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E la Cacillo fece il miracolo...

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(g.b.) Questo pomeriggio è arrivata in redazione una insolita cronaca sportiva, da Lorenzo e Massimo Dondi. Riguarda una partita, con risultato a sorpresa, dei campionati amatoriali, con protagonista una squadra di Noceto.

Nei giorni in cui il calcio - quello "vero" - vive a Parma le traversie che sappiamo, questo racconto è una bella parentesi di un altro calcio, che forse a volte è più vero di quello "vero". Ma non aggiungo altro, perchè chi ha giocato il calcio amatoriale sa già che cosa intendo. Buona lettura.

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14 Marzo 2015, ore 14:30: Cacillo – Il Ponte.
Così recita il comunicato del CSI, impietoso nell’abbinare la capolista solitaria ad una squadra penultima in classifica, demoralizzata e che sembra non avere nessuna possibilità.
Mi tocca guardare dalla panchina, in borghese, senza poter indossare la mia numero 4.
Gli avversari sono concentrati e determinati, si presentano in blocco indossando tute ufficiali e danno l’impressione di essere una squadra convinta e sicura dei propri mezzi e della propria forza.
Noi arriviamo al campo scaglionati, col Bando e lo Zio che arrivano pochissimi minuti prima del calcio d’inizio, e non riusciamo a fare tre passaggi di fila nel riscaldamento.
La presenza di pubblico è piuttosto folta, per essere una partita di calcio amatoriale. Ovviamente, tutto per i nostri avversari.
Sembra il preludio ad un massacro, ma tant’è. Siamo lì, e non possiamo certo tirarci indietro.
Arriva il fischio d’inizio, si può finalmente iniziare.
Contrariamente ad ogni previsione, la palla l’abbiamo quasi sempre noi. Loro sono compatti ed ordinati, ma mai pericolosi.
Ci difendiamo alla stragrande, con Maga che non deve mai sporcarsi i guanti. Teo e Nik si ergono a muro invalicabile, affiancati ottimamente dal Regno delle Due Sicilie, Baro e Made.
A centrocampo, Ciobby è la mente e Frank il braccio. L’uno picchia e ringhia sugli avversari, l’altro imposta e smista palloni con la sicurezza dei veterani. Sulle corsie, la tecnica del Bando e l’esplosività di Lele si rivelano una spina nel fianco per i terzini avversari.
Là davanti, il Leone ed il Principe. Zio e Agri, coppia inedita, ma che dà gran filo da torcere agli arcigni centrali del Ponte.
Al decimo minuto, calcio di punizione per noi, sulla fascia destra. Va il Bando alla battuta, con il suo sinistro. Da quel piedino fatato esce un arcobaleno che si va ad adagiare nell’area avversaria, diretto verso il secondo palo.
Si presenta Teo all’appuntamento, trasformandosi da Nume Protettore della nostra difesa ad Angelo della Morte per il portiere avversario. Segna come mai aveva fatto. Di sinistro, al volo. La palla bacia la traversa ed entra in porta. Al decimo minuto siamo 1-0. Per noi.
Spettacolare.
Dopo pochi minuti, altra opportunità in fotocopia. Cross in mezzo, la palla che si impenna, e accade qualcosa che si verifica raramente in campionati di infima lega come il nostro.
Lo Zio si coordina in maniera sublime, ed esegue una rovesciata stilisticamente da 10 in pagella, con una rapidità di movimento e di esecuzione straordinarie. Sembra di rivedere Pelè in Fuga Per La Vittoria. Il pallone, colpito perfettamente, si infila in rete sul secondo palo.
I festeggiamenti sono però brevi ed inutili: è fuorigioco. Tra imprecazioni varie, si riparte da un semplice calcio di punizione.
Si prosegue col solito copione, loro abulici là davanti, noi recuperiamo un’infinità di palloni e giochiamo sicuri, senza sbavature, galvanizzati dal vantaggio.
Poi, all’improvviso, un lampo.
Una saetta giallonera, sulla fascia destra.
E’ Lele che, dopo aver recuperato ottimamente il pallone, si fionda in avanti.
Brucia il primo avversario, che arranca stremato. Salta secco il secondo, con un rapidissimo movimento di gambe e di corpo, e si presenta in area.
Il Baro, instancabile motore, aveva seguito l’azione e si sbraccia per farsi passare la palla, all’altezza del dischetto.
Lele alza la testa. Vede il Baro, vede il loro centrale che sta arrivando per toglierli la palla. Ma vede anche un’altra cosa.
