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Penna pungente per graffiare 15 anni di politica italiana

Penna pungente per graffiare 15 anni di politica italiana
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Lisa Oppici
«La prima Repubblica muore affogata nelle tangenti, la seconda esce dal sangue delle stragi, ma nessuno ricorda più nulla. Si dice che la storia è maestra, ma nessuno impara mai niente». Epigrafe raggelata e desolante. Disarmante. Caustica. Marco Travaglio comincia così, con la franchezza laconica che per lui è ormai un marchio di fabbrica, il suo «Promemoria», che Promo Music Books propone nella formula libro+dvd: il testo dello spettacolo teatrale che Travaglio sta portando in giro per l’Italia (con repliche da tutto esaurito) e il dvd di quello spettacolo, pièce sui generis (teatro civile) che segna il debutto sul palcoscenico (in veste di «voce narrante») del giornalista e scrittore torinese.
Lo spettacolo è in cartellone al Teatro Due di Parma da domani a domenica; sabato, sempre al Teatro Due, Travaglio presenterà libro e dvd, alle 17,30. Quello di Travaglio vuole essere davvero un promemoria: una cavalcata ben circostanziata (in sei «quadri») attraverso «15 anni di storia d’Italia ai confini della realtà». Da Mario Chiesa e Tangentopoli a Mani Pulite, dalla «discesa in campo» di Berlusconi a Dell’Utri & C, e poi Totò Riina, Licio Gelli, la sinistra dell’inciucio, le leggi ad personam, la Bicamerale, i governi del centrosinistra, le scalate bancarie, la disinformazione, la «guerra ai giudici» e tanto altro ancora.
Con nomi e cognomi, e senza peli sulla lingua. Sulla riabilitazione postuma di Craxi, ad esempio, Travaglio ha le idee molto chiare: «Intanto si comincia a dedicargli strade, vie, piazze, targhe, monumenti. Ora, dico io: se proprio volete dedicargli qualcosa, intestategli una tangenziale, così almeno è chiaro di chi stiamo parlando».Acido, tagliente, forte di un’inconfondibile ironia sarcastica, il «Promemoria» di Travaglio è una sorta di summa di quanto il giornalista ha scritto finora: una panoramica lucida ma non rassegnata sugli ultimi tre lustri dell’Italia, un paese in cui l’orizzonte è sempre quello ed è tutt'altro che esaltante. 
Il bersaglio principale è e rimane uno solo, Berlusconi, sul quale il sarcasmo è feroce e gli episodi raccontati non si contano: molto divertenti, ad esempio, le antologie dei «detti e contraddetti», le battute su gaffes internazionali e fraintendimenti («Lui continua a combinarne di tutti i colori e a confondere il tutto in una cortina fumogena di parole, smentite, gaffes, menzogne. Come gli fa dire Altan in una memorabile vignetta: ''Non ho mai detto ciò che ho detto, e se l’ho detto mi sono frainteso''»), ma anche, ad esempio, la «cronaca» della visita di Indro Montanelli al mausoleo fatto erigere dal cavaliere per sé e per i suoi. Non solo Berlusconi, però: nel mirino di Travaglio c'è anche la sinistra (che secondo il giornalista non può fare a meno di farsi del male, e di salvare il Cavaliere tutte le volte che questo sta per cadere) e, di fatto, tutta la classe politica di un paese azzoppato, in profonda crisi d’identità morale. Un paese gattopardesco, nel quale però la speranza non è persa. Perché «l'Italia, nella sua storia, non ha conosciuto solo scandali e brutture», e perché i giovani che hanno voglia di far politica - «politica pura, cioè politica» - ci sono.
 

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