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Una telefonata di aiuto lunga 116 mila ore

Una telefonata di aiuto lunga 116 mila ore
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di Mariagrazia Villa
 Vent'anni nei panni degli altri, senza mai perdere se stessi. Anzi, ritrovandosi più ricchi, generosi e saggi.
Telefono Amico, il servizio di volontariato dell’Assistenza Pubblica di Parma che risponde allo 0521/284344 dalle 16 alle 24 tutti i giorni dell’anno (festività incluse), festeggia due decenni nell’arte perduta di ascoltare.
La storia
 «Nella seconda metà degli anni Ottanta c'era un certo fermento attorno al tema dei servizi sociali - racconta Filippo Mordacci, presidente dell’Assistenza Pubblica - sia nella nostra associazione che in città. Molti militi, facendo servizio in ambulanza, venivano in contatto con situazioni di disagio che non rientravano nell’ambito sanitario. Così, un gruppo di volontarie, che sentiva l’esigenza di rispondere a questi nuovi bisogni, propose all’ente di attivare il Telefono Amico, un servizio di ascolto che a Parma ancora non esisteva e che, per l’epoca, era all’avanguardia».
Un servizio nato dal basso
 Un servizio nato dal basso dopo aver raccolto gli «umori» cittadini. «Siamo profondamente intrecciati alla vita della città: i nostri volontari non vengono da Marte, sono parmigiani che aiutano altri parmigiani» - aggiunge Mordacci.
Un servizio, quello del Telefono Amico,  che ha guardato in alto fin da subito: prima di debuttare, si è fatto le ossa, coadiuvato da un team di psicologi professionisti.
Non bastava la buona volontà, infatti: occorreva una preparazione seria e accurata. «Ancora oggi i volontari di Telefono Amico mettono un grande impegno nella formazione, sia iniziale che permanente, per poter offrire un ascolto di qualità».
116 mila ore di aiuto
 Dal 19 giugno 1989, giorno in cui arrivò la prima telefonata, il gruppo ha offerto 116.896 ore di ascolto e lo ha fatto, mettendo sempre da parte i propri desideri, timori e giudizi personali in funzione dell’altro, incoraggiando chi chiamava ad andare più a fondo nella propria esperienza e a trovare in sé le risposte che cercava e garantendo l’anonimato proprio e di chi telefonava.
«I volontari in arancione e i volontari con la cornetta sono un’unica famiglia, ma ai secondi è richiesto uno sforzo in più: la mancanza di riconoscibilità esterna».
I numeri
 Di Telefono Amico hanno fatto parte, in questi vent'anni, oltre 200 persone: ai blocchi di partenza erano 31, oggi sono 82. Le chiamate ricevute sono andate aumentando.
Nel 2008 sono state 12.779, arrivate soprattutto di sabato e di lunedì, in particolare dalle 20 alle 21, e con una durata media di 27 minuti. Se anche in passato i momenti più critici erano prima e dopo un giorno di festa, la durata della conversazione è andata invece diminuendo.
Il motivo per cui si chiama Telefono Amico non è cambiato: il 57,60% delle telefonate ricevute quest’anno è legato a problematiche di solitudine, bisogno di compagnia, depressione. Anche l’identikit di chi chiede aiuto si è mantenuto costante: uomo, dai 36 ai 45 anni, vive da solo ed è lavoratore dipendente. In calo, invece, gli adolescenti.
Forse il loro disagio va intercettato con altre modalità di comunicazione? «Ritengo fondamentale e sempre attuale l’ascolto da parte di una figura umana che lo fa disinteressatamente, lasciando l’altro libero di esprimersi senza limiti né di tempo né di argomento, ma in futuro si potrebbe valutare, insieme agli operatori e ai formatori, l’ipotesi di affiancare alla linea telefonica anche altre forme di contatto, come l’e-mail o la chat» - dice Mordacci.
Chiunque volesse candidarsi come operatore di Telefono Amico e allenarsi alle «parallele» di un ascolto consapevole, può chiamare lo 0521/224922, o recarsi alla sede dell’Ap. Dopo l’estate, partirà un corso di prima formazione.

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