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Arte-Cultura

Frammenti di ricordi

Frammenti di ricordi
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di Tiziano Marcheselli

Caro, dolce, intelligentissimo Paolino: quando penso al mio amico Pedretti, tornano alla luce gli anni della giovinezza, caratterizzati, per entrambi, dalla passione per il giornalismo e dall'amore per l'arte e il cinema.
Ci siamo conosciuti alla fine degli anni Cinquanta, nella stanzetta al primo piano della antica casa di piazza del Duomo, dove il buon Ninni Cavalli si arrangiava a compilare quotidianamente una pagina parmigiana per «L'Avvenire d'Italia» di Bologna (magari pagando i giovani collaboratori di tasca propria).
C'erano anche Egisto Rinaldi (detto Lambelet per una lieve zoppìa, come il noto carabiniere), Ivo Allodi (un po' sussiegoso per la qualifica di critico musicale), Ubaldo Delsante (poi funzionario della Cassa di Risparmio), Gianni Cavazzini (maestro elementare, poi dirigente scolastico, appassionato di teatro e quindi dirottato sull'arte) e un ragazzo che alle otto di sera ci portava le pizze e poi correva alla stazione col fuorisacco da mandare a Bologna.
A turno, quindi, alle dieci e mezza, tornavamo in redazione per la cosiddetta «fissa», cioè la telefonata con l'impaginatore bolognese.
E una sera abbiamo studiato uno scherzetto diabolico nei confronti dell'amico Ivo Allodi, che, in effetti, si dava un po' di arie: gli abbiamo firmato l'elenco dei prezzi all'ingrosso, dalle cipolle borettane ai suini magroni. La mattina dopo un Ivo funereo si è presentato a Cavalli con una lettera di dimissioni e se n'è andato senza una parola.
Poi, fortunatamente, dopo una lavata di testa del capopagina a noi due, tutto è rientrato nella normalità.
Ma poi lo scherzetto l'hanno fatto anche a noi, quando siamo passati alla «Gazzetta» in quanto Bruno Rossi e Maurizio Chierici erano andati a Milano, a lavorare al «Corriere Lombardo».
Io e Paolo viaggiavamo quasi sempre in coppia, anche per il «giro di nera», la visita a questura, carabinieri e ospedale per conoscere le ultime novità.
Ma, purtroppo, data la nostra passione per il cinema, ci eravamo messi d'accordo con Carlo Allodi e Ninni Cavalli di fare il «giro» a turno, così qualche volta noi potevamo andarci a vedere qualche film.
Così, un giorno (ci incontravamo nel Parco Ducale) i nostri due diabolici amici-nemici ci hanno detto che non era successo niente, mentre invece era scappato nientemeno che un pitone a San Lazzaro. Il giorno dopo, grandi titoli su «Carlino» e «Avvenire» e niente sulla «Gazzetta», con il povero Aldo Curti, capocronista, che si aggirava per gli uffici, con una mano sulla fronte, ripetendo: «Che pitonäda ch'iò ciapè....».
Ma alla «Gazzetta» ci siamo anche impegnati e divertiti: ad esempio, siamo andati (con Nicola Pressburger) nelle località marine a vedere se c'erano parmigiani; poi, lui era il redattore di «Tutta Parma», la terza del lunedì, e qualche volta abbiamo scritto dei pezzi insieme, un capoverso per uno. Quindi, ho fatto anche qualche illustrazione per i suoi articoli su «Parma bell'arma», la rivista che abbiamo pubblicato per dieci anni.
A un certo punto Paolo è stato chiamato dallo Stato a fare il militare; terminata la leva, Baldassarre Molossi (che ovviamente aveva capito il valore di Pedretti) per un bel po' di tempo ha cercato di farlo rientrare alla «Gazzetta», ma lui nicchiava, un po' perché gli mancava solo un esame alla laurea in Legge e un po' perché la sua natura di sognatore distratto privilegiava il pensiero ai danni del lavoro vero e proprio.
 Poi, finalmente, Paolo è tornato in redazione, con i suoi pezzi intelligenti e poetici, con la sua ironia, con la sua cultura di critico cinematografico. Una domenica siamo andati addirittura a un concorso a Pontremoli, dove venivano abbinati dipinto a poesia: non ricordo bene, ma credo che noi due in coppia siamo arrivati secondi o terzi (con primi Vincenzo Vernizzi e Corrado Corti).
Frammenti di ricordi lontani. Oggi, a vent'anni dalla immatura scomparsa di Paolo Pedretti, lo ricordiamo con immutati affetto e considerazione; nella prossima riunione della Commissione toponomastica, mi permetterò di proporre l'intitolazione di una strada di Parma a suo nome.
 

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