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Quattro fondazioni per l'Africa: aiuti per undici milioni

Quattro fondazioni per l'Africa: aiuti per undici milioni
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 Lisa Oppici

«Aiutare l’Africa è un dovere». Lo ribadisce con forza il presidente della Fondazione Cariparma, Carlo Gabbi, che sottolinea   l’attenzione della Fondazione per un continente «troppo a lungo depauperato e per il quale passa il futuro del mondo. Anche il nostro». 
Un’attenzione che non è nuova: già da anni la Fondazione sostiene iniziative in Africa e per l’Africa, «terra che ha tra l’altro legami forti con la nostra realtà, basti pensare ai Missionari Saveriani e a monsignor Conforti; e al vescovo Azzolini, che è sepolto in Sierra Leone». Finora si è trattato di iniziative «singole», a sostegno di progetti di associazioni del Parmense: «In questi anni - continua Gabbi - abbiamo destinato all’Africa oltre  tre  milioni e 330mila euro: un impegno rilevante».
 Ora si è scelto di proseguire l’impegno con un grande progetto corale, «Fondazioni 4 Africa», nel quale la Fondazione Cariparma è affiancata dalla Compagnia di San Paolo, dalla Fondazione Cariplo, dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena: per la prima volta quattro fondazioni di origine bancaria si sono messe insieme per una grande iniziativa solidarietà internazionale incentrata proprio sull'Africa, nella quale sono parte attiva anche tante organizzazioni non governative italiane e associazioni di migranti africani.
«È un progetto in cui crediamo molto. Noi riteniamo che il continente africano sia un valore assoluto per la crescita e per il futuro del mondo occidentale - spiega Gabbi -. Dopo secoli di depauperamento, oggi è importante che si capisca che bisogna farlo crescere, aiutarlo ad avere prospettive vere. Nessun territorio è un’isola, e viviamo in un contesto di globalizzazione. È questa la cultura che vogliamo e dobbiamo diffondere».
La squadra di «Fondazioni 4 Africa» si sta già allargando: ad essa ha infatti deciso di unirsi anche la Fondazione Umano Progresso. 
Ad oggi l’impegno   per i prossimi tre anni supera gli 11 milioni di euro. Due i grandi interventi del progetto: uno in Senegal e uno nel Nord Uganda, tutti condotti con la partecipazione  di organizzazioni italiane da sempre attive sui fronti umanitario e della cooperazione internazionale.
 Nell’Uganda dilaniata dalla guerra civile si punta a sostenere il rientro degli sfollati interni ai villaggi d’origine, e a promuovere lo sviluppo locale sostenibile e la pace nei distretti di Gule, Amuru, Kitgum e Pader (interventi in diversi ambiti: sviluppo rurale, attività economiche, acqua, sanità, educazione e altro).
 In Senegal si vogliono migliorare le condizioni economiche e sociali delle popolazioni che vivono in ambito rurale e periurbano, con azioni in settori chiave per la crescita e lo sviluppo del paese (tra i quali  la pesca e le filiere della frutta e dei prodotti lattiero-caseari).
«Dare maggiore coerenza e organicità agli interventi - dice il segretario generale della Fondazione, Luigi Amore - è un’esigenza non sono nostra, ma di tutte le fondazioni. Occorre “mettere a sistema” le esperienze e gli investimenti, perché quelli che verranno saranno anni di riduzione delle risorse: attraverso questo progetto, che potrebbe diventare un contenitore che accoglie altre iniziative, lo facciamo. In tempi di contrazione delle risorse è importante che ciò che si mette in campo frutti il più possibile, e l’esperienza dimostra che l’intervento concentrato e organico frutta di più».  
 

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