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Doppio incendio nella Bassa: vendetta per gelosia

Arrestati due sardi residenti nella zona

Doppio incendio nella Bassa: vendetta per gelosia
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Due sardi residenti a Zibello: sarebbero loro i responsabili del doppio incendio doloso di oltre un mese fa tra Roccabianca e Zibello. Sono stati identificati dai carabinieri: ora uno dei due si trova in carcere, l'altro ai domiciliari.

La ricostruzione dei carabinieri - La compagnia Carabinieri di Fidenza rende noto che nel pomeriggio del 10 Giugno 2014, i militari delle Stazione Carabinieri di Roccabianca e Zibello e hanno proceduto ad eseguire due ordinanze di applicazione di misure cautelari personali emesse dal GIP di Parma nei confronti di:

F.A., classe 1982, originario di Nuoro, residente a Zibello, operaio, colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere, incensurato;
S.L.. classe 1970. originario di Nuoro, anch’egli residente a Zibello, operaio, colpito da ordinanza che dispone la misura degli arresti domiciliari, con precedenti di polizia;

ritenuti autori, in concorso tra loro e con altre persone allo stato non identificate, dei due incendi dolosi appiccati nella sera del 9 Maggio 2014 in Roccabianca ai danni di un imprenditore agricolo ed in Zibello ai danni del gestore di un ritrovo. Le indagini sono state coordinate dal Sost. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Parma  Emanuela Podda.
I fatti
Alle ore 21.30 del 9.5.2014. i Carabinieri della Stazione di Roccabianca intervenivano sulla S.P. n. 10 Parma - Cremona, poiché era stato segnalato un incendio sviluppatosi in via Provinciale n. 85 presso l'azienda agricola "Boscone".. L'incendio era di vaste proporzioni e si sarebbe ulteriormente sviluppato a causa della natura del materiale presente nell'azienda agricola (adibita allo stoccaggio di balloni di fieno e di paglia, provenienti dalla raccolta 2013 e, pertanto, consistenti in erba secca). Sul posto intervenivano più squadre dei VV.FF di Fidenza e Parma che rimanevano impegnate fino a due giorni dopo.
A causa dell’incendio andavano distrutti 330 balloni di fieno ed 80 di paglia, parte della casa padronale, la stalla e la più grande delle tre rimesse, con danni rilevanti che solo in riferimento ai balloni incendiati, era valutato in € 70.000 con riferimento ai soli balloni incendiati.
Sin dai primi accertamenti, appariva assai probabile la natura dolosa dell'incendio.
Nella stessa serata, verso le ore 22.15. anche i Carabinieri di Zibello ricevevano una chiamata con riferimento ad un incendio di una "baracca" privata adibita a ritrovo e attività ricreative ( denominata Dolce Relax) a Pieveottovile, precisamente in Via Chiare, nella zona golenale del fiume Po.
Tenuto conto dell'orario, della collocazione della baracca e della assenza di cose che potessero dare luogo ad autocombustione, i militari dell’Arma di Zibello ipotizzavano che anche quell’incendio potesse essere doloso.

Le prime indagini

In sede di coordinamento delle immediate attività di indagine da parte del Comando Compagnia Carabinieri di Fidenza, appariva quantomeno curiosa la vicinanza spazio-temporale tra i due eventi ( solo 8 Km di distanza tra i due siti, pochi minuti di differenza tra un innesco e l’altro, comunque compatibili con l’azione di un unico soggetto che si fosse mosso velocemente con un veicolo). Pertanto sin dal suo sorgere gli inquirenti si ponevano il problema di trovare il tratto di unione tra i due fatti.

A corroborare sin dal principio tale ipotesi investigativa, concorrevano Le informazioni raccolte nell'immediatezza da due occasionali testimoni.
A Zibello uno di essi raccontava ai carabinieri che, poco prima dell’allarme di incendio, aveva notato un'autovettura due volumi di colore grigio chiaro, sporca di fango e polvere sulla carrozzeria, con quattro persone a bordo (di cui almeno due senz'altro di sesso maschile), che percorreva la Via Ghiare ad altissima velocità verso il luogo in cui si trovava la baracca e che, pochi minuti dopo, tornava indietro e si allontanava verso il centro di Pieveottoville.
Un secondo testimone, abitante a Roccabianca, chiamato da Persici in ragione dell’incendio di Polesine e lì diretto in auto, lungo il tragitto verso quella località passava di fronte alla proprieta’ ove avvistava ferma nel cortile – lì l’incendio non era ancora divampato – una macchina che riteneva sospetta.
Fatti i dovuti accertamenti anche in ordine agli orari in cui erano giunte le prime chiamate al 115 dei VVFF e al 112 dell’Arma, si osservava che le chiamate ai Carabinieri erano state fatte con un po' di ritardo rispetto all'avvistamento delle fiamme, e che i Vigili del Fuoco erano intervenuti prima per l'incendio alla baracca "Dolce Relax" (Zibello), alle ore 21.30, e poi per quello alla corte "Boscone" (Roccabianca), alle ore 22.05.

Questa, dunque, la sequenza cronologica:
- Il testimone di Zibello riferiva di avere visto l'automobile grigia sfrecciare lungo la strada che porta alla baracca tra le ore 20.00 e le ore 20.20.
- Persici intorno alle ore 2100 chiamava un suo amico di Roccabianca avvisandolo che la baracca era in fiamme;
- Questi si metteva subito in viaggio da Roccabianca verso Polesine e passando di fronte all’azienda  vi notava un’auto ferma nel cortile; ancora l’incendio non era divampato; tuttavia ritenendo il fatto insolito, ne informava per telefono il proprietario ;
- Il titolare veniva avvisato dell'incendio da un vicino alle 21.30: se ne deduceva dunque che l'incendio della corte "Boscone" era stato appiccato poco dopo le 21.00, dato che - essendo la tenuta isolata - al momento dell'avvistamento, le fiamme dovevano già essere alte.

