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Renzo: "La solitudine della droga, la comprensione che mi ha aiutato a farcela"

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Tuttunaltramusica, un grande evento proposto da due associazioni di volontariato, Daquialà e Il cerchio azzurro, per sostenere i loro progetti di solidarietà. Appuntamento questa sera, sabato 19 novembre, ore 21 all’auditorium Paganini con le sonorità della musica a cappella de I vocalica, le coreografie della scuola Professione Danza di Parma e con le note di Alan Scaffardi e dei The Mesida.

Partecipare significa sostenere le attività delle due associazioni. Ad esempio significa aiutare ragazzi come Renzo che qui racconta la sua storia. E’ una fra le tante che l’Associazione Il cerchio azzurro ha accolto e accompagnato verso un lieto fine. L’associazione promuove progetti mirati a sostegno di ragazzi che vogliono liberarsi dalle dipendenze e ne supporta le famiglie.


Per saperne di più: http://daquialaonlus.wordpress.com/tuttunaltramusica/
Per info e prenotazioni: info@daquiala.org

LA STORIA DI RENZO

Sono Renzo, uno come tanti altri, un figlio unico. Ero ancora bambino quando ho perso il papà. Sono cresciuto con mamma e nonna. Loro, senz’altro, mi hanno coccolato. Nella scuola non ho mai messo troppo entusiasmo ma sono arrivato al diploma, anche se con fatica. Man mano che gli spinelli e l’alcol entravano nella mia vita, non mi andava di onorare più nessun impegno. Qualsiasi proposta mi venisse fatta, c’era sempre qualcosa che non andava. Ma arriva il momento dove due conti con te stesso li devi fare, ed è lì che ti trovi senza stima né della famiglia né degli amici veri. Non è tanto perché sei caduto nella tossicodipendenza ma perché ci vuoi rimanere, rifiutando ogni proposta di cura.

Pian piano sono riuscito ad avvicinarmi al Ser.T.  Prendevo appuntamenti che non sempre rispettavo convinto che, tanto, il medico mi avrebbe ricevuto lo stesso. Ma non è così che funzione e me ne andavo via offeso, dicendomi che volevano punirmi.
La verità è che non volevo confrontarmi con nessuno e non volevo ammettere che avevo dei problemi grossi, soprattutto con l’alcool. E purtroppo più stai male e più ti “autocuri”.
Comunque, arrivo a fare un percorso di cura affidandomi ai servizi del territorio, proprio per recuperare gli affetti veri, quelli che nella vita di ognuno non dovrebbero mancare.
Al Ser.T ho conosciuto i volontari dell’associazione “Il cerchio azzurro”, che sostiene i familiari ma anche i ragazzi in attesa di essere ricevuti. Ci facevano compagnia, perché non ce ne andassimo, magari per non ritornare più. Loro ci provavano e non sempre ci riuscivano.
In quel periodo il Cerchio azzurro, passando attraverso le operatrici, aveva creato e messo a disposizione di cinque ragazzi, un corso per imparare ad usare il computer e una borsa di studio per ottenere un attestato come tecnico luci. Decisi per il tecnico.
Il responsabile mi accolse bene, ero seguito anche dai volontari del Cerchio azzurro che mi aiutavano a frequentare il corso in modo regolare e a rispettare gli orari. Devo dire che ha funzionato: mi sono portato via l’attestato e ho continuato a frequentare anche dopo la fine della borsa lavoro.

