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«Nymphomaniac» di von Trier: se è pornografia non fa scandalo

E il regista, in polemica con Cannes, esibisce la scritta «Persona non grata»

«Nymphomaniac» di von Trier: se è pornografia non fa scandalo

Lars von Trier (in esplicita maglietta) con Uma Thurman, Christian Slater e Stellan Skarsgård.

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Piangendo quelle lacrime riarse, Charlotte Gainsbourg confessa la sete della carne. La sua vita sessuale è divisa in capitoli, ognuno con un tema umano e uno stile cinematografico differenti. Alcuni magnifici (la polifonia sinfonica data dal carattere dei diversi amanti), altri più noiosi (la sfuriata tragicomica della moglie abbandonata Uma Thurman). Che è poi il segno del cinema di Lars von Trier, mistificatore per eccellenza del proprio talento visivo e di un'inquietudine ben studiata.
Bandito da Cannes per le incaute dichiarazioni sul nazismo alla presentazione di «Melancholia», il regista danese trova rifugio alla Berlinale per la prima parte di «Nymphomaniac». Sulla carta è il suo film più scandaloso - cinque ore divise in due parti, che perdono un'ora circa nella versione censurata dai dettagli sessuali - di fatto ben meno radicale del salto stilistico dalla trilogia dell'Europa al Dogma 95. Per non peggiorare le cose questa volta salta l'incontro con i giornalisti, indossa una maglietta con il logo di Cannes sopra la scritta «Persona non grata» (locuzione latina diventata internazionale) e lascia la parola al cast, che lo supporta con entusiasmo.
Uma Thurman lo definisce il film più divertente che abbia mai fatto: «Una lunga ripresa in cui ho interpretato il mio personaggio furioso come se mi trovassi a teatro». Christian Slater dice di adorare von Trier perché «girare con lui è sorprendente dato che è una persona autentica, molto sensibile, che ti capisce profondamente». Qualche indizio in più sull'anima del film lo offre Stellan Skarsgård: «incontriamo due personaggi - spiega l'attore svedese - il primo è quello disinibito interpretato da Charlotte, il secondo è quello più filosofico con cui lei si confida, affidato a me. Credo che rappresentino le due personalità di Lars».
Poi c'è la giovanissima Stacy Martin, esordiente in un ruolo davvero pericoloso (è la Gainsburg da adolescente), per niente intimorita dalla sceneggiatura: «Non mi hanno spaventato le scene di sesso. Arriva il momento in cui devi semplicemente lasciarti andare e mi sono fidata completamente di Lars. Si è creato un dibattito per il tabù sul sesso, eppure credo che tutti possano vedere il film».
Definire «Nymohomaniac» pornografico - anche nella versione integrale vista a Berlino, con una ventina di minuti rispetto a quella uscita in Francia e Danimarca - non sarebbe nemmeno corretto, perché dai tanti rapporti sessuali mostrati nel film non si estrae desiderio ma, via via che incontriamo questi gesti, un misto di timore, noia, curiosità, frustrazione, tenerezza e repulsione. Aggettivi che potremmo posare anche sui vari «Antichrist», «Dancer in the Dark» o «Le onde del destino». Certo, non ci vengono risparmiati i genitali maschili (anche se in queste scene a fare da controfigure sono attori presi dal porno), ma le sequenze più azzardate colpiscono per l'invadenza psicologica ben più che per la questione del pudore.
In Italia il film ha saltato la data d'uscita dello scorso Natale e, dopo una raccolta di firme, è stato acquistato dalla Good Films, che ne porterà in sala a marzo entrambe le versioni, per la verità non molto differenti. La struttura resta infatti la stessa, si aggiungono solo un paio di monologhi di Skarsgaard e 5' d'inquadrature sforbiciate dai rapporti sessuali. In una di queste si vede qualcosa di più del protagonista maschile Shia LaBeouf, presente - si fa per dire - alla conferenza stampa. Alla prima domanda - non importa quale - ha risposto: «Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che verranno gettate in mare le sardine», citazione di Eric Cantona. Poi se n'è andato. E per una volta il cattivo non è Lars.

 

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