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Tradizioni da difendere: Lucchi scrive a Babbo Natale

Luigi Lucchi

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Lettera a Babbo Natale. O meglio, il sindaco di Berceto, Luigi Lucchi, scrive due lettere, la prima in difesa delle tradizioni da mantenere, la seconda una vera e propria lettera a Babbo Natale. Con tanto di richieste.

L’8 dicembre anche a Berceto c’è la casa di Babbo Natale e i bambini sono invitati a scrivere le loro letterine di richieste di doni. In quasi tutto il mondo si parla di Babbo Natale e questa tradizione, negli ultimi 40/50 anni, s’è diffusa anche in Italia e a Berceto, come in tutto il mondo occidentale e non solo.
Ho piacere, però, come Sindaco, di ricordare che le tradizioni di Berceto, in passato, erano altre.
E’ un’informazione che, a mio avviso, va data e ricordata, sia ai genitori che ai bambini perché le proprie tradizioni vanno conosciute e se possibile, mantenute.
I bambini di Berceto, fino agli anni sessanta, scrivevano a Santa Lucia ed era nella notte di Santa Lucia, notte tra il 12 e 13 dicembre, che arrivavano i regali (prevalentemente giochi, statuette del presepio e anche qualche dolce).
Altri doni, ai bambini, arrivavano in occasione della Befana, nella notte tra il 5 e 6 gennaio e questi erano prevalentemente dolci, mentre non mancavano, per i bimbi un po’ più bricconcelli, pezzi di carbone come punizione.
La tradizione di Santa Lucia e della Befana, credo sia, per Berceto, molto antica.
Negli anni sessanta, pur continuando queste tradizioni, iniziavano alcuni bambini a scrivere anche a Gesù Bambino per avere doni la notte di Natale.
Gli insegnanti, invece, allora, invitavano i bambini, a scrivere al proprio babbo e a nascondere la lettera, durante la cena della Vigilia, tra la fondina e il piatto del capotavola (quello del babbo).
La lettera, composta anche da buoni propositi del bambino, veniva letta dal babbo ad alta voce e solitamente dava una piccola paghetta.
Il piatto tipico per la cena della Vigilia (si mangiava di magro) era un primo di tagliatelle fatte in casa condite con soffritto e funghi e un secondo prevalentemente di sgombro e tonno.
A pranzo, in tutte le case di allora, si mangiavano le lumache in umido, con polenta.
Le lumache erano raccolte dopo i giorni dei morti (uno e due di novembre) e si usava un’apposita zappetta per cercarle (le lumache vanno in letargo e si riparano nel terreno a diversi centimetri di profondità), in ben precise zone, esposte al sole.
Nessuno allora faceva incetta di lumache in Primavera o in Estate.
Abitudine, purtroppo, diffusa ora e imparata prevalentemente dai bresciani che iniziavano negli anni sessanta a venire nei nostri territori proprio per raccogliere le lumache.
Sulle tavole dei bercetesi non mancava poi, per la Vigilia, la mostarda fatta in casa con pere nobili e resa piccante dalla “snavra” (senape) che si comprava a gocce in Farmacia.
Non mancava neppure la spongata.
Anche se il detto era: “mostarda di Berceto e spongata di Corniglio” grazie alla famiglia detta “Venuto” Berceto aveva la spongata più buona e conosciuta.
La ricetta è segreta e ineguagliabile e purtroppo, da decenni, la famiglia “Venuto” ha smesso di farle.
Oltre a queste piccole informazioni che credo utile diffondere, come Sindaco, ho piacere di ricordare che la nascita di Gesù, per il mondo occidentale, è un fatto storico che ha indotto perfino a cambiare la conta degli anni.
Quest’anno, infatti, siamo nel 2015 e si ricorda che 2015 anni fa, a Betlemme nasceva Gesù.
C’è un prima e un dopo Cristo. Questi eventi storici quindi, insieme alle tradizioni che comportano, compreso il presepio, “inventato” da San Francesco nel 1223 a Greccio, se messi in discussione, non è per mancanza di Fede (che può esserci o non esserci), ma per ignoranza.
Termino ricordando che ho avuto un bellissimo rapporto con i Lakota (Sioux).
Quando erano a Berceto, nel 1988, 1989 e 1990, in tanti, nei loro confronti, erano ossequiosi, quasi li idolatravano.
Io, pur avendoli voluti, li trattavo normalmente e loro per questo motivo mi rispettavano tantissimo infastiditi, invece, da chi pendeva dalle loro labbra. Gli stessi Lakota, poi, mi spiegarono, che avevano rispetto di me, perché io rispettavo le nostre tradizioni, non le tradivo, e quindi sarei stato in grado di rispettare e non tradire le loro.
Credo di aver compreso proprio da loro, che cosa vuole dire diversità ed integrazione.
Vuol dire rispetto reciproco.

EVVIVA IL NATALE, EVVIVA IL PRESEPE.

