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Dall'ospedale da campo alla cucina: la grande missione dei volontari parmigiani

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MIRANDOLA

DAL NOSTRO INVIATO
Servono almeno quattro sedie e un tavolino per il «reparto» di psichiatria: la richiesta dell'infermiera non ammette repliche. Una tenda da campo non basta più a contenere i problemi, le ansie e le angosce della gente di Mirandola e dintorni, con i pazienti obbligati a starci dentro quattro alla volta, con relativi medici. Quanto richiesto dall'infermiera è a breve distanza, ma oltre il confine dell'inagibilità: l'ospedale di Mirandola colpito duro dalle scosse del 20 e del 29 maggio e chiuso alla gente. Il capo campo Luigi Iannaccone, del Seirs di Parma, Daniela Boselli (Seirs di Fidenza), Luca Bazzoni e Andrea Ferrari (Protezione civile di Salso) superano le griglie tese sui varchi come cancelli. In testa hanno elmetti che ricordano quelli dei minatori. E in effetti l'ospedale è come una miniera. Poco dopo, la gente in cerca di pace ha almeno una sedia, per raccontare i propri problemi all'ombra di un albero, nella speranza che un soffio di vento ne porti via una parte.
L'ospedale di Mirandola ora è un Posto medico avanzato, con corridoi all'aperto e tende di tela o di plastica per ambulatori. Un fronte dell'urgenza e luogo di speranza per migliaia di persone dal doloroso inizio della grande paura. «Dalle 4 di notte del 20 maggio alle 8 del 26 giugno gli accessi al Posto medico avanzato sono stati 3.022» dice un'infermiera seduta al computer dell'accettazione, a sua volta sotto una tenda. Pensare che in un anno normale il Pronto soccorso di Mirandola fornisce 22-23 mila prestazioni la dice lunga sul peso maggiore sopportato da una struttura d'emergenza. Numeri di tutto rispetto sono anche quelli della radiologia da campo Ana messa a disposizione dagli alpini di Bergamo. «Dal 26 maggio al 24 giugno – racconta Novella Guicciardi, il primario di Radiologia – le radiografie osseo-toraciche sono state 1239, le ecografie 311».
Poco oltre, ci sono i medici di base, con la loro tenda nella quale un separé vecchio stile protegge la privacy di chi si spoglia per le visite. «Noi siamo a quota 5000 pazienti – spiega Dalisa Corona, medico di Medicina generale -. Ma le visite sono solo il 30 per cento. Il 70 per cento dei pazienti si rivolge a noi per ricettazione e certificazione». Ci sono i documenti rimasti nelle case, sepolti dai calcinacci o blindati dall'inagibilità. E poi ci sono i mali da terremoto, ai quali si cercano rimedi immediati. «Si devono affrontare sonno, ansia e paura: l'ansiolitico è il farmaco più richiesto» aggiunge Dalisa Corona. Altre sono le medicine per la cura di lungo periodo. «E' fondamentale tirar su le aziende, i negozi e la sanità, perché noi siamo  un punto di riferimento» aggiunge Novella Guicciardi. Le file davanti alle tende per   una visita già prima dell'alba confermano quanto la gente abbia bisogno d'essere rassicurata.
Il «pallone» (il tendone-ospedale gonfiabile) e il resto del Posto medico avanzato sono nati poche ore dopo la prima scossa. E' da allora che l'Anpas di Parma è in missione qui a Mirandola. «Montata la struttura, ci siamo dedicati agli interventi e all'assistenza fuori, nelle tendopoli provvisorie» spiega Iannaccone. E quando non si è qui, si è in sede a Parma,  in quella che può sembrare retrovia solo a uno sguardo distratto. «Con altre associazioni, facciamo servizi in ambulanza a Carpi – prosegue il capo campo -.  Distribuiamo alimenti per celiaci e generi di prima necessità in quegli angoli di provincia che rischiano di essere più dimenticati». Ora, è in arrivo un tir di acqua minerale donato da una grande azienda. Iannaccone gli manda incontro Nicolas Dall'Asta, della Pubblica assistenza di Noceto, e Mahfoud Abderrahim, volontario marocchino della Pubblica di Fornovo.
Poco dopo, il «veterano» del Seirs di Parma è all'altro lato di Mirandola, al campo del Palasport, dove l'Anpas gestisce la distribuzione di piatti caldi a 800 persone a pasto. Un paio di container ora sono la sede della Croce blu. «Barcolliamo ma non crolliamo»; «Noi non crolleremo mai» è scritto su due lenzuoli. «Anche perché non siamo soli» dice un milite appena rientrato da un servizio. Anche perché la cucina fa di tutto per fornire energie e buonumore, viene da pensare, mentre da un container pieno di ogni bendidio vengono pescati pacchi su pacchi di pasta. A portarli ai pentoloni che a mezzogiorno già fumano di vapore, Nicole Malchiodi e Romano Fellini, della Protezione  civile di Salso, e Maria Silvia Cicconi e Grazia Tagliavini, della Protezione civile di Parma. I magazzini sono ben forniti, la cucina montata su un camion è quanto di meglio si possa sperare in una situazione in cui nessuno spera di trovarsi. «Come sono cambiate le cose dai tempi dell'Irpinia» mormora Fellini, che nell'80 era già volontario della Prociv. Intanto, qualcosa cambia anche per Mirandola. Iannaccone, torna verso il Posto medico avanzato. «Bisogna andare. Il nostro personale sta riportando gli ambulatori di Ortopedia e la sala gessi dalle tende a un'ala agibile dell'ospedale». Un trasloco per le ossa e per il morale della terra di Pico.rob.lon.

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