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L'Italia a piedi: una tappa anche nel Parmense

Egidio Culos, 71 anni, camminatore solitario, è partito il 14 marzo scorso dalla Sardegna

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Alla certo non verde età di 71 anni, il friulano Egidio Culos, originario di San Giovanni di Casarsa e runner dell’Atletica Coop Casarsa San Martino al Tagliamento, ha coronato venerdì scorso uno dei suoi sogni: percorrere a piedi, e in solitaria, parte del Sentiero Italia, itinerario escursionistico che attraversa l’intero territorio nazionale e ideato da un gruppo di escursionisti con la collaborazione del Cai e dell’Associazione nazionale alpini. Culos non è nuovo a questo tipo di imprese: già nell’estate 2011 aveva infatti percorso l’intero arco alpino, da Montecarlo a Trieste: 69 giorni, 1700 chilometri, 80 mila metri di dislivello complessivo. L’avventura di quest’anno è iniziata il 14 marzo scorso da Santa Teresa di Gallura in Sardegna e si concluderà al luglio in Piemonte, sul valico alpino del Col di Tenda dopo aver attraversato la Sardegna, la Sicilia e l’intera catena appenninica. Lungo il cammino, Culos ha incontrato tantissime persone: tanti erano desiderosi di aiutarlo, altri si sono entusiasmati al racconto dell’iniziativa, altri ancora, con la stessa passione per il trekking, hanno percorso al suo fianco alcune delle tappe. Una di queste, dal Passo della Colla al Rifugio Mariotti, ha visto Culos affiancato da Fabrizio Russo, presidente del Cai di Parma e originario del medesimo paese: San Giovanni di Casarsa. «Quando abbiamo saputo che Egidio Culos stava per raggiungere la nostra provincia - ha detto Russo - non mi sono lasciato sfuggire l’occasione per accompagnarlo sulle nostre montagne e scambiare qualche impressione su questo cammino». Il presidente del Cai Russo ha rivolto a Culos qualche domanda..

Egidio, dal Friuli lungo tutta la penisola: cosa ti ha spinto a compiere questa impresa?
Questo cammino risponde ad una serie di esigenze, l’amore per la montagna e il senso di avventura che mi porta a scoprire cose nuove e diverse. Questa è un’idea fissa nata 30 anni fa e ora si avvera dopo aver percorso in solitaria nel 2011 la Via Alpina.

Che Italia hai trovato, almeno nei monti?
Un’Italia certamente splendida, con un verde intenso e, ovunque, una ospitalità incredibile da parte di tutti. La cosa più positiva è stata vedere che molti ti vengono incontro ad aiutarti.

Perché affrontare questa esperienza da solo?
Il camminare da solo ti trasporta l’anima e ti porta ad affrontare una dimensione più profonda e intima. E’ certamente un momento dove poter riflettere della propria vita e sui rapporti con gli altri. Un'idea del genere è difficilmente condivisibile con altri. In questi mesi non ho mai rifiutato di essere accompagnato da amici o altri.

Qui al Rifugio Mariotti venne un paio d’anni fa Teresio Valsesia, in occasione della Settimana dell’Escursionismo del Cai. Fu lui ideatore e realizzatore del Sentiero Italia. Secondo te è ancora attuale?
Purtroppo il Sentiero Italia non esiste più ed è un vero peccato in quanto, specie al Sud, potrebbe rappresentare un elemento di traino e sviluppo per il movimento turistico legato all’escursionismo e all’andare in montagna. Lungo il mio itinerario ho visto decine di paesi che si stanno spopolando e rilanciare questo tracciato segnato e pubblicizzato può contrastare la crisi di aree decisamente in profonda crisi. Questo percorso, seppur frammentario e indefinito, è attualmente frequentato da temerari escursionisti stranieri che sono gli unici che apprezzano questi percorsi.

Hai trovato differenze nell’approccio al cammino?
Purtroppo al Sud, non si conosce affatto il senso del cammino: una persona solitaria su un sentiero viene vista come un extraterrestre. Senza parlare dei bastoncini che sono così frequenti fra i camminatori. Ho dovuto spiegare che sono una specie di scacciacani. In Sardegna, se venisse percorso, tracciato e mappato il Sentiero Italia, permetterebbe l'attraversamento della parte centrale garantendo un notevole sviluppo turistico.

Ci racconti un aneddoto su qualche fatto strano che ti è capitato?
Oltre alla domanda sul vero uso che si può fare dei bastoncini, in Abruzzo mi sono fermato per ripararmi in un capannone. Un meccanico che vi lavorava mi avvicina chiedendomi perché stessi camminando a piedi per tutta l’Italia, cercando di convincermi che fosse molto più comodo percorrerla con l’auto. A Sarno, passando davanti ad un gruppo di giovani, mi sento salutare in inglese e tedesco come se un italiano non potesse camminare. Dopo uno scambio di battute, interviene un ragazzo sostenendo che stavo raccontando frottole e che non è possibile fare un cammino del genere.

Il cammino è diverso fra Alpi e Appennino?
Certamente, seppur con dislivelli più importanti, le Alpi ti garantiscono itinerari certi, ben segnati, appoggi con rifugi e altra ospitalità. Sull’Appennino in alcune zone sei costretto a percorrere dei tratti di strada anche a rischio della tua incolumità. Non esistono sentieri tracciati. Solo dall’Abruzzo riparte una rete di sentieri facilmente individuabile e percorribile. Anche percorrere itinerari come il sentiero di Francesco, ti dà emozioni importanti e coinvolgenti.

Quali pericoli hai affrontato?
Di veri e propri pericoli non ve ne sono stati. Solo piccoli imprevisti con qualche caduta o infortuni. Al Sud purtroppo il randagismo è un fenomeno marcato, che può minare la sicurezza di un camminatore solitario. Dopo una caduta, ho vacillato nella mia determinazione pensando di lasciar perdere, ma la mia forza d’animo mi ha fatto andare avanti. In Aspromonte, dopo un forte temporale mi ero letteralmente smarrito a causa della scarsa segnaletica. Dopo ore di cammino fino a notte inoltrata, sono riuscito a contattare il rifugista, che prontamente mi è venuto incontro. Il vedere i suoi fari nella notte mi ha dato un senso di liberazione.

Ti senti appagato o pensi già a qualche altra impresa?
Non mi sento appagato, ma proprio il camminare in solitudine ti permette anche di programmare e fantasticare su prossimi cammini da intraprendere. Solo l’anagrafe può in qualche modo influenzare questa mia voglia e tenacia. Devo comunque ringraziare i miei familiari (moglie e tre figli) che mi hanno capito e permesso di realizzare questo progetto, privo di qualsiasi sponsor o appoggio esterno.

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