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Arte-Cultura

Futurismo da Parma alla Pampa

Futurismo da Parma alla Pampa
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di Lisa Oppici

E' stato un agitatore, un intellettuale sui generis, uno che pensava che con l’arte si potesse davvero cambiare il mondo e agiva per farlo. Un protagonista assoluto della vita politica e culturale parmigiana di un certo periodo, anni Venti. Un futurista, innanzitutto: a Parma ma anche fuori; uno che ha provato a impiantare il seme del futurismo anche in Argentina, dove ha vissuto la seconda parte della sua vita. Eppure sono in pochi a conoscerlo, e anche chi lo conosce non sa granché di una vita in buona parte avvolta nel mistero. Chi era Piero Illari, nato a Parma nel 1900 e morto a Cordoba, in Argentina, nel 1977? A questa e ad altre domande su di lui prova a rispondere il volume di Andrea Briganti e May Lorenzo Alcalá «Piero Illari. Un futurista tra due mondi», pubblicato da Uninova. Volume davvero prezioso: perché dopo un lavoro di ricerca a dir poco straordinario riesce a delineare un interessante profilo di Illari, ricostruendone molto più puntualmente che in passato vita e opere, e anche perché con la rilevante mole di materiali raccolti (in parte inediti: testi, fotografie, lettere e altro) costituisce senz'ombra di dubbio un punto di riferimento da oggi ineludibile sul futurista parmigiano, offrendo anche squarci tutt'altro che scontati di un periodo (quello futurista, in particolare del secondo futurismo) finora non troppo scandagliato nella storia di Parma. Due le parti in cui si divide il volume, corrispondenti alle due «metà» della vita di Illari: quella parmigiana e quella argentina. La prima, oltre al profilo biografico («1000 vite di Piero + Illari») ricostruito da Andrea Briganti sