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Partito per l'Africa il container del cuore di Pietro

Emilio Rossi: «In suo nome inviati vestiti, banchi e letti d'ospedale. Lui è ancora tra noi»

Emilio Rossi

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Durò due giorni la sua agonia. Pietro Gatti resistette in Rianimazione il tempo necessario perché la propria morte si trasformasse in una nuova nascita per altri. Romano e Giovanna eseguirono scrupolosamente le sue volontà. Così era stata l'esistenza del figlio, così era giusto che fosse anche la fine, per quanto ci possa essere di giusto nella fine di un giovane di ventotto anni. Il suo fegato, i polmoni, i reni continuarono a vivere in sei persone malate. E così il cuore, donato a una cinquantottenne messinese, madre di tre ragazzi, in attesa di trapianto al Sant'Orsola di Bologna. Un cuore che da tempo si era moltiplicato, come se avesse deposto semi. Il cuore di Pietro continua a battere nel petto di tanti altri, non solo in quello di una sconosciuta che l'ha accolto in una sala operatoria.
Nel nome di questo giovane, morto il 12 agosto del 2010, dopo essersi speso senza risparmio per i diseredati del mondo, un container pieno di generi di prima necessità sta per partire per il Mali. «Ora è a Genova. Una volta lasciato il porto, impiegherà venti giorni, per raggiungere la meta - spiega Emilio Rossi, presidente del Ciac di cui Pietro fu infaticabile volontario e operatore -. Pietro era una persona pura, credeva ai diritti umani e voleva applicarli in ciò che poteva. Intelligente, sensibilissimo e discreto, disponibile sempre e a qualsiasi ora, aveva una particolare capacità di capire la sofferenza degli altri, entrare in sintonia e accompagnare le persone anche quando si trovavano in difficoltà estreme. Pietro vive con noi».
Non è una delle classiche frasi che ci si ripete per lenire il dolore di una scomparsa (e sarebbe errato parlare della scomparsa di Pietro, per come la sua presenza sia ancora viva, quasi palpabile tra chi gli è stato accanto). E non solo per il segno profondo che riuscì a lasciare dietro di sé. A Parma e più lontano. «Pietro - hanno scritto di lui i vertici del Servizio centrale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati - aveva in sé un’attitudine all’accoglienza. Il modo in cui si porgeva, la sua disponibilità, il sorriso che gli illuminava il viso erano tutte espressioni del suo essere accogliente. Ecco, nel ricordarlo, non possiamo non vederlo sorridente».
Per raccogliere il testimone del giovane parmigiano, nel 2011 si è costituita l’associazione di volontariato «Fratelli e sorelle del Mali», con sede in viale Toscanini 2/A. Lo statuto è chiaro fin dalle prime parole: «L’Associazione agisce in memoria di Pietro Gatti e degli ideali di cui era portatore per mantenere viva la sua presenza e la sua umanità». In nome di Pietro Gatti, cioè nella solidarietà attiva, ancora Pietro vive, sottolinea Rossi. «In quattro anni - prosegue il presidente del Ciac - l’associazione con cene di autofinanziamento è riuscita a raccogliere i fondi necessari per l’invio di un container. In quattro anni l’associazione ha raccolto oggetti qui dismessi, ma che saranno indispensabili in Mali: macchine da cucire, mobilio, pentole e vasellame, banchi da scuola e letti d’ospedale per i rari e sguarnitissimi presidi scolastici e sanitari accessibili alla popolazione, abiti usati in buone condizioni, tanti indumenti per bambini. Il Mali è uno dei paesi più poveri al mondo: c’è bisogno di tutto».
A ricordarlo è anche Bintou Diallo, presidentessa dell'associazione Fratelli e sorelle del Mali, che seguirà di persona l'arrivo del container nel Paese africano e la consegna del suo contenuto. «Si tratta di un piccolo progetto di contrasto alla povertà estrema e di sostegno al mutuo aiuto - dichiara Bintou Diallo -. Qui “Fratelli e sorelle del Mali” collabora con Aiove, un'associazione femminile, composta soprattutto da vedove, di Sébénikoro (quartiere che costituisce uno dei cinque comuni della città di Bamako) che appunto si occupa di povertà estrema che in particolare riguarda donne e bambini».
Alle operazioni di raccolta e di carico del container hanno partecipato tutti i maliani di Parma, che non possono dimenticare i bisogni della loro terra. Alla fine, il 29 dicembre scorso, il viaggio è cominciato. Una cerimonia in ricordo di Pietro Gatti si terrà a Bamako nel giorno stesso dell’arrivo del container. Per celebrare un ragazzo e i suoi tanti cuori che continuano a pulsare sparsi nel mondo.

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