ESSENDO NATO IL 24 MAGGIO 1955, IO, ANCHE COME SINDACO,
SCRIVO A GESU’ BAMBINO

Caro Gesù Bambino,

chi Ti scrive è un uomo di sessanta anni e nonostante la vita si sia allungata, avere tutti questi anni, dalle nostre parti, vuol dire, o dovrebbe voler dire, essere adulti se non già vecchi.
Non sono, quindi, uno dei tanti bravi bambini che Ti scrivono in questi giorni.
Da bambino, del resto, non l’ho mai fatto perché era tradizione scrivere a Santa Lucia.
Anch’io come i bravi bambini dovrei chiederTi tante cose, ma voglio iniziare con il ringraziarTi per un dono grande, che mi hai fatto: essere Sindaco del paese in cui sono nato, vivo e che amo.
Davanti a questo gran regalo mi sentirei egoista, oltre modo, nel chiedertene altri per me, anche se ho bisogno di tanto, forse di tutto. Un dono bello che potresti fare a tutti noi adulti, è quello di non permetterci di vergognarci dei nostri sentimenti, del nostro animo da fanciullo che spesso invece soffochiamo volutamente, per sentirci forti. Essere dei duri e quindi anche insensibili fino a divenire il più delle volte prepotenti ed egoisti. Qui, su questa Terra, ad ogni latitudine, elogiando questa caratteristica, diciamo “avere pelo sullo stomaco” e non ci accorgiamo che il pelo ci fa regredire allo stato scimmiesco. Del resto alcuni credono che noi uomini deriviamo proprio dalle scimmie. Non è una buona ragione per tornare a quelle condizioni.
Se lasciassimo emergere il nostro cuore di piccoli, senza vergogna, invece, credo saremmo tutti più felici o almeno sereni. Torneremmo a sognare e saremmo idealisti, tanto da non sapere che alcune cose, molto belle, non si possono fare e questo ci permetterebbe di riuscire a realizzarle.
Si riuscirebbe, ad esempio, pensare a cose diverse dalle carceri, dove teniamo rinchiusi quanti giudichiamo colpevoli, assumendoci il compito, quello di giudicare, che andrebbe lasciato a Tuo Padre.
Incarico difficile anche per Lui e per questo preferisce essere solo Misericordioso.
In alcuni Paesi, addirittura, per fare giustizia, la nostra, giustiziamo, ancora i nostri simili che Tu vuoi che chiamiamo e consideriamo fratelli.
Concepiamo la pena di morte nonostante il dolore che viviamo per il distacco di un nostro familiare, di un nostro amico e conoscente. Dolore fortissimo perché non li vediamo più con i nostri poveri occhi e non sappiamo guardarli, tenuto conto che sono sempre ben presenti, con l’occhio dell’anima.
Da duri, inoltre, ci sembra normale, che ci siano ancora dei nostri “fratelli” che muoiano di fame e sete o per malattie che invece potrebbero essere curate.
Con il pelo sullo stomaco riusciamo a smorzare il rimorso verso coloro ai quali abbiamo fatto del male, pur volendogli bene ed addirittura ci vantiamo della malvagità rivolta a quanti consideriamo avversari o intralci ai nostri fini. Sarebbe facile, invece, come bravi piccoli, non avere paura degli altri ed essere gioiosi, ogni volta che incontriamo, anche per strada, un “fratello”, seppur convinti di non riconoscerlo più.
Dei piccoli, Tu dici, è il Regno dei Cieli e noi adulti, questo Paradiso lo riusciamo a concepire, anche se con molte remore ed incredulità, solo pensandolo in un mondo non terreno, quando invece, basterebbe rispettare i Comandamenti dell’amore, insegnatici facendoTi Uomo, per poterlo avere già su questa Terra.
Sono cose “banali”, quelle che chiedo, influenzate da un clima natalizio, per la Tua venuta, che le tante luci non riescono, ancora, ad offuscare del tutto.
Tu, però, intelligente e Santo, capirai che in definitiva quello che chiedo, per tutti noi adulti, è un cuore nuovo.
Questo, come sai bene, anche se nulla T’è impossibile, non è facile da ottenere.
Non rassegnarTi e non farci rassegnare.
Consoliamoci a vicenda, Tu e noi, nell’attesa di questo dono che non ci farai mancare, donandoci la Fede.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • federicot

    07 Dicembre @ 18.57

    federicot

    Peso come il tuono. Buon natale lo stesso.

    Rispondi

    • Biffo

      08 Dicembre @ 03.04

      Più che peso,, io direi molto ovvio, confuso e impreciso. Perché mescolare ricordi del tempo che fu, lumache comprese -che schifo, poveracce!-, citando fanti e santi, tra cui il solito Babbeo Natale, d'importazione yankee? Proprio lui, il conformista dell'anticonformismo! La seconda lettera, tra S. Lucia e Bambin Gesù, buoni propositi e previsioni del tempo prive di originalità, sembra l'inno all'Asociazione della solita, trita e ritrita Bandiera arcobaleno, al grido di "Volemose tutti bene!"

      Rispondi

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