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Sant'Ilario

Il vescovo: «Apriamo le porte alla misericordia»

Monsignor Solmi: «Apriamo le porte alla misericordia»
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Pubblichiamo ampi stralci del messaggio del vescovo Enrico Solmi in occasione della giornata di Sant'Ilario. Oggi pomeriggio, alle 17 in Duomo, monsignor Solmi celebrerà una santa messa dedicata al patrono di Parma.

Viviamo la solennità di Sant’Ilario, nell’Anno santo voluto da papa Francesco. L’istituzione del Giubileo, fin dalle sue origini, ha inteso generare non solo atti di culto, ma un rinnovamento radicale della comunità umana nelle sue strutture sociali ed economiche. Costituisce pertanto un appello rivolto non solo ai credenti, ma a tutti gli uomini e donne di buona volontà, che tocca anche la nostra città.

La misericordia è l’anima di ogni giubileo: Dio si china sul suo popolo, ascolta il grido del debole. Papa Francesco ha scelto di metterlo in grande evidenza. La Misericordia è la radice e la linfa del giubileo. Chi lo vive, se ne nutre e porta frutti di misericordia. Dalla persona si irradia alla famiglia, si espande nella Chiesa: entrambe destinatarie e soggetto di misericordia. Si protende nella società, beneficandola sia nelle relazioni quotidiane, sia nelle forme pubbliche attraverso iniziative e istituzioni. La misericordia ha di per se stessa un carattere sociale.

L’anno giubilare, nel popolo ebraico, doveva restituire l’eguaglianza tra tutti i figli d’Israele e servire al ripristino della giustizia sociale. La restituzione e il riposo della terra, la remissione del debito e la liberazione degli schiavi, che ne costituiscono i punti essenziali, propongono alla nostra città una salutare riflessione e richiamano significati che rischiano di venire meno, impoverendoci. A fondamento di tutto sta un modo di pensare noi stessi e il creato, non come conquiste personali e autosufficienti, ma come una realtà che ci precede e che abbiamo ricevuto in dono. La terra non la creiamo noi, ci è data, e la persona vale al punto che deve essere libera nella terra, che appartiene a tutti, dove vivere dignitosamente con la propria famiglia, in un reciproco rispetto di identità culturali e sociali.

Non è utopia Parma non è più, come un tempo, una città legata al mondo agricolo, né vuole essere una società teocratica, ma una società che si dice evoluta, sia pur puntando su riconosciute e celebrate eccellenze agroalimentari, e che ci tiene a rimarcare la propria laicità. Ma la persona umana è la stessa ieri, oggi e sempre, ed esige un impegno rinnovato perché sia messa in grado di esprimersi nelle sue potenzialità.

Restituire la terra La terra restituita al cinquantesimo anno richiama la necessità della casa e del lavoro che sono patrimonio e diritto di tutti. Sono dati basilari che non possono venire negati o nascosti da una città che – a parere di alcuni - si è gonfiata al punto da perdere il contatto con se stessa e con le persone che la abitano, o che non riesce a garantirle – come sostengono altri - giustificandosi con la mancanza di risorse. La terra è la casa dell’uomo e la famiglia deve poter metter su casa sulla terra e mantenerla con il proprio lavoro. Il Giubileo chiede il “riposo” della terra. Evoca il grande rispetto che le è dovuto. Non deve rimanere priva di tutela, né essere sfruttata per poi invocarne l’aiuto in situazioni di crisi, coma la pioggia che toglie le polveri sottili. Ci richiama, inoltre, al valore dei ritmi della terra, che dettano tempi salutari per la vita della persona. Se mangiamo la frutta di stagione a chilometro zero, perché non fermarci dal lavoro alla domenica e non preoccuparci di sconvolgere i tempi del giorno e della notte? La terra è maestra di un vivere sano e sensato. Il Giubileo ci aiuta ad ascoltarne le raccomandazioni, senza idolatrarla o assumere atteggiamenti incoerenti, quasi schizofrenici. Il Giubileo della misericordia facilita la percezione del senso civico, connettendo le realtà diverse della nostra città, e cercando un incontro nella benevolenza, il superamento della violenza, anche solo verbale, e della chiusura.