Sviluppo delle indagini.
Sin dalle prime indagini l'attenzione degli operanti si concentrava sugli odierni indagati, F.A e S. L., entrambi domiciliati a Zibello e legati tra di loro da rapporti familiari, in quanto S.L. è l'attuale compagno della madre di F.A. Non si riusciva invece ad identificare le altre due persone presenti a bordo dell'automobile grigia vista sfrecciare dal testimone poco prima dell'incendio in Loc. Pieveottovile di Zibello . In particolare l'identificazione degli indagati avveniva sulla base dei seguenti elementi
L'automobile vista nelle immediate vicinanze del luogo in cui si era sviluppato
l'incendio della baracca Dolce Relax veniva descritta come una Mazda 3 di colore grigio .Lo stesso testimone riferiva di aver già notato quell'auto nel cortile di una abitazione sita a Zibello , vicino all'argine, accanto ad un deposito di biciclette.
Dalle indagini è emerso che F. A. abitante con la sua compagna proprio in Strada Argine Maestro n. 4, a Zibello vicino all'argine del fiume Po aveva in uso una Mazda 3 di colore grigio chiaro.
La sera dell'incendio, i Carabinieri di Zibello, si erano recati presso l'abitazione di F.A. alle ore 22.30 ed alle ore 00.15, senza trovarvi la vettura che veniva invece vista all'interno del cortile dell'abitazione il giorno seguente, alle ore 12.00, pulita come se
fosse stata da poco portata all'autolavaggio.
Il testimone aveva inoltre riferito che a bordo dell'auto v'erano almeno tre uomini, piuttosto giovani, di età compresa tra i 20 e 30 anni e coi capelli scuri, compatibili con le fattezze e le età degli odierni indagati.

In sede di denuncia:
- Il proprietario dell'azienda agricola, riferiva di essere vittima da qualche tempo di ripetute richieste e minacce da parte di F.A., il quale dal 18.4.2014 gli inviava diversi messaggi, accusandolo immotivatamente di avere intrattenuto una relazione sentimentale con la sua convivente;
- Il gestore della baracca "Dolce Relax" ed amico del proprietario dell'azienda , riferiva di essere stato destinatario di messaggi intimidatori da parte di F.A., siccome anche lui ritenuto presunto amante della sua compagna;

Nel frattempo l’analisi dei tabulati telefonici dei cellulari di F.A. ed S.L. evidenziavano la loro presenza nei luoghi e nelle frazioni di tempo in erano divampati gli incendi.

Le indagini, permettevano di accertare che già dalla metà di Aprile F.A. essendosi accorto che la propria convivente comunicava via Facebook con il proprietario dell'azienda ne aveva dedotto che tra i due potesse esservi una relazione Pertanto F.A. lo minacciava non solo di riferire tutto alla moglie, ma anche e reiteratamente di rovinargli la vita.

Dunque a partire dal 18.4.2014 il solo F.A aveva iniziato a minacciare ripetutamente i tre presunti amanti della sua compagna Le minacce erano poste in essere con vari strumenti: col telefono, utilizzando messaggi sms, applicazioni di messaggistica (quali whatsapp o messanger), ovvero mediante la pubblicazione e/o condivisione di messaggi su internet, tramite il social network Facebook, ma anche mediante improvvise incursioni presso le abitazioni delle vittime; così realizzando una vera e propria persecuzione condotta in modo tale da indurre l’A.G. a qualificare la sua condotta criminosa come vero e proprio stalking. Le condotte tenute dal F.A. hanno senza dubbio ingenerato nelle vittime un concreto timore per la propria incolumità come risulta: dai contenuti delle dichiarazioni rese dalle persone offese, dal fatto che alcune di loro non avevano voluto formalizzare le accuse. Le vittime quotidianamente si sentivano per sapere se a ciascun altro di loro fosse successo qualcosa, manifestando più volte il timore per la propria incolumità. I due, che temevano per le loro aziende agricole e per ì mezzi ivi custoditi, hanno vissuto uno stato d'ansia e di permanente preoccupazione.
Oltre, F.A. era giunto a chiedere un gruzzoletto di denaro, come risarcimento per il presunto tradimento della sua compagna. Circostanza quest’ultima che gli varrà anche la contestazione di tentata estorsione.

Leggermente più lieve la posizione di S.L.: questi su Facebook aveva di volta in volta cliccato mi piace sulle minacce scritte da F.A e qualche a commento delle medesime aveva scritto espressioni del tipo siamo più forti o siamo più furbi, così dimostrando di conoscere condividere ed appoggiare la strategia vendicativa posta in essere da F.A.. Poi S.L. aveva partecipato alla spedizione punitiva incendiaria.

Per entrambi viene ipotizzata anche l’aggravante di avere agito per motivi futili.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • eugenio

    25 Giugno @ 08.43

    Ma è un articolo o la trascrizione della denuncia fatta ai carabinieri? :)

    Rispondi

  • fernand

    19 Giugno @ 20.03

    anche questi sono emiliani?????????????????seppelliteli da vivi

    Rispondi

  • fernand

    19 Giugno @ 12.46

    allora si spediscono nei paesi di nascita dopo averli bastonati a sangue saluti..........

    Rispondi

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