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Bisogna educare i giovani alla solidarietà

Bisogna educare i giovani alla solidarietà
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Novemilacinquecento sono i pazienti che ogni anno, in Italia, sono in lista  per fare un trapianto di  organi, con tempi di attesa che variano dai 2 ai 3 anni. Di questi, un’alta percentuale  non riesce a risolvere il problema con conseguenze spesso facilmente immaginabili: 1,46% per il rene, 6,55% per il fegato, 8,08% per il cuore, 11,49% per i polmoni (dati del Ministero della Sanità), a questi si aggiungono i circa 1.500 in attesa di un il midollo osseo compatibile. Non conosco la situazione negli altri paesi ma penso non sia molto diversa. Questo esercito di “non fortunati”, non perde la vita perché la scienza non riesce ad aiutarli, o per problemi economici : le tecniche di trapianto oggi sono molto evolute e danno ottimi risultati e il nostro sistema sanitario, uno dei migliori del mondo, permette le cure a tutti, poveri e ricchi, belli e brutti. Queste persone muoiono. trista a dirsi, per mancanza di donatori. I donatori mancano per tanti motivi: non conoscenza, pigrizia, paura, indifferenza, indisponibilità di tempo, egoismo, diffidenza, superficialità , ecc. La nostra società si impegna ad educare i propri cittadini in erba fin dalle scuole elementari, insegnando a conoscere le nostre radici, il mondo in cui viviamo, le regole della natura e quelle del mondo della matematica, ma insegna poco o nulla sulla solidarietà. Diventa difficile, in seguito, sensibilizzare persone non più giovanissime, che hanno vissuto sempre con un pensiero poco rivolto agli altri. Se vogliamo fare un salto di qualità dobbiamo far capire anche ai più piccoli, quanto sia importante la disponibilità ad aiutare il prossimo, non importa come o quanto, queste scelte verranno poi eventualmente fatte in età più adulta. Credo che per una maestra elementare questi concetti non siano  difficili da trasmettere, e gli stessi potrebbero poi essere ripresi e sviluppati in seguito nelle scuole secondarie di primo e secondo grado (medie e superiori), da insegnanti opportunamente preparati. Oggi quel poco che si fa, lo si deve prevalentemente alle associazioni di volontariato, che con molta fatica ottengono risultati sicuramente inferiori a quelli che si otterrebbero con  ragazzi già sensibilizzati in precedenza dai loro insegnanti. Non credo che inserire l’educazione alla solidarietà nei programmi scolastici della scuola dell’obbligo sconvolga più di tanto i magri bilanci del Ministero dell’Istruzione, e non guasterebbe tornare alla vecchia “educazione civica” per insegnare la Costituzione, per conoscere il Parlamento e il funzionamento del nostro sistema di governo, per avere un elettorato più consapevole e informato. Non voglio togliere nessuno dei preziosi insegnamenti che la nostra scuola sta già offrendo, ma solo dare diverse priorità, e credo che quelle menzionate siano degne di maggior considerazione. Temo tuttavia che la mia resti una pia illusione e l’attuale gattopardesco mondo continuerà a sfornare una società sempre più superficiale ed egoista. Speriamo che qualche politico di animo onesto e dinamico legga questa lettera e, prendendo a cuore la situazione, provi a dare un grande contributo alla la nostra comunità.

Pierluigi Negri - responsabile Admo Parma

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