco e trappole. agricoltori soddisfatti

Contro le nutrie ogni mezzo è lecito
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Qualsiasi mezzo, anche armi da fuoco e gabbie trappola, è lecito per contrastare la presenza dannosa delle nutrie. A dirlo la Corte Costituzionale, con sentenza n. 9/2016, che ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal governo sulla legge della Regione Lombardia del 4 dicembre 2014, n. 32, riguardante le misure per il contenimento delle nutrie.
In particolare il governo aveva sostenuto che la Lombardia avesse prevaricato con la legge 32/2014 le competenze statali, avendo previsto la convocazione delle prefetture ai tavoli provinciali di coordinamento per la gestione della specie e si era considerata illegittima la previsione di diversi mezzi per esercitare l’attività di controllo delle nutrie, tra i quali l’uso delle armi da fuoco e di gabbie-trappola. La Corte Costituzionale, invece, ha rigettato entrambe le eccezioni, sostenendo la piena legittimità della legge lombarda.Per la Coldiretti la sentenza «è importante anche alla luce della norma approvata recentemente dal Collegato ambientale della Legge di stabilità che restituisce alle regioni il potere di regolamentare gli abbattimenti delle nutrie sottraendo tale competenza alle province, facendo così salva la competenza da parte delle regioni a procedere all’abbattimento delle nutrie con qualsiasi mezzo a disposizione». In Emilia-Romagna si sta lavorando proprio per elaborare il piano regionale di contenimento delle nutrie, introdotto dal Collegato ambientale che, pur confermando la classificazione delle nutrie tra le specie infestanti, introduce la possibilità di ricorrere a piani di contenimento approvati dalle regioni con le stesse modalità previste per la fauna selvatica. Tuttavia prima di arrivare all’adozione occorre rispettare alcuni passaggi, in particolare va acquisito il parere Ispra e va effettuata la valutazione d’incidenza con l’esame delle misure specifiche di conservazione nei Sic (Siti di importanza comunitaria) e nelle Zps (Zone di protezione Speciale). Fino alla pubblicazione del Collegato ambientale e all’adozione del Piano regionale rimangono in vigore in Emilia-Romagna i piani comunali che sono stati redatti in base alle linee guida regionali approvate dall’Ispra e in base ai quali possono attuare il contenimento dei roditori le guardie provinciali, gli operatori muniti di specifica abilitazione dalle province e gli agricoltori con licenza di caccia sul proprio fondo. Chiara in merito la linea di Confagricoltura Parma. «Occorre procedere in tempi stretti – il pensiero della presidente Monica Venturini e del consigliere Mario Marini -. Le nutrie sono una minaccia per l’agricoltura, mettono a repentaglio la sicurezza idrica e sono un pericolo anche per la sicurezza stradale. È fondamentale la stesura del piano di controllo regionale, ma in attesa del pronunciamento dell’Ispra serve il massimo rigore nell’attuazione dei piani di controllo comunali. L’emergenza è ora e non bisogna perdere tempo. È necessario agire il prima possibile, ossia prima che l’erba di prati e fossi cresca nuovamente, rendendo vano e assai più complesso qualsiasi tipo di intervento». c.cal.

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  • ilsecondo

    09 Febbraio @ 03.22

    fabio_c17@hotmail.com

    La prego poi di leggere con attenzione lo stralcio sotto, signor Mezzatesta, e dirmi cosa ci sia di ilare oppure fisicamente improbabile nei meccanismi proposti per l'innesco del cedimento degli argini: "Le analisi hanno evidenziato che sono plausibili due fenomeni d’innesco del cedimento della difesa arginale che possono aver agito anche congiuntamente. Un primo tipo d’innesco, riconducibile a processi di erosione interna è del tutto analogo a quello documentato da quanto osservato sull’argine destro del fiume Panaro nel pomeriggio dello stesso 19 gennaio 2014. Si tratta di un fenomeno che si sviluppa inizialmente mediante un processo di progressiva erosione interna coinvolgente il sistema di tane eventualmente indebolito dalla precipitazione diretta al suolo. Una volta asportato un sufficiente quantitativo di materiale, la parte dell’argine sovrastante la cavità crolla provocando un notevole abbassamento della sommità arginale. Un secondo fenomeno d’innesco può essere ricondotto alla progressiva instabilità geomeccanica del corpo arginale localmente indebolito dalla presenza delle menzionate cavità favorita da condizioni di parziale saturazione indotte dalla piena e dalle precipitazioni dirette sul corpo arginale. La riduzione di resistenza a taglio dei terreni indotta dalla loro saturazione anche locale può causare una significativa diminuzione del grado di sicurezza della struttura arginale nei confronti della stabilità. Entrambi i fenomeni d’innesco comportano un sensibile ribassamento della sommità arginale e il conseguente sormonto della struttura da parte della corrente idrica animata da velocità in uscita particolarmente sostenute." Da: D’Alpaos L., Brath A., Fioravante V., Gottardi G., Mignosa P., Orlandini S., 2014. Relazione tecnico-scientifica sulle cause del collasso dell’argine del fiume Secchia avvenuto il giorno 19 gennaio 2014 presso la frazione San Matteo, disponibile online sul sito della regione Emilia Romagna.

