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Parma-Sudan: filo diretto - E nell'Africa nera spunta una maglia del Parma calcio

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Era partito più di un anno fa a fine luglio 2008, come tanti vacanzieri. Ma con una meta ben diversa: Khartoum, capitale del Sudan e di una zona ricca soprattutto di problemi. Andrea Tozzi, da allora, sta regalando ai lettori di gazzettadiparma.it  un diario che è allo stesso tempo uno spaccato di una realtà a noi lontana, una confessione sui momenti di nostalgia per Parma, ma anche e soprattutto il racconto di una esperienza che può trasmettere qualcosa a noi tutti.  Ed è una storia che si adatta pienamente allo spirito della nostra sezione delle "Buone notizie":

Parma-Sudan – Filo diretto (9)

Cara Parma, ti scrivo…
… dopo l’ennesima missione a Tonj. Come vedi dalla foto che ti allego, anche nel profondo Sud del Sudan sono riuscito a trovare un ragazzo che indossa la gloriosa maglia gialloblù. Mi era già accaduto in un piccolo villaggio del Madagascar: ancora una volta una piacevole sorpresa che mi ha fatto sentire più vicino a casa.
È sempre bello recarsi a Tonj. Ti trovi immerso nella natura più selvaggia: chilometri quadrati di verde boscaglia, di “bush” come la chiamano i sud-sudanesi, che durante la stagione secca si colorerà di giallo e di bruno. Un ambiente decisamente in contrasto con l’arido deserto che avvolge Khartoum. L’accoglienza dei ragazzi che frequentano la missione salesiana è sempre calorosa nei miei confronti: ciò che non cessa di colpirmi è la gratitudine che traspare dal loro atteggiamento per essere tornato a trovarli. Credo che loro interpretino la mia presenza lì come un’ulteriore conferma che il VIS ha a cuore il loro futuro; ogni volta ne ricavo una grande carica, una grande voglia di fare al meglio il mio lavoro.
Quando mi incontrano, alcuni riprendono discorsi che avevamo interrotto un mese prima. A volte, lo confesso, non ricordo i nomi dei miei interlocutori, altre volte nemmeno i loro volti, per cui capita che io mi presenti convinto di non conoscerli mentre loro mi rinfrescano la memoria circa luogo e contenuto del nostro ultimo dialogo. Nei loro occhi c’è tanta speranza, insieme ad una profonda consapevolezza della condizione con cui devono fare i conti e ad una serenità di fondo che accompagna le loro giornate. Credimi, cara Parma, questi ragazzi hanno tanto da insegnarci. Portare avanti i nostri interventi a favore dei più disagiati è un modo per ricompensarli di quanto ci donano, anche se l’aiuto che forniamo è sempre poco rispetto agli immensi bisogni di quella terra.
In questa carrellata di volti non voglio dimenticare quelli dei missionari e delle missionarie salesiane, che ti fanno sentire immediatamente il benvenuto e trovano sempre il tempo per un sorriso o per uno scambio di parole, nonostante i loro innumerevoli impegni. Pensare che stanno dedicando la loro vita agli altri, ad un popolo che per molti di loro non è quello d’appartenenza, ti costringe ogni volta a riflettere sulla potenza della fede e sul significato della nostra esistenza.
Come ho già avuto occasione di raccontarti, cara Parma, uno degli aspetti più interessanti di questa esperienza è la possibilità di conoscere due Paesi in uno: Nord e Sud Sudan sono due mondi per certi aspetti davvero differenti. A cominciare dal clima: quando atterri a Wau o a Rumbek la cappa di umidità che ti accoglie aggiunge immancabilmente un peso extra a quello del tuo zaino; mentre quando sbarchi a Khartoum l’aria sabbiosa che ti scotta la faccia ti fa sentire dentro un gigantesco asciugatore.
Un banale esempio della diversità che si vive nel quotidiano delle due aree è l’organizzazione della settimana lavorativa: al Nord, dove vige la legge islamica, si riposa al venerdì e al sabato, mentre al Sud, prevalentemente cristiano, il fine settimana è quello “italiano”: sabato e domenica. Al centro di formazione professionale salesiano di Khartoum dove noi operiamo, per garantire equità nei confronti di tutti gli studenti  è stato deciso di sospendere le lezioni al venerdì e alla domenica. Ti lascio immaginare, cara Parma, le difficoltà organizzative che spesso incontriamo noi che ci interfacciamo di continuo con tutte queste realtà.
Ci sono poi aspetti che accomunano Nord e Sud e che invece risultano insoliti ai nostri occhi di “kawaja”, di stranieri dalla pelle bianca. Ad esempio, sia a Khartoum che a Tonj è consueto vedere due amici mano nella mano come due fidanzatini; io la trovo una bella espressione di fraternità, che tuttavia non fa parte della nostra cultura e dunque ci colpisce. Anche la loro concezione del tempo e delle scadenze è molto difficile da accettare per noi occidentali: fissare un orario preciso per un appuntamento con un sudanese è praticamente inutile, così come è da ingenui attendersi una chiamata in caso di ritardo o di impossibilità di ottemperare all’impegno preso. Ma la cosa in assoluto più difficile da digerire è lo stupore del tuo interlocutore mentre ti lamenti per questo tipo di comportamento: del resto, ciò che secondo i nostri canoni è indice di totale noncuranza per loro fa parte del normale modo di relazionarsi con gli altri.
Cara Parma, è giunta l’ora di tornare al lavoro. Spero che ti sia gustata questo ulteriore spaccato della realtà sudanese che ho confezionato per te. Ci sono tante altre cose che vorrei raccontarti: sarà per la prossima volta, quando lì sarà già autunno inoltrato e qui scenderemo finalmente sotto i 40° C.
Un grande abbraccio dal Sudan,
Andrea

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  • sandro capatti

    26 Ottobre @ 07.41

    Sono molto felice che esistano delle persone come amdrea, e come andrea conosco bene quella terra. Anzi vi chiedo se è possibile avere una sua mail, per contattarlo..!!vi ringrazio, buona giornata. S.C.

    Rispondi

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