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"Pronti ad andare nella zona contaminata"

"Pronti ad andare nella zona contaminata"
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 Giampiero Iuvara, volontario parmigiano dell'associazione Amurt Italia, si trova in Giappone per portare aiuto alla popolazione colpita dal terremoto e dallo tsunami. Qui di seguito riportiamo il secondo resoconto che ci ha inviato, in cui racconta l'esperienza che sta vivendo nel Paese del Sol levante.

 
Probabilmente in Italia e nel resto del mondo non si parla già più dello tsunami nei telegiornali e nei programmi di approfondimento. È normale arrivare alla saturazione sul tema guardando da casa, perché alla fine le immagini sono già state viste e le storie raccontate dalle vittime in parte si assomigliano le une alle altre. Forse c’è ancora interesse per gli sviluppi alla centrale atomica di Fukushima: dopotutto l’energia nucleare è poco digerita dai cittadini in genere, specialmente se vivono in zone ideali per la costruzione di centrali nucleari e chiunque può identificarsi con ciò che stanno vivendo i giapponesi al momento. 
Assieme a Katsuya Matsumoto, un ingegnere della Honda e amico volontario di Amurt che vive a Utsunomia, a circa cento chilometri da Fukushima, abbiamo provato a ottenere il permesso dal Comune di Minami Souma, nella cui giurisdizione si trova l’anello di 30 chilometri dalla centrale atomica considerati a rischio, di aiutare la gente del luogo perché siamo venuti a conoscenza di molti casi in cui specialmente i malati e gli anziani non sono in grado di recarsi al di fuori della zona per procurarsi cibo e medicine. Il governo nazionale ha mantenuto a lungo l’opinione che fosse sicuro per i residenti della zona fra i 20 e i 30 chilometri dalla centrale, se all’interno delle loro case, ma la realtà è che ben pochi nelle agenzie governative hanno il desiderio di addentrarsi in quella zona per rifornirli e prestare loro aiuto in caso di bisogno. Sebbene ciò sia umanamente comprensibile da un lato, dall’altro è anche inaccettabile e ingiusto che queste povere persone paghino da sole il prezzo del nostro desiderio collettivo infinito di energia. Adesso anche questi residenti sono stati invitati dal governo a evacuare volontariamente, che significa a loro spese e senza un programma di accoglienza organizzato dal governo, ma comunque la storia non finisce di certo, perché così si è solo spostato il pericolo di radiazione a una fascia di residenti un po’ più distanti dalla centrale. Infatti, tracce di contaminazione radioattiva sono già state riscontrate perfino nell’acqua di Tokyo, che dista più di 200 chilometri da Fukushima, innescando l’esodo di espatriati con bambini piccoli, e facendo sparire l’acqua minerale dai supermercati di tutto il Paese. Le radiazioni fanno paura a tutti, ma con cautela credo che si possa operare a livello umanitario anche in tali circostanze, per dare una mano a chi si sente isolato e terrorizzato da questo nemico invisibile. Mentre nuove storie riempiono le cronache Italiane - mi immagino la guerra in Libia faccia la parte del leone al riguardo - il nostro lavoro di pulizia delle zone colpite dallo tsunami è solo cominciato e ci vorranno mesi prima che una certa misura di normalità possa ritornare nelle vite delle vittime dello tsunami. Ieri abbiamo organizzato i ragazzi che si trovano nel centro profughi in cui abbiamo fatto base, formando una squadra di calcio che indosserà una maglietta color arancio con il logo di Amurt, e che fra una partita e l’altra lavorerà assieme ai nostri volontari pulendo le case inondate degli anziani della zona. Non c’è niente di meglio dello spirito sportivo per stimolare l’istinto umanista che è alla base del vivere comune, specialmente nel caso dei giovani e del loro naturale idealismo. Noi, anche se siamo in un Paese ricco, abbiamo bisogno del vostro aiuto. Per questo chiedo un gesto di solidarietà facendo una donazione sul conto postale 11857430 intestato ad Amurt Italia, www.amurt.it. I fondi ci serviranno per aiutare gli anziani spesso abbandonati. 

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