Ma poi di nuovo si ripete una ricaduta che mi porta in comunità. Dopo mesi di lavoro su me stesso, arriva il momento delle verifiche con l’esterno per il rientro. Trovo qualcosa da fare ma, di nuovo, dentro di me qualcosa mi fa andare in ansia, tanto che arrivo ad azioni di autolesionismo. Mi sono spaventato perché questo è successo nonostante fossi in comunità, dove ero in parte protetto.
Così attraverso un altro periodo faticosissimo e poi, di nuovo, mi ritrovo ad affrontare il mondo.
Di nuovo una volontaria del Cerchio azzurro, una professoressa in pensione, mi prepara per il test d’ingresso all’università.
Ci sono riuscito.  Non ero più allenato a studiare, forse perché sono stato fermo troppo tempo o forse perché non riesco più a concentrarmi e questo mi ha scoraggiato. Ho trovato un lavoro totalmente a contatto col pubblico. Anche  se sono chiuso per carattere, ora però sto bene e ce la faccio. Ormai sono un po’ di anni e lo considero consolidato.
Però tante volte mi chiedo ancora adesso perché per me è stato così devastante e perché tanti miei “compagni di percorso”, chiamiamoli così, non hanno avuto conseguenze così immediate.
Perché raccontarmi?  Voglio far capire che le dipendenze creano sofferenze soprattutto in chi fa uso di sostanze e che non è vero che ci si sta bene.  Invece è importante che, insieme alla fermezza, ci sia comprensione e presenza e non ci sia solitudine. 


 

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  • CLAUDIO

    19 Novembre @ 23.52

    Caro BRUNO se permetti ti posso dare un consiglio, se continui a dargli i soldi lui farà sempre la medesima cosa,la pappa pronta piace a tutti ,secondo mio parere devi rivolgerti agli istituti preposti per questi casi particolari ,per farti dare una mano. E se per caso diventa violento non esitare a chiamare i carabinieri o la polizia ,perche se manca di rispetto ai propri genitori con violenza vuol dire che non puoi fare nulla per riportarlo alla realtà della vita. Per questo motivo ti ripeto di rivolgerti alle autorità preposte per questi casi,non puoi subire le angherie di un figlio viziato,e nulla facente,so che e difficile prendere posizione contro il proprio figlio ,ma lo fai a fin di bene ,se non lo fai ora non lo farai mai più e sarà sempre peggio,fatti forza e dai una scossa alla tua vita è a quella di tuo figlio la speranza e sempre l'ultima a morire (non avere paura diceva il grande PAPA Polacco) CLAUDIO LIBERO OPINIONISTA LAGOS NIGERIA

    Rispondi

  • bruba36

    19 Novembre @ 19.21

    Ho un figlio con questo stesso enorme problema, io non riesco ad aiutarlo perche con me è polemico ed intrattabile, ce l'ha con mè e con il mondo intero, è furbo solo lui, tutti gli altri sono deficienti, secondo lui. Non rispetta nessun impegno, non si rende responsabile di nulla. Ha una pensione minima di invalidità e non fà nulla per arrotondare. Esce di notte e dorme di giorno. Io gli pago l'affitto, le bollette, la macchina mia moglie gli fa la spesa con i nostri soldi e nonostante si tenga la pensione per i suoi "vizi" non gli basta, spesso chiede altri soldi e se glieli nego si infuria. Da quando è separato, vive da solo e nell'immondizia piu totale, mi propongo per aiutarlo a pulire ma lui non vuole e se insisto si infuria, deventa violento al punto che ho paura per la mia incolumità. Non sò come aiutarlo, vorrei tanto che risolvesse come Renzo.

    Rispondi

  • CLAUDIO

    19 Novembre @ 18.30

    Bravo RENZO mi fa piacere che sei riuscito ad uscire dal tunnel,ma adesso devi dimostrare di essere un uomo degno di questo nome,pensa alle sofferenze che hai passato ,ma pensa anche alle sofferenze che hai procurato ad altre persone vicine a te. Queste persone che ti hanno aiutato sono degne di rispetto ,e non devi tradire la loro fiducia e la loro umanità. Personalmente sono più propenso ad aiutare un padre di famiglia con 2- 3 figli e che non arriva a fine mese,ma fa piacere ogni tanto sentire che anche persone come te si rendano conto che il mondo non e dentro uno spinello o una sniffata (quella era solo illusione) la vita reale e un'altra cosa ,forse a volte e dura e bastarda ma se credi veramente in quello che fai prima o poi il premio arriva. CLAUDIO LIBERO OPINIONISTA LAGOS NIGERIA

    Rispondi

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