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ASSISTENZA PUBBLICA

La grande famiglia della Pubblica

L'associazione l'anno scorso ha soccorso oltre 53 mila persone

La grande famiglia della Pubblica
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Lorenzo Sartorio
Ed anche «Presidentissimo», hit parade dei presidenti dei circoli parmigiani, è giunto al capolinea. In questo arco di tempo, e cioè dal 21 febbraio ad oggi, attraverso questa rubrica sono transitati ben 44 presidenti di altrettanti sodalizi i quali hanno raccontato le loro realtà tra problemi, progetti e sogni. Uno spaccato sociale della città non a tutti noto se non agli addetti ai lavori. Ma di grandissima importanza in quanto, questi circoli e queste associazioni che operano in silenzio e senza tanto clamore nelle loro sedi storiche dell’oltretorrente, della Parma antica oppure della prima periferia - ultimi avamposti di una parmigianità dura a morire che profuma di tortafritta e volontariato vero - rappresentano un chiaro indicatore di come la nostra città, nonostante tutto, sia ancora a dimensione umana. Concludiamo questa carrellata non con un circolo, ma con un’associazione, per i parmigiani «l'associazione»: l’Assistenza Pubblica, in gergo popolare «la Pùblica» con un b sola, anche se i dialettologi la vogliono doppia. Ma per i «pramzam dal sas» era , è e rimarrà la «Pùblica» con una sola b ma, però, con la P «maiuscola». L’Assistenza Pubblica nasce nel 1902, anche se la sua sua ricostruzione risale al 1947, dopo la fine della seconda guerra mondiale. Infatti, durante il fascismo, l’A.P. fu incorporata con la Croce Rossa. A Parma, già dal primo Novecento, esisteva un comitato che gestiva le persone bisognose attraverso un asilo notturno, una mensa ed un rudimentale presidio di pronto soccorso. Il progetto e la filosofia dell’A.P. si radicano ben presto nella popolazione trovando un terreno molto fertile dove, negli anni, l'humus della solidarietà ha ben attecchito. È la Parma che crede nell’etica e nel dovere, la Parma del filantropismo delle classi benestanti, è la Parma dei Barilla, grandi «sponsor» di un umile frate che ha dedicato la sua vita ai poveri : Padre Lino Maupas. Ma è anche la Parma povera ed operaia, la stessa Parma che darà vita, nel 1946, grazie ai facchini della Ghiaia, ad un 'altra associazione dove cuore ed anima si fondono insieme : l’Avis. La «Pubblica», come buona parte dei circoli e delle associazioni di volontariato, si insedia « de d’la da l'acqua» dove ora opera nella funzionale sede di viale Gorizia (ex caserma dei Vigili del Fuoco) dopo essere stata per tanti anni nella storica sede di strada Bixio ai tempi delle ambulanze «Fiat 1100 musone» color verde metallizzato che avevano a bordo militi dal camice bianco o écru e visiera. I militi del terzo millennio che, prima di salire a bordo delle ambulanze seguono corsi d’addestramento molto rigorosi, indossano le sgargianti tute arancione rappresentando un autentico «esercito della bontà». Sono persone di ogni ceto sociale e delle età più diverse le quali hanno scelto il volontariato come motivo della loro vita accanto alla gente che soffre. Non a caso, incastonata nella facciata della sede, ha trovato posto una bronzea statuetta di Padre Lino, l’apostolo della carità del «duomo dell’oltretorrente» : l’Annunziata. Lo scorso anno l'A.P. ha soccorso 53.723 persone confermandosi, per la specializzazione e la qualità degli interventi prestati e per l’importanza dei progetti varati nel tempo, un punto di riferimento fondamentale della città. Sono davvero tante e diversificate le attività svolte dal sodalizio a partire dal servizio ambulanze, automedica, protezione civile, prevenzione, trasposto disabili, telefono amico, unità di strada, cooperazione internazionale e tanti altri ancora. Il vero tesoro, la risorsa straordinaria dell’associazione sono comunque i militi. Una «task force» composta da 922 unità : 362 donne e 560 uomini di età che varia dai 18 ai 70 anni. Alla guida dell’A.P., dal marzo scorso, è stato nominato Maurizio De Vitis che si avvale della preziosa collaborazione di Eugenio Piazza ( vice presidente) , Stefano Aimi ( segretario), Enrico Fermi ( tesoriere), Andrea Camin ( comandante dei militi), Cristina Madoni ( direttore sanitario), Luca Bellingeri ( direttore tecnico). Mentre, del consiglio direttivo fanno parte, Marco Ablondi, Francesca Anedda, Filippo Mordacci ( past president), Alberto Panizzi, Marco Pattonieri, Luciana Rocca, Maurizio Romanelli e Raffaella Rovesti, per il coordinamento generale di Gian Paolo Cadei. Maurizio De Vitis, classe 1954, nativo di San Pietro Vernotico (Brindisi), dall’età di quattro anni è nella nostra città. Dopo avere abitato per anni in borgo Santo Spirito, cuore «de dla da l’acqua», dove il papà Pasquale, tappezzerie e restauratore di mobili antichi teneva bottega-laboratorio, Maurizio, frequenta l’Annunziata come chierichetto del parroco d’allora padre Contardo, frequenta le elementari alla «Cocconi», le medie all’«Antelami» e quindi l’Istituto d’Arte Toschi. Ma è un giovane «ribelle», quindi alterna lo studio al lavoro per poter fruire della propria libertà. Dopo un periodo come garzone di un orafo, poi nel laboratorio paterno, è assunto alla Barilla. Quindi si mette in società in un’impresina artigianale. Nel 1989 è assunto alla Gazzetta di Parma dove lavora tutt'ora. Ammalato di volontariato, nel 1998, entra nell’A.P. : è una delle «anime» di «Telefono Amico» e dell’«Unità di strada», entra nel direttivo e, dopo avere compiuto tutte le varie tappe gerarchiche, viene eletto presidente. Padre di Mirco di 35 anni, cuoco per diletto e per relax, riesce a fare ottimi anolini come pure gli riescono alla perfezione alcuni piatti della cucina salentina grazie agli insegnamenti di mamma Pina. Una cucina, quella di De Vitis, che solennizza nel modo più simpatico il gemellaggio tra Parma ed il Salento.

 

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