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Il carretto

Il carretto
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Gabriele Balestrazzi

La chiamano "Festa delle riconoscenza". E da otto anni ho il piacere di esserci, come giornalista, per guidare la tavola rotonda che precede le premiazioni annuali di Giocamico.

Giocamico è una realtà particolare del nostro fertile volontariato. Un piccolo esercito (886 volontari si sono succeduti in questi anni), che si appoggia sulla cooperativa "Le mani parlanti", sul dialogo con i medici dell'ospedale incarnato dal rapporto con il direttore dell'oncoematologia pediatrica Giancarlo Izzi, e sull'appoggio delle istituzioni (Azienda ospedaliero-universitaria, Provincia e Comune, da sempre presenti alla Festa della riconoscenza e da sempre al fianco di Giocamico anche economicamente).

Quanto valga questa attività, lo dicono già i numeri: quest'anno si arriverà a quasi 27mila ore spese al fianco dei piccoli pazienti, allo scopo di alleggerire il più possibile l'impatto con il ricovero ospedaliero. Ma più ancora lo dicono, ogni anno, le persone che con Giocamico hanno a che fare: i bambini stessi, in un video toccante. E soprattutto i genitori. Ogni anno la "festa" lascia spazio a testimonianze coraggiose e difficili, di genitori che hanno vissuto il dramma di un figlio gravemente ammalato e che in quel momento così difficile hanno trovato in Giocamico un Amico vero. "Da numeri, come improvvisamente si diventa - ha detto un padre - Giocamico ci ha fatto ridiventare persone. C'era sempre un "giocamico" che bussava alla porta, faceva giocare e sorridere il nostro bambino, e riusciva per qualche mezzora a fare volare anche noi, al di là del contesto pesante di quei giorni".

E a un certo punto, fra i grafici con i numeri e queste testimonianze toccanti, sullo schermo del Centro congressi è sbucato un carretto, tutto colorato, come vedete nella foto. Una pazza idea, un'idea a colori: l'idea che i bambini possano dirigersi verso la sala operatoria su quel carretto (con tanto di volante...) anzichè su una fredda barella.

A quel punto hanno tutti guardato Sergio Venturi, il direttore dell'Azienda ospedale presente come ogni anno alla festa di Giocamico. E lui ha alzato gli occhi al cielo, come a simboleggiare le perplessità sue e quelle che magari arriveranno da altri, perchè non è facile inserire certi meccanismi strani nelle rigide regole del mondo medico-sanitario. Non ha detto nè sì nè no, ma ha significativamente ricordato il suo intervento per conservare la sala dove Giocamico (altra "pazza idea") ha allestito una tac-giocattolo, perchè i bambini non avessero un impatto traumatico con la tac vera.

Se quel carretto circolerà davvero, nelle corsie dell'ospedale, è presto per dirlo. Però è bello che in questa città, nei tempi grigi della crisi, qualcuno abbia idee così colorate. E per gli altri.

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Antonio

    25 Novembre @ 18.04

    Per necessità i nostri ospedali hanno i colori asettici del bianco e del verde. Ben vengano i colori e le innovazioni che rendono meno traumatica la degenza dei piccoli.

    Rispondi

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