MISSIONARIE

Ancora impunito il delitto delle tre suore saveriane

Teresina Caffi, autrice del libro sulla vicenda: «Troppo buio su gran parte dei fatti di sangue nella regione dei Grandi Laghi»

Ancora impunito il delitto   delle tre suore saveriane
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Il 7 e l’8 settembre del 2014 le Missionarie Saveriane Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernardetta Boggian venivano barbaramente uccise nella loro casa a Kamenge, in Burundi, oggi diventata una casa di preghiera.

Sabato pomeriggio – a due anni da quel terribile martirio - al Centro pastorale diocesano «Anna Truffelli» si è svolta la presentazione del libro «Va’, dona la tua vita. Storia, parole, morte di tre missionarie saveriane in Burundi», a cura di Teresina Caffi (Editrice Missionaria Italiana).

Il volume - partendo dai loro scritti e riflessioni - ripercorre le vite delle tre religiose. Per l’occasione sono intervenuti, tra gli altri, Jean-Claude Midende, economista del Burundi, l’autrice e il vescovo Enrico Solmi. Ha coordinato i lavori suor Alba Nani, direttrice del Centro missionario diocesano. Il volume si apre con la prefazione di monsignor Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, per tanti anni impegnato nella Comunità di Sant’Egidio per costruire ponti di pace nei paesi dell’Africa centrale. Segue la presentazione, scritta dalla direttrice generale delle Missionarie di Maria (saveriane) Giordana Bertacchini.

Il primo dei cinque capitoli ripercorre quanto accadde il 7 e 8 settembre 2014 e nei giorni successivi. «Una cronaca - sottolinea l’autrice - in cui non è stato possibile mettere in luce la natura, gli autori immediati e i possibili mandanti dei fatti. Un velo che desideriamo sia sollevato anche per mettere fine all’impunità che copre la maggior parte dei fatti di sangue nei Paesi della Regione dei Grandi Laghi».

I tre capitoli che seguono sono dedicati a ognuna delle tre sorelle. La conclusione vuol essere uno sguardo d’insieme sulla storia e un tentativo di lettura. «Una missionaria - diceva Olga Raschietti - muore volentieri nella sua terra di missione. E poi a me basta esserci, anche se non potrò fare tante cose». «Per la mia vita non temo – - scriveva Lucia Pulici - Ho già avvisato: se muoio lasciatemi là. Ho sempre desiderato morire in Africa per risorgere il giorno ultimo col popolo africano». Una sorta di testamento e di dichiarazione d'amore per il Burundi, Paese simbolo dell’Africa piagata dalla violenza ma anche terra di vitalità e speranza, patria di un popolo indomito in cerca di pace.

Gli scritti di Olga, Lucia e Bernardetta mostrano una vita come cammino, come ricerca, come continuo dialogo interiore con Dio nel desiderio di compiere i suoi voleri.

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