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La mano tesa di Parma in aiuto della Bielorussia

La mano tesa di Parma in aiuto della Bielorussia
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Questa volta è filato tutto liscio: la precisione nel carico era tale che neppure l’occhiuta burocrazia bielorussa ci ha messo lo zampino, così  i 12 volontari parmigiani hanno potuto consegnare personalmente ai destinatari i 220 quintali di materiale, che alla fine di marzo avevano preso la via di Gomel a bordo di uno stracarico Tir. Passati dogane e controlli (il tempo di giacenza è previsto in circa un mese), il materiale è stato «liberato» e  i delegati di «Help for children», che nel frattempo avevano raggiunto Gomel nella seconda metà di maggio, hanno potuto procedere personalmente alle lunghe e complicate operazioni di consegna.
 Si è così conclusa nel migliore dei modi questa nuova avventura di solidarietà nelle zone colpite dalla nube nucleare della centrale di Chernobyl, che porta la firma dell’associazione parmigiana, impegnata soprattutto nel dare ospitalità nei periodi estivi a ragazzi delle zone contaminate. Alla volta della Bielorussia sono partiti soprattutto generi alimentari (raccolti in gran parte grazie alle collette alimentari davanti alle casse dei supermercati e per la parte restante proventi della generosità di alcune ditte alimentari parmensi), ma anche vestiario, materiali per l’igiene personale e collettiva, giocattoli per i bambini.

Con le derrate alimentari sono stati confezionati oltre 500 pacchi nominativi consegnati ad altrettante famiglie che vivono nei villaggi più poveri  di Strukacev, e Kucin-Kamenka. La maggior parte del carico è stata distribuita in strutture da tempo seguite da Help for children, quali l’ospedale psichiatrico infantile di Gomel, e gli  orfanotrofi (dai quali provengono i bambini per i soggiorni estivi in gruppi) di Gomel, Babici, Recica (da qui vengono i ragazzi audiolesi ospitati a Sorbolo), e Ulukovje, che dall’anno scorso  manda a Noceto 7 bambini colpiti da sindrome di Down. I volontari parmigiani - 12 in tutto - coordinati dal vicepresidente Gianpio Baroni (veterano di queste missioni) sono arrivati in Bielorussia a bordo di due camper e hanno soggiornato nella città di Recica (a Gomel non c’erano posti liberi) per i sei giorni necessari a portare a termine la missione. «Tutto è filato liscio - dice al ritorno Gianpio Baroni - nel viaggio non ci sono stati problemi, niente intoppi alle frontiere». E la Bielorussia com’è vista dagli occhi di un  veterano? «In questi ultimi anni sono stati fatti grossi passi avanti - conferma Baroni - ora nei negozi si trova di tutto, ma pochi hanno i soldi per comprare, perché c’è notevole disparità sociale. A Gomel c’è l’ospedale nuovo, Recica è ordinata come una cittadina nordeuropea, nei villaggi sono rimasti indietro, come da noi nel dopoguerra. Finalmente - aggiunge Baroni - anche per gli orfanotrofi si è attivata una politica di progressiva riduzione, e già si registrano consistenti cali numerici. Ma i bambini bielorussi hanno ancora bisogno di noi. E cercheremo di aiutarli  con corsi di formazione professionale quando escono dalle strutture: è questo il progetto nuovo che stiamo mettendo in atto, insieme ad “Help Lunigiana”, con la collaborazione delle province di Parma e Massa Carrara. Sarà la nostra sfida più avanzata nei prossimi mesi».

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