Un varco, un’apertura proprio lì, davanti a lui, sul primo palo.
Questione di un istante, e Lele infila il portiere sotto le gambe. La palla entra. 2-0 per noi.
E’ il delirio, e la squadra esplode in un’urlo di gioia, tutta.
Poco dopo, finisce il primo tempo.
La panchina, giocatori e staff tecnico (composto dagli infortunati mister Matti, Pisi ed il sottoscritto) non può far altro che alzarsi in piedi, applaudire e complimentarsi con gli 11 straordinari protagonisti di un primo tempo praticamente perfetto.
Ma non c’è tempo per adagiarsi sugli allori. Bisogna restare concentrati, perchè è già ora di riprendere la partita.
Anzi, noi ancora non potevamo saperlo ma, di partite, stava per iniziarne un’altra.
La pressione del Ponte è feroce e rabbiosa, ed i loro giocatori si riversano in avanti con maggior cattiveria ed intensità.
Su una pericolosa punizione dal limite, uno dei loro centrocampisti calcia magistralmente, indirizzando la palla verso l’incrocio dei pali. “Questo è gol”, penso.
Ma gli angeli, a volte, giocano in porta.
Una pantera in maglia rossa balza rapida ed elegante, facendo sentire il suo ruggito alla compagine avversaria ed esaltando i compagni. Maga si ritaglia il suo momento da protagonista, con un volo che gli fa, finalmente, sporcare i guanti per la prima volta. Uno schiaffo al pallone, che è anche uno schiaffo per il morale del Ponte.
La Cacillo sembra insuperabile.
Poi, in pochi istanti, accade l’impensabile.
Palla al loro attaccante, che, appena dentro l’area, cerca come può di proteggerla dall’asfissiante marcatura del Baro. Si gira di scatto, allargando le mani. Troppo, perché una colpisce il Baro in piena faccia.
Il Baro cade a terra, tenendosi il volto, ma l’arbitro non ferma il gioco e gli avversari si dimostrano cinici e spietati. L’attaccante ha la porta spalancata davanti a sé, e non sbaglia. E’ il gol del 2-1, che rimette in bilico la partita, fino a quel momento mai in discussione.
Made, che fino a quel momento aveva tenuto il campo in maniera egregia, sente il suo sangue calabrese ribollire e si scaglia furiosamente contro l’arbitro, inveendo contro di lui. Espulso senza appello.
Frank, ironico, applaude il direttore di gara, e il nostro toro del centrocampo, autore di una prova maiuscola, vede rosso.
In trenta secondi, un gol preso e due uomini in meno. Sono trascorsi circa 5 minuti di gioco. Dovremo giocare per 25 minuti più recupero in nove.
Il morale del Ponte, dopo questo harakiri della Cacillo, è alle stelle. Sembra proprio che il gigante che sonnecchiava si sia definitivamente svegliato, preparandosi a colpire con tutta la sua forza.
Matti corre ai ripari, togliendo il generoso e prezioso Agri ed inserendo il Seso. Ci sarà da soffrire, là dietro, e servono più uomini possibili a difendere il fortino. Seso, attento e cazzuto il giusto, lotta e fa a sportellate con l’ala avversaria, difendendo ogni ciuffo d’erba della sua zona di competenza.
Giochiamo con un 4-4-0, che diventa anche un 9-0-0 in più di un’occasione. Lo Zio e Ciobby fanno il possibile nel mettere un minimo di apprensione ai difensori avversari, sperando nell’errore.
La nostra area è un campo di battaglia, loro sono sempre lì. Attaccano a testa bassa, ma Maga chiude a doppia mandata la porta, Teo e Nik di testa le prendono tutte, Baro e Seso coprono con perizia e decisione, Bando e Lele si sacrificano con estrema dedizione, e Ciobby e lo Zio si ergono a schermo protettivo di enorme efficacia.
Non appena arriva la palla, la si spazza via senza complimenti, spedendola il più lontano possibile, ma finisce inevitabilmente sempre e solo in un centrocampo popolato da maglie blu.
Si tira il fiato tutti, 3/4 secondi, e poi è di nuovo una lunga, interminabile apnea. La tensione e l’agitazione, sia in campo che in panchina, sono logoranti. Solo Pisi mantiene la calma ed invita tutti a fare altrettanto, ma è un’impresa impossibile.
Ciobby, stremato, esce. Entra Manzo. Le direttive del mister sono ben precise: “Se ti arriva la palla, tienila il più possibile, e se vedi la porta, tira”.
