Chiesa

Il Papa lancia un appello per la pace. Su Lampedusa: "Accoglienza, mai più tragedie"

Siria, Africa, Palestina e tratta di esseri umani nel messaggio "Urbi et Orbi"

Il Papa lancia un appello per la pace. Su Lampedusa: "Accoglienza, mai più tragedie"
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Papa Francesco, nel suo primo messaggio natalizio "Urbi et Orbi", invita “tutti” ad associarsi al canto degli angeli nella notte di Natale, un canto di pace che, ha spiegato dalla finestra affacciata su piazza San Pietro, «è per ogni uomo e donna che veglia nella notte, che spera in un mondo migliore, che si prende cura degli altri cercando di fare umilmente il proprio dovere».
«A questo prima di tutto ci chiama il Natale - ha rimarcato papa Bergoglio davanti alla piazza gremita -. A dare gloria a Dio, perché è buono, è fedele, è misericordioso. In questo giorno auguro a tutti di riconoscere il vero volto di Dio, il Padre che ci ha donato Gesù. Auguro a tutti di sentire che Dio è vicino, di stare alla sua presenza, di amarlo, di adorarlo. E ognuno di noi - ha detto il pontefice - possa dare gloria a Dio soprattutto con la vita, con una vita spesa per amore suo e dei fratelli».

APPELLO PER LA PACE NEL MONDO. Papa Francesco ha poi fatto un appello affinché in vari teatri di guerra si ponga fine ai conflitti. «La vera pace - ha detto il Papa - non è un equilibrio tra forze contrarie. Non è una bella “facciata”, dietro alla quale ci sono contrasti e divisioni. La pace è un impegno di tutti i giorni, ma la pace è artigianale, che si porta avanti a partire dal dono di Dio, dalla sua grazia che ci ha dato in Gesù Cristo. Guardando il Bambino nel presepe, bambino di pace, pensiamo ai bambini che sono le vittime più fragili delle guerre, ma pensiamo anche agli anziani, alle donne maltrattate, ai malati. Le guerre spezzano e feriscono tante vite!».

Il conflitto in Siria, denuncia il Papa, ha spezzato «troppe vite», si risparmino «altre sofferenze al popolo», «le parti in conflitto mettano fine ad ogni violenza e garantiscano l’accesso agli aiuti umanitari». Preghiamo anche con i credenti di altre fedi, per la pace in Siria.
Repubblica centraficana, Sud Sudan, Nigeria, c'è tanta Africa nella invocazione di pace di papa Francesco nel suo primo messaggio "Urbi et Orbi" del giorno di Natale. Insieme a una invocazione al «Principe della pace», perché converta «ovunque il cuore dei violenti perchè depongano le armi e si intraprenda la via del dialogo». «Dona pace - ha aggiunto il Papa - alla Repubblica Centroafricana, spesso dimenticata dagli uomini. Ma tu, Signore, non dimentichi nessuno! E vuoi portare pace anche in quella terra, dilaniata da una spirale di violenza e di miseria, dove tante persone sono senza casa, acqua e cibo, senza il minimo per vivere. Favorisci la concordia nel Sud-Sudan, dove le tensioni attuali hanno già provocato diverse vittime e minacciano la pacifica convivenza di quel giovane Stato».
«Tu, Principe della pace - ha proseguito - converti ovunque il cuore dei violenti perché depongano le armi e si intraprenda la via del dialogo. Guarda alla Nigeria, lacerata da continui attacchi che non risparmiano gli innocenti e gli indifesi».
In un passaggio successivo ha citato il Corno d’Africa e l'est della Repubblica Democratica del Congo, circa il problema dei rifugiati.

«Benedici la Terra che hai scelto per venire nel mondo - è l’invocazione del Papa a Dio, principe della pace - e fa giungere a felice esito i negoziati di pace tra Israeliani e Palestinesi. Sana le piaghe - ha aggiunto nel messaggio Urbi et Orbi - dell’amato Iraq, colpito ancora da frequenti attentati».

Un pensiero anche per i migranti di Lampedusa, per i quali Bergoglio chiede accoglienza. «Tragedie come quelle di quest’anno, con i numerosi morti a Lampedusa, non accadano mai più!». 

Il Papa ha chiesto a Dio di toccare «il cuore di quanti sono coinvolti nella tratta di esseri umani, affinché si rendano conto della gravità di tale delitto contro l’umanità. Volgi il tuo sguardo - ha detto - ai tanti bambini rapiti, feriti e uccisi nei conflitti armati, e a quelli trasformati in soldati, derubati della loro infanzia».

 

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