Rimettere i debiti Anche la remissione del debito non è utopia.

Ci spostiamo dalla terra come dono alla sua custodia intelligente, che la fa fruttare per il sostentamento di tutti. Non sempre questo avviene, e nazioni e persone si trovano oppresse da un peso non più sopportabile. È la situazione di tanti Paesi poveri, per i quali già nel Giubileo del 2000 si chiedeva la remissione del debito estero. Appello rimasto senza una risposta adeguata, che porta ora a constatare che il dramma di un popolo non resta limitato a se stesso o a un’area geografica, ma si ripercuote su tutti. Gli odierni fenomeni migratori trovano qui una delle cause principali. Arrivano a noi in forme non più controllabili da restrizioni o muri, e richiedono un approccio più ampio, mondiale, che avrebbe dovuto già essere attuato. I grandi problemi si miniaturizzano nella nostra città, perché tanti, ancora, faticano e molti non ce la fanno a tirare avanti con un lavoro che è venuto meno, con un mutuo da pagare, o semplicemente, con una famiglia da far crescere.

Dove chiedere aiuto? Ci sono tentativi significativi che, si auspica, suscitino un effetto domino su altri, tale da fare sistema. La domanda resta comunque aperta, come le mense della Caritas e di padre Lino che non conoscono “crisi” di avventori. Così come ci segnalano altre realtà sull’intero territorio.

Quali scelte dobbiamo fare?

Occorre, prima di tutto, ribadire e rieducarci alla logica della redistribuzione che avviene anche col pagamento delle imposte (cfr. art. 53 della Costituzione Italiana ). Insieme a questa via , che ogni cittadino deve percorrere, ce ne sono altre che riguardano i diversi soggetti della vita sociale. E’ possibile, nell’Anno della Misericordia, indurre un ripensamento internazionale, o almeno europeo, sulle linee guida del credito? È possibile convenire verso una remissione del debito che garantisca l’oggi e prospetti almeno un po’ il domani? Non sono nati per questo, nel passato, tanti istituti di credito, con l’obiettivo di sovvenire chi rischiava di essere mangiato dall’usura o ingoiato da circoli viziosi?

Liberare gli schiavi Non è superfluo questo comando. Anche se la schiavitù è finita per legge, resta nell’esistenza, quando qualcosa prende il posto dell’ideale di vita e schiavizza la persona o quando l’assenza di prospettive porta la persona a vendersi. Oggi restano sanguinanti alcune dipendenze. Il gioco, che prospetta un’ illusoria fine dei problemi; il sesso pagato sulle strade in un turn -over di presenze che si rinnova continuamente, grazie ad un mercato mondiale, ma anche locale; la bottiglia o il raffinato bicchiere tenuti come trofeo ad ogni ora del giorno; la cultura dello sballo e del bullismo che si diffonde anche via internet. Alle denunce da tempo lanciate e riprese, magari dopo fatti eclatanti, saliti alla ribalta anche delle cronache nazionali, devono seguire scelte coerenti di una comunità che, in tutte le sue componenti, vuole essere educante.

La Misericordia si fa persona in Cristo che, con la sua croce e risurrezione, solleva da ogni rischio di fallimento e di inutilità l’agire misericordioso e sostiene chi chiede Misericordia. Educazione di noi stessi, perdono e riconciliazione costituiscono un buon viatico per questo percorso che la nostra città deve fare. L’esule Ilario, voluto come nostro patrono, ci aiuti ad aprire le porte di Parma alla Misericordia, perché sia valutazione dei passi compiuti, criterio delle scelte future, diventando storia, o meglio cronaca di ogni giorno.

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  • Biffo

    13 Gennaio @ 18.10

    D'accordissimo con le parole del Vescovo. Solo qualche postilla: liberiamo dalle catene della scomunica e dai vari anatemi ed allontanamenti infami, i gay e i divorziati risposati, e non usiamo, invece, alcuna misericordia verso i sacerdoti pedofili, che non sono, come si ripete ipocritamente , solo poche mele marce, ma abbondano, nel corpo ecclesiale..

    Rispondi

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