L’assedio è costante, ma ci difendiamo col cuore e tenacia. I due uomini in meno sono sostituiti dall’impegno e dalla grinta dei nove in campo, coriacei e gagliardi. I palloni scaraventati con rabbia in mezzo alle siepi che costeggiano il campo, in strada ed in tribuna non si contano.
Uno tra tanti, l’ennesimo, sembra poter restare sul rettangolo verde. A controllarlo però, stavolta, non è un avversario. Uno stop perfetto sulla loro trequarti ed una finta che sbilancia l’avversario, costretto a ricorrere al fallo. Manzo si guadagna una punizione preziosissima, non solo per i nostri polmoni ormai al collasso.
Va il solito Bando a battere. Le nostre maglie, nella loro area, sono in netta ed imbarazzante minoranza. La traiettoria mancina è, ancora una volta, diretta sul secondo palo. E, ancora una volta, ecco svettare più di tutti il maestoso Teo, che riesce ad eludere le marcature avversarie facendo valere la sua infrangibile figura.
Teo controlla la palla come può, e cerca l’assist in mezzo, col loro portiere fuori causa. La palla rimbalza una, due, tre volte, danzando beffardamente a pochi centimetri dalla linea di porta, col loro centrale che si appresta ad allontanare il pericolo. Ma sta guardando solo la palla, e non si accorge che il leone, mimetizzato tra le maglie dei suoi compagni, ha già spiccato il balzo letale.
Un tuffo che a me è sembrato durare una vita. In spaccata, lanciandosi per spedire nel sacco, oltre al pallone, i nostri cuori. Lo Zio segna, e viene sommerso da tutta la squadra. In nove contro undici, abbiamo segnato noi. E’ il delirio.
Tornando a centrocampo, lo Zio si gira verso la panchina.
Un uomo di 40 anni, padre di quattro figli, che gioca con la passione di un ragazzino.
Madido di sudore, sporco di fango, fascia da capitano al braccio, si rivolge verso di noi, alza le braccia e si produce in un urlo, fatto di gioia, grinta, carattere, cuore, e consapevolezza di aver fatto qualcosa di impossibile. Un urlo che viene ricambiato dal resto della squadra, sia dal campo che dalla panchina. Un’immagine fantastica, un’istantanea irripetibile, una Polaroid mentale che, ne sono sicuro, non dimenticherò mai.
L’assalto avversario riprende, ma il gol appena segnato ha decuplicato le nostre forze e convinzioni. Il Baro, dopo l’ennesimo recupero, mette male il piede e deve uscire. Entra Gabri, vecchio cuore giallonero, che si piazza là, con gli altri, a difendere con l’orgoglio, la tenacia e la passione che lo contraddistinguono la nostra area.
Un altro episodio, però, rimette tutto nuovamente in discussione. Un avversario trova un varco nella nostra area, e Teo è costretto a stenderlo. Rigore. Il Baro quasi si ammazza calciando delle bottiglie d’acqua per la rabbia, ma il verdetto è inappellabile. Dal dischetto, il loro tiratore è perfetto, nonostante Maga avesse intuito.
3-2, mancano ancora dieci minuti.
Bando e Lele, generosi e fondamentali, escono dal campo, distrutti ed applauditi, lasciando il posto ad Ema e Delfro. Il nostro barbuto foggiano si piazza in mezzo al campo a fare da diga, intercettando diversi palloni e facendosi un mazzo enorme in copertura. Delfro non può far altro che metterci il suo enorme cuore, pressando ossessivamente i loro difensori, fiondandosi su tutti i palloni, anche quelli distanti venti metri.
Si lotta, ma si lotta sul serio, su ogni pallone, in ogni angolo di campo. Ogni metro è prezioso e vitale, e gli avversari devono sputare sangue per conquistarlo.
Ad ogni cross, ad ogni lancio lungo, ad ogni potenziale occasione, si ha una paura fottuta che qualcosa vada storto. Ma a spuntarla, incredibilmente, cocciutamente, fortissimamente, siamo sempre noi, tra gli applausi, gli incitamenti e le grida liberatorie della panchina.
Io, Pisi e Matti ci chiediamo a vicenda quanto manca ogni dieci secondi. Minuti che sembrano ore.
Poi, finalmente, eccoli.
Uno, due e tre.
Tre fischi, ed il boato. Un urlo di vittoria forte e fiero, di quelli che solo gli eroi possono concedersi.
Nessuno sembra crederci, ma tutti sanno di aver appena fatto un’impresa storica, per quella che è la piccola grande storia della Cacillo.
Una partita che è stata la partita di tutti.
