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Parma-Sudan: andata, ritorno e nuova andata

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Era partito un anno fa a fine luglio, come tanti vacanzieri. Ma con una meta ben diversa: Khartoum, capitale del Sudan e di una zona ricca soprattutto di problemi. Andrea Tozzi ora sta regalando ai lettori di gazzettadiparma.it  un diario che è allo stesso tempo uno spaccato di una realtà a noi lontana, una confessione sui momenti di nostalgia per Parma, ma anche e soprattutto il racconto di una esperienza che può trasmettere qualcosa a noi tutti.  Ed è una storia che si adatta pienamente allo spirito della nostra nuova sezione delle "Buone notizie": in questo caso, il diario è arricchito dalla chiacchierata che abbiamo fatto durante il suo ritorno a Parma.

Parma-Sudan – Filo diretto (7)  (giugno 2009)

Cara Parma, ti scrivo…
… un giorno prima di rientrare in Italia per un break, di cui ti confesso di sentire davvero il bisogno, sia per ricaricare le pile sia per ristabilire un contatto “fisico” con i miei affetti più cari. È quasi un anno che sono impegnato in questa missione in Sudan e, fatalmente, è tempo di bilanci, di fermarsi qualche minuto e di guardarsi indietro per capire cosa mi hanno lasciato questi mesi che sono trascorsi tanto rapidi quanto intensi.
Credo che il dono più importante che ho ricevuto sia stato l’essere quotidianamente stimolato a tenere la mente aperta verso l’altro, verso l’esterno, verso il diverso, verso lo sconosciuto. In questo crogiuolo di etnie e di culture che è il Sudan, non solo per le sue caratteristiche intrinseche ma anche grazie alla presenza di numerose organizzazioni umanitarie internazionali, sei continuamente chiamato ad un confronto con gli altri e con te stesso. E anche se a volte può essere destabilizzante renderti conto che esistono modi di vedere il mondo e di vivere la vita che mettono in discussione quelli che fino a pochi minuti prima erano per te sicurezze dietro cui ti rifugiavi nel momento dell’incertezza, scopri che essere aperti al confronto senza pregiudizi è un esercizio dal valore inestimabile.
Del Sudan, cara Parma, porto con me in Italia infinite immagini e situazioni che mi hanno tenuto “vivo” e “pensante” in questi mesi. Te ne elenco solo alcune, colte in contesti e momenti differenti, giusto per fornirti un assaggio della preziosa varietà di cui mi sono nutrito durante questa esperienza: il sorriso del guardiano del centro di formazione professionale, che all’ingresso mi accoglie felice per la giornata fresca, perché la temperatura quel giorno non ha superato i 40° C; il cibo, apprezzato in base alla quantità piuttosto che alla qualità (l’importante è riempirsi lo stomaco; con che cosa, quello è secondario…); i volontari di Tonj preoccupati per la pioggia torrenziale che rischia di bloccare i lavori nei villaggi, mentre a Khartoum la tempesta di sabbia avvolge la città in una nube irrespirabile; la “jalabia” (l’abito tradizionale maschile del Sudan islamico), che induce l’occhio non consapevole a scambiare la toilet maschile per quella femminile; l’aeroporto di Wau, dove il personale ti invita ad attendere i bagagli sotto una pianta di mango; l’autogestione degli incroci da parte degli automobilisti di Khartoum, totalmente avulsa dalle più comuni norme del codice della strada; i paradossi della tv islamica, che censura i baci nei film ma allo stesso tempo consente la visione di scene decisamente violente; gli occhi colmi di vita di uno scricciolo di bambina operata da poco al centro cardiochirurgico di Emergency, alla quale ho tenuto la mano mentre, accompagnata dal padre, muoveva i primi passi in corridoio.
Ma non solo il Sudan e i Sudanesi mi hanno “smosso”, cara Parma. Gli espatriati con cui lavoro e ho lavorato, ma anche quelli con cui sono semplicemente entrato in contatto, sono stati per me fonte di riflessione e di autocritica, grazie al confronto con storie, realtà e modi di vivere e di pensare che sono maturati seguendo percorsi diversi dal mio. Anche le persone che ho lasciato lì con te sono state una parte fondamentale del mio cammino, mantenendomi da un lato allacciato alle mie radici, e infondendomi dall’altro massicce dosi di affetto, importantissimo sostegno nei momenti più difficili. Vivere qui inoltre mi ha aiutato ad apprezzare ancor di più alcuni semplici aspetti del nostro mondo che spesso diamo per scontati e a cui ancor più spesso non dedichiamo la giusta cura ed attenzione, come i fiori (e il verde in generale), i buoni profumi, l’ordine e la pulizia degli ambienti e delle strade.
Cara Parma, più che un resoconto questo vuole essere un saluto, una cartolina che ti mando prima di partire per le vacanze, in attesa di riabbracciarti tra poche ore e di scoprire se anche tu sei cambiata e migliorata così come mi sento io.
A presto,
 Andrea

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