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L'accusa di Armstrong: "I vertici Uci mi coprivano"

Le ultime rivelazioni dell’ex campione di ciclismo: "Verbruggen sapeva tutto"

Lance Armstrong

Lance Armstrong

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 Lorenzo Amuso)
LONDRA, 18 NOV – Giura di non volere più mentire, nè coprire chi per anni lo ha aiutato a farla franca: con le sue ultime rivelazioni Lance Armstrong alza il tiro e accusa l’ex presidente dell’Uci Hein Verbruggen di complicità.
In cerca di una difficile riabilitazione che gli garantisca uno sconto della pena, il ciclista texano sembra intenzionato a voler rivelare ogni dettaglio delle sue pratiche dopanti, elencando nomi, date e circostanze. Come richiesto d’altronde dalla federazione internazionale di ciclismo, che ha istituito una commissione indipendente proprio per fare luce su quegli anni. Una nuova inchiesta che dovrà accertare le responsabilità dei vertici del ciclismo mondiale, dai dirigenti ai team manager. A cominciare da Verbruggen, che – nell’accusa di Armstrong – risulta aver accettato il doping senza combatterlo. Non solo. Forse anche incoraggiandolo. Come in una specifica occasione, durante il Tour de France 1999, quando lo stesso Verbruggen sarebbe intervenuto per coprire la positività del texano, consentendogli così di trionfare per la prima volta a Parigi. Il primo dei sette successi di Armstrong alla Grande Boucle. Tutti cancellati dagli annali dopo la condanna per doping che gli è costata la squalifica a vita.
"Verbruggen sapeva che facevo uso di sostanze dopanti e mi aiutava a nasconderlo – ha raccontato Armstrong in un’intervista esclusiva al britannico Daily Mail -. Durante il Tour del 1999
risultai positivo ad un test e lui era tra le persone che mi permisero di portare a termine la corsa". Il nuovo presidente dell’Uci, Brian Cookson, ha lasciato intendere che di fronte ad una piena confessione Armstrong potrebbe vedere la sua squalifica ridotta a otto anni. Un’occasione che l’americano sembra voler sfruttare. Come dimostrato nell’intervista, nella quale ha anche spiegato il meccanismo delle prescrizioni retrodatate che gli permettevano di sfuggire alle eventuali sanzioni.
"E' ridicolo pensare che io voglia proteggere queste persone dopo tutto quello che mi hanno fatto – le parole di Armstrong -. Io non sto proteggendo proprio nessuno. Non provo nessun senso di lealtà verso di loro. Anzi li odio proprio. Mi hanno gettato sotto un bus in corsa. Con me hanno chiuso". Contattato dal Daily Mail, Verbruggen non ha voluto rilasciare commenti. 
Lorenzo Amuso
LONDRA – Giura di non volere più mentire, nè coprire chi per anni lo ha aiutato a farla franca: con le sue ultime rivelazioni Lance Armstrong alza il tiro e accusa l’ex presidente dell’Uci Hein Verbruggen di complicità.
In cerca di una difficile riabilitazione che gli garantisca uno sconto della pena, il ciclista texano sembra intenzionato a voler rivelare ogni dettaglio delle sue pratiche dopanti, elencando nomi, date e circostanze. Come richiesto d’altronde dalla federazione internazionale di ciclismo, che ha istituito una commissione indipendente proprio per fare luce su quegli anni. Una nuova inchiesta che dovrà accertare le responsabilità dei vertici del ciclismo mondiale, dai dirigenti ai team manager. A cominciare da Verbruggen, che – nell’accusa di Armstrong – risulta aver accettato il doping senza combatterlo. Non solo.
Forse anche incoraggiandolo. Come in una specifica occasione, durante il Tour de France 1999, quando lo stesso Verbruggen sarebbe intervenuto per coprire la positività del texano, consentendogli così di trionfare per la prima volta a Parigi. Il primo dei sette successi di Armstrong alla Grande Boucle. Tutti cancellati dagli annali dopo la condanna per doping che gli è costata la squalifica a vita.
"Verbruggen sapeva che facevo uso di sostanze dopanti e mi aiutava a nasconderlo – ha raccontato Armstrong in un’intervista esclusiva al britannico Daily Mail -. Durante il Tour del 1999risultai positivo ad un test e lui era tra le persone che mi permisero di portare a termine la corsa". Il nuovo presidente dell’Uci, Brian Cookson, ha lasciato intendere che di fronte ad una piena confessione Armstrong potrebbe vedere la sua squalifica ridotta a otto anni. Un’occasione che l’americano sembra voler sfruttare. Come dimostrato nell’intervista, nella quale ha anche spiegato il meccanismo delle prescrizioni retrodatate che gli permettevano di sfuggire alle eventuali sanzioni.
"E' ridicolo pensare che io voglia proteggere queste persone dopo tutto quello che mi hanno fatto – le parole di Armstrong -. Io non sto proteggendo proprio nessuno. Non provo nessun senso di lealtà verso di loro. Anzi li odio proprio. Mi hanno gettato sotto un bus in corsa. Con me hanno chiuso". Contattato dal Daily Mail, Verbruggen non ha voluto rilasciare commenti. 

 

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