    Rispondi

  • giorgio mezzatesta

    03 Febbraio @ 12.47

    capisco i problemi legati alla presenza delle nutrie, sia a causa delle loro tane, sia a causa dei problemi di convivenza con gli animali autoctoni con cui condividono le rive dei canali. Tuttavia stupisce e meraviglia che si punti il dito solo ed esclusivamente contro questi animali e non contro chi realmente e in maniera ben più grave crea problemi ai nostri corsi d'acqua. Troviamo infatti siero di latte, letame, materiali da discarica e quant'altro regolarmente presenti sull'acqua e sui bordi di tutti i nostri puzzolenti canali. Non c'è neanche più traccia, in molti casi, della vegetazione ripariale che con le sue radici ha la funzione di trattenere la terra degli argini. Per non parlare di chi costruisce manufatti nelle golene facendo aumentare, in caso di piena, la forza delle acque. E la maggior colpa di chi è? Ma delle nutrie ovvio! Comodo capro espiatorio dei disastri umani. Bisogna su questo riflettere.p,s. molti canali(gambalone per esempio) fungono da raccolta di feci e urine umane in quanto mancano totalmente le fogne! Ma il problema restano le nutrie ovviamente.....

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    • ilsecondo

      05 Febbraio @ 10.46

      fabio_c17@hotmail.com

      Signor Mezzatesta, mi pare che lei stia deliberatamente confondendo problemi diversi. Le nutrie - e pure altri animali scavatori autoctoni - sono accusate non di inquinare i corsi d'acqua, ma di indebolirne gli argini scavando profonde tane. E ci sono le prove del fatto che gli argini cosi' indeboliti possono causare esondazioni. Perche' lei continui ostinatamente a negare il ruol odelle nutrie proprio non lo capisco.

      Rispondi

      • giorgio mezzatesta

        05 Febbraio @ 11.43

        ci risiamo, non si legge con attenzione ciò che uno scrive. Se lei legge la prima riga della mia, si renderà conto che io stesso sono convinto che le nutrie siano un problema "a causa delle loro tane". Ho voluto semplicemente far constatare che rispetto ai buchi dei castorini, il pericolo per i nostri corsi d'acqua derivano da ben più importanti problemi. Quando ad esempio "esperti" hanno sostenuto che il grande fiume secchia era esondato a causa delle tane delle nutrie, volpi e tassi, mi è scappato veramente da ridere....come penso a tanti altri....Ma le pare, il secondo, che fiumi come il secchia e il po possano esondare per i buchetti di questi animali? Non le viene anche a lei da sorridere?

        Rispondi

        • ilsecondo

          09 Febbraio @ 03.18

          fabio_c17@hotmail.com

          Mi pare invece che lei sia stato preso in castagna ed ora ricorra alle accuse contro di me, invece. La sua ammissione dei problemi causati dalle nutrie ed altri animali non e' sincera, visto che poi usa il resto di ben due commenti per negare che questi problemi esistano, Lei continua a confondere e mischiare - e non puo' essere accidentale - il fenomeno dell'inquinamento e quello delle esondazioni, mettendoli sotto la generica voce di "pericolo per i corsi d'acqua". E' un artificio retorico e semantico alquanto trasparente, almeno per me. Forse con altri funziona.

          Rispondi

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