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Moubarak e i Bissi: una storia di straordinaria famiglia tra il Ciad e Viarolo

Moubarak e i Bissi: una storia di straordinaria famiglia tra il Ciad e Viarolo
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Chiara Cacciani

Questa è la storia di Moubarak, 9 anni da compiere, che nel suo Ciad non avrebbe potuto sottoporsi al trapianto di midollo che gli ha salvato la vita. Ma questa è anche la storia di Maria e Vittoriano Bissi da Viarolo, che di Moubi sono diventati dal 2005 la famiglia «part-time»: nella (prima) cattiva e (poi) buona sorte, dentro gli ospedali e durante la riabilitazione, nei lunghi periodi in cui la sua mamma e il suo papà non potevano essere al suo fianco.
Dopo quattro anni di full immersion parmigiana, dal 2009 Moubarak Issa Tassi torna  una volta all'anno per sottoporsi agli irrinunciabili controlli medici a Bologna e per riabbracciare «Mary» e «Toriano». Lo ha fatto anche quest'anno: la sua vacanza è cominciata a metà giugno ed è agli sgoccioli: il papà è venuto a prenderlo e il 16 settembre volerà di nuovo nel suo Paese, in tempo per l'inizio della scuola. «Sono arrivato e ripartirò con un vestito bellissimo e la cravatta. A distanza di tre mesi hanno ancora il profumo del Ciad», dice in italiano perfetto, seduto (per poco)  sul divano di casa Bissi a Viarolo, nella «sponda» di Trecasali. L'accoglienza, in realtà, è con una esibizione nell'inno di Mameli che manco i calciatori della Nazionale. «Era piccolo quando c'erano i Mondiali, ma l'ha imparato subito», ricorda Maria.


NELLA CATTIVA E NELLA BUONA SORTE - Come sono entrati lei e il marito nella vita di Moubarak? «Ci ha scelto lui». Era il 2005 e il bimbo era arrivato a Parma da alcuni mesi per curarsi, grazie all'associazione Help for Children e alla comunità ciadiana della città. Ad accompagnarlo era stato il papà, che però  doveva periodicamente rientrare in patria per non perdere il lavoro e  pensare al resto della famiglia: la moglie e quattro figli, tra cui la bimba che ha donato il midollo al fratellino malato. Maria e Vittoriano, - lei sarta, lui ex dipendente Bormioli -  erano già legati a Help for Children: da anni ospitavano in estate una bimba bielorussa. E quando hanno saputo che l'associazione cercava un «nido» per Moubarak si sono subito fatti avanti; loro che non hanno avuto figli ma hanno cresciuto tanti nipoti. «Lo abbiamo incontrato alcune volte, per capire se ci avrebbe accettato». Ed è stato subito amore.
C'era Maria con lui per i  cinque mesi durissimi dopo il trapianto, confinati in una stanza sterile dell'ospedale di Bologna. C'era Maria, una volta a casa, a «imbrogliarlo» sapientemente a fin di bene: «Doveva mangiare la carne, ma non ne voleva sapere: e così gliela nascondevo facendogli credere che fosse altro. E' nato così il pesce-tacchino...». E poi Vittoriano, che gli ha regalato una delle gioie più grandi: «Gli ho insegnato ad andare in bicicletta. Ti ricordi, Moubi, quante volte sei finito nell'orto, in mezzo ai pomodori, perchè non frenavi?».

