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"I miei giorni di ferie in Calabria per aiutare chi lotta per la legalità"

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Giovane e impegnata. Chi l'ha detto che i ragazzi di oggi sono tutti «bamboccioni»? Oggi pubblichiamo la storia di Chiara Ceresini, parmigiana che ha trascorso le sue ferie come volontaria di «Libera», associazione contro le mafie.

 
Vorrei condividere l'esperienza di cui sono stata partecipe questa estate. Quest'anno ho deciso di trascorrere le mie vacanze in Calabria, ma non da semplice turista, bensì ho deciso di trascorrere 10 giorni nella Piana di Gioia Tauro, precisamente nel paese di Polistena, per dare una mano alla cooperativa «Valle del Marro-Libera Terra», che dal 2004 si adopera per il recupero e la coltivazione di terreni confiscati alla mafia.
 Come mai scegliere di trascorrere i propri (pochi) giorni di ferie impegnandosi in un lavoro fisico e faticoso, senza contare la delicatezza della situazione sociale e culturale nella quale ci si va a inserire, per dirla in una parola, il «rischio» di approcciarsi a una realtà di criminalità tanto radicata e profonda? La risposta a questa domanda non l'avevo prima di partire, la curiosità e la voglia di fare qualcosa di concreto in prima persona mi hanno portato là. Col passare dei giorni si è delineato sempre più chiaramente che avevo trovato l'esperienza forte che stavo cercando, fatta di scoperte, incontri, talvolta incontri-scontri. 
Innanzitutto partecipare ai campi di volontariato dell'associazione «Libera» presuppone l'entrare in contatto con tanti altri volontari, provenienti da tutta Italia, la condivisione quotidiana di cose materiali, come spazi, cibo, acqua, ma soprattutto la condivisione di esperienze, idee, bagagli culturali diversi tra loro, ma proprio per questo unici e irripetibili.
 Il secondo grande incontro lo si fa con questa terra, la Calabria, tanto bella quanto sottovalutata, tanto ricca di bellezze, di paesaggi mozzafiato, mare cristallino e paesini arroccati sulle pendici dell'Aspromonte, quanto fatta di città in cui ci si incammina nel degrado di edifici abbandonati a se stessi, nel lassismo e nell'incuria di strade e servizi. Una terra popolata tanto da gente ospitale e calorosa, quanto da persone guardinghe e diffidenti. 
Dove ricercare la causa di queste contraddizioni, dove nascono, come si sviluppano, come arrivare ad amare tutto questo? La domanda non ha risposte semplici e univoche, ma relazionarsi con le persone che quotidianamente vivono e lottano per questa terra, che la abitano e scelgono di non abbandonarla,  aiuta certamente a capire e ad apprezzare di più quanto tutto questo abbia da offrire. I soci che hanno dato vita alla cooperativa della Valle del Marro hanno messo in campo il loro coraggio contro la prepotenza e i soprusi di quei pochi sostenuti da troppi, perché hanno creduto e credono che i problemi e la realtà marcia che rovinano questi luoghi non siano immutabili.
 Questo ha richiesto grandi sforzi e sacrifici, grandi rischi e rinunce, ma ha visto anche il conseguimento di soddisfazioni e riconoscimenti, in un processo che deve andare avanti e vincere sempre nuove battaglie. 
Gli stessi abitanti della zona, parroci, artigiani, ragazzi che siamo venuti a conoscere attraverso le loro testimonianze dirette, per schierarsi dalla parte della legalità compiono una coraggiosa scelta di campo, di cui pagano prezzi a volte molto alti, ma senza mai abbassare la testa e senza mollare. Molto spesso è capitato di incontrare persone che ci hanno ringraziato per il nostro contributo, un grazie vero e sentito e a noi non poteva che sorgere una riflessione: «Qui tutti ci ringraziano, ma noi stiamo qua 10 giorni dopodiché  torneremo a casa, ognuno alla propria vita e routine, chi resta qua è da ringraziare, noi non stiamo facendo niente di che». 
Ma la risposta, sorprendente quanto tutta l'intera permanenza a Polistena, ci è arrivata da Antonio e Domenico, soci della cooperativa: «Se voi ragazzi siete qua è perché purtroppo il problema esiste, altrimenti la vostra presenza non sarebbe necessaria. Voi ci date tanto coraggio. Quello che potete fare concretamente, anche una volta tornati a casa, è continuare a portare avanti sempre questa scelta, la scelta della legalità, contro ogni forma di abuso, contro ogni tipo di sopraffazione». 
Penso che sia giunto il mio turno stavolta, per tutti gli insegnamenti di queste persone ammirevoli, per la crescita e l'arricchimento che devo a tutti quelli che hanno partecipato, per tutto quanto ho vissuto in questi dieci giorni, dal profondo del mio cuore, grazie.

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