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I bambini malati e il Pianeta del Gioco

I bambini malati e il Pianeta del Gioco
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«Vuoi giocare?». Gli occhi grandi, vivaci, del bambino ricoverato si illuminano a quella domanda, ed un «sí» entusiasta conduce il volontario nella cameretta, pronto a trasportarsi sul Pianeta del Gioco. A quel punto flebo, mascherine e fasciature perdono quel loro legame con la malattia, diventando accessori trascurabili, mentre si aprono le porte a quel mondo di fantasia e innocenza, di speranza e magia, in cui i letti ospedalieri diventano astronavi e le medicine pozioni magiche.
Questo succede quotidianamente nei reparti di Oncoematologia pediatrica, Chirurgia infantile, Clinica pediatrica ed Astanteria pediatrica dell’ospedale Maggiore di Parma grazie al progetto dell’associazione Onlus Giocamico. Educatrici ed educatori sono affiancati da circa duecento volontari presenti tutti i giorni, sia al mattino che al pomeriggio. Lo scopo del progetto è di offrire ai giovani pazienti l’opportunità di colorare il più possibile il cammino spesso grigio del ricovero ospedaliero attraverso attività espressive ludico-relazionali, mettendosi a loro disposizione per attenuare la sofferenza che inevitabilmente ne deriva. L’associazione lavora infatti sulla base della convinzione che sia diritto di ogni bambino che si trova a dover vivere tali esperienze avere la possibilità di giocare ed esprimere la propria emotività, poiché «non tutto del bambino malato è malato».
L’azione dei volontari non viene tuttavia mai imposta: i momenti di gioco e condivisione vengono introdotti nel rispetto dei tempi di accettazione sia dei degenti che dei genitori.
Il gioco è uno strumento di fondamentale importanza in quanto è uno dei modi in cui il bambino si esprime. E’ proprio tramite esso che il volontario è in grado di entrare nel mondo infantile, mettendosi allo stesso livello del paziente. La sofferenza fisica e psicologica viene in qualche modo alleviata dalle attività ludiche, attraverso le quali i bambini accettano più volentieri sia le terapie che il processo del ricovero.
L’azione dei volontari costituisce anche un appoggio per i genitori, i quali vengono tranquillizzati nel vedere il proprio bambino più sereno; inoltre, tale attività rappresenta un momento di tregua per loro che, non dimentichiamo, non solo sono sottoposti alla dolorosa visione del proprio figlio malato, ma sono anche chiamati ad apparire sempre positivi e sdrammatizzanti ai suoi occhi, il che può essere estremamente difficoltoso in certi casi.
Diventare volontari di Giocamico richiede la partecipazione ad un corso di formazione costituito da tre incontri teorici ed uno pratico all’interno dei reparti. Viene richiesta la disponibilità di un giorno alla settimana, che è davvero poco se sull’altro piatto della bilancia mettiamo i sorrisi che ne derivano.
Le attività di volontariato sono spesso viste come azioni unidirezionali in cui il bene fluisce dal volontario al paziente. L’esperienza di Giocamico dimostra quanto questa concezione sia errata. A tale proposito mi tornano in mente le parole di un bimbo di tre anni malato di leucemia. Stavamo giocando con la sua ruspa e i suoi animali di plastica; la flebo era diventata, in quel piccolo mondo di fantasia, un passaggio che conduceva alla farmacia quando gli animali si facevano male. Ad un certo punto si è fermato, ha alzato gli occhi e mi ha detto: «Sai dove vado domani?». «No, dimmi!». «Vado al cinema». La nonna, che ha sentito la conversazione, gli ha detto «Ma no Amore, domani devi venire qui in ospedale». Lui allora si è girato verso di me, mi ha guardato e mi ha detto: «Beh sí… al cinema ci vado quando guarisco». Quegli occhi, cosí indifesi di fronte alla forza della malattia, erano tuttavia strabordanti di voglia di crescere, di imparare, di scoprire. Essi sono stati la dimostrazione che quei bambini hanno tanto da insegnare, poiché sanno apprezzare la vita molto più di noi adulti, che abbiamo tutto ma lo chiamiamo ‘niente’. E mentre in tv i vari Superman, i Capitan America e le innumerevoli bambole dalle mille qualità sfoderano i loro poteri, gli sguardi di quei bambini, colmi di un’irrefrenabile voglia di sconfiggere il mostro della malattia, ci fanno capire che, in realtà, i veri eroi sono loro.
Angelica Belli

 

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