"IO SONO IL RE DEGLI SCHERZI" -Archiviati i controlli medici, in questi tre mesi  Moubarak si è dedicato alle pedalate lunghissime  sull'argine, alla piscinetta in giardino, ai giochi con i bimbi della frazione, tra cui l'amica del cuore Sofia,  e ai compiti. «Stiamo spesso a casa, non siamo mica dei vagabondi», sorride. Però la rocca di Fontanellato l'ha voluta visitare: in omaggio a un castello in Ciad che non ha mai visto dal vero . «E poi ho fatto un po' di rifornimento di mangiare: sono ingrassato sei chili!». L'ha notato anche un conoscente: «Moubarak, hai messo su la pancia». E lui, in perfetto dialetto («viarolese, non parmigiano»): «Tu pensa alla tua che io penso alla mia». Si definisce «il re degli scherzi», Moubarak: «Quanti ne faccio a Vittoriano! E a Maria nascondo sempre le cose per farla arrabbiare». 
«I distacchi da lui sono sempre difficilissimi», si rattrista Maria, che pensa già a cosa la aspetterà fra qualche giorno. «Però quando è in Ciad ci sentiamo tutti i giorni. Ha perfino insegnato l'italiano al fratellino più piccolo». «E' un bambino molto intelligente» lo guarda con affetto enorme Vittoriano. E la moglie aggiunge: «E' vero: riesce bene a gestire due culture molto diverse. Noi stessi dobbiamo tenerne conto nel rapporto con lui e la sua famiglia: se da grande vorrà venire a vivere qui noi ci saremo, ma ora è giusto che sappia che le sue radici sono in Ciad».  
Anche Moubarak guarda al futuro: «Da grande voglio fare il dottore: con tutte le punture che mi hanno fatto, ne voglio ridare un po' indietro! Basta però chiacchierare. Andiamo in bicicletta?». 
 

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  • giancarlo veneri

    10 Settembre @ 18.16

    Per Luigi e tutti gli altri, non esiste a Parma un’ associazione di cittadini ciadiani, ma esiste comunque un gruppo di residenti ciadiani, non molto numeroso, che è sempre stato vicino a Moubarak e alla sua famiglia durante tutta questa magnifica avventura. Il supporto logistico e non solo è stato sempre curato da HELP FOR CHILDREN che continua ad organizzare tuttora gli spostamenti necessari e ad assicurare quanto necessario. Ma in questa storia straordinaria sono tanti gli attori postivi che ci hanno aiutato. Voglio citare oltre alla famiglia Bissi, vero cuore pulsante di questa storia che continua e alla quale, se potessi, farei davvero un monumento, il Circolo IL TULIPANO che dal 2005 mette a disposizione i locali dove può soggiornare la famiglia del piccolo, la comunità di Viarolo che ha messo in cantiere varie attività per coprire alcuni costi economici del progetto, la Croce Rossa, Noi per Loro, il prof. Izzi e la sua splendida equipe e quindi l’ apporto determinante dell’ Azienda Ospedaliera. E’ questa una splendida operazione possibile grazie ad un accurata regia e ad uno straordinario impegno di Help for children.

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    10 Settembre @ 13.44

    @luisito: anche se qualcuno volesse assegnare a maria e vittoriano il sant'ilario non potrebbe: per qualche decina di metri vivono nella parte di Viarolo che rientra nel territorio di Trecasali. A premiarli ci ha pensato però, nel 2008 e con una civica benemerenza, proprio il Comune di Trecasali. Chiara Cacciani

    Rispondi

  • luigi

    10 Settembre @ 09.56

    Con il Gruppo Mission siamo stati in Ciad quest'estate, qualcuno sa il nome dell'associazione Ciadiana a parma ?? Grazie mille se qualcuno saprà rispondere ! Finalmente una bella storia di speranza sulla gazzetta!

    Rispondi

  • giuse

    09 Settembre @ 22.28

    Ma a questi Signori con la S piu' che maiuscola , il santilario d'oro nooooooooooooo Azzo . Sempre ai soliti noti ed insulsi personaggi.

    Rispondi

  • CLAUDIO

    09 Settembre @ 21.39

    Il grande cuore di queste persone e una cosa che fa onore a Parma e agli Italiani tra i primi al mondo per aiuti umanitari. Ogni tanto queste belle notizie ci danno un po di speranza Bravi e auguri al piccolo che guarisca completamente e che non dimentichi mai chi lo ama senza condizioni,ma solo con tanta umanità e senso dell'amore verso i bisognosi CLAUDIO LIBERO OPINIONISTA OPINABILE

    Rispondi

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