Di Maga, che ha protetto con sicurezza la nostra porta, salvandola miracolosamente sulla punizione e dimostrandosi affidabile per tutta la durata dell’incontro.
Di Teo, che ha segnato un gol, fornito un assist e ha eretto un muro di muscoli e cuore, che nessuno è riuscito ad abbattere.
Di Nik, che ha respinto perfettamente ogni minaccia passasse dalle sue parti, formando con Teo una coppia insuperabile.
Del Baro, che ha ringhiato sulle caviglie avversarie dando tutto se stesso e con una cattiveria da ammirare, come sempre.
Di Made, che ha coperto la sua zona con mestiere e sicurezza, per poi perdere la testa, lasciandosi trasportare dalla rabbia.
Di Frank, mastino di quantità e dal carattere battagliero, che ha sradicato decine di palloni dai piedi avversari, e ha pagato un tributo forse troppo alto per l’applauso all’arbitro.
Di Ciobby, che ha tenuto per sé la cabina di regia, regalandoci un classico d’autore con aperture di qualità e giocate d’alta scuola.
Del Bando, dal cui piede sono partite le azioni di due dei tre gol, e che si è rivelato un campione di generosità e carattere nel secondo tempo, finendo a fare il terzino.
Di Lele, freccia imprendibile e letale, che ha corso come un centometrista finchè ha avuto fiato in corpo ed ha segnato un gol eccezionale.
Di Agri, che andava sempre a cercare la spizzata, a prendersi dei falli, a recuperare palloni, a pressare, a dare una mano in fascia, con generosità e abnegazione.
Dello Zio, commovente lottatore, indomito e indomabile, che anche all’ultimo minuto si è reso protagonista di un recupero pazzesco, dopo una volata di trenta metri.
Del Seso, che sulla corsia sinistra le ha date e le ha prese senza paura, rivelandosi fondamentale nel difendere il preziosissimo risultato.
Di Manzo, che oltre a procurarsi la punizione del 3-1 ha giocato con impegno e tenacia, facendo reparto letteralmente da solo.
Di Gabri, che ha rincorso, ha scivolato, ha colpito di testa, ha trasmesso la sua carica a tutti. Insomma, ha dato tutto se stesso alla causa cacillica, come è nella sua indole fare.
Di Ema, che ha tenuto uniti i pezzi di un centrocampo stanco e allo stremo delle forze, lavorando alcuni palloni importanti e coprendo la sua zona ottimamente.
Del Delfro, che non ha lasciato intentato nulla, cercando di arrivare sul pallone in ogni modo. Un aiuto fondamentale nei minuti finali, con carattere e personalità.
Di Matti, mister sempre presente, che ha dato indicazioni preziose ed è riuscito a gestire con grande esperienza i cambi e la pressione psicologica del resto del gruppo.
Di Pisi, che ha vissuto la partita dalla panchina, e che cercava di sbollire gli animi roventi dei nostri uomini più nervosi, trasmettendo sicurezza quando ce n’era più bisogno.
E poi, ci sono io.
Ho assistito a questa prestazione dai risvolti epici da spettatore, con fin troppo trasporto e coinvolgimento. Non avete idea di quanto avrei voluto essere lì, su quel prato, a lottare e soffrire assieme a voi.
L’unica cosa che ho potuto fare per sdebitarmi con voi è stato scrivere questo pezzo.
Un pezzo insolitamente serio, inaspettato come inaspettata è stata la pazzesca vittoria di oggi.
Una storia come tantissime ne accadranno, ogni giorno, su campi da calcio di tutto il mondo.
Ma non potevo non raccontarla, non potevo non tributarvi queste righe, per quello che mi avete fatto vivere.
Potrà essere un campionato di merda, e potremo essere delle orribili imitazioni di quelli che dovrebbero essere dei giocatori di calcio perlomeno decenti.
Ma, c...., amiamo questo sport, con tutte le emozioni che ci trasmette. Tutte, sia quelle belle che quelle brutte, senza distinzioni.
Ed oggi, di emozioni incredibili, me ne avete fatte provare una marea.
Semplicemente, GRAZIE.
Vi voglio bene.
FCS
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  • Giorgio

    16 Marzo @ 12.52

    Bel racconto. Mi ha riportato alla gioventù quando giocammo con il Minerva a Bedonia in 7 contro 11 sin dall'inizio.Il mister si era dimenticato a casa parte dei cartellini. Allora fini' 0-0 ma fu considerata una partita da leggenda.

    Rispondi

  • michele

    16 Marzo @ 00.08

    leoni ....tutto il resto è noia :)

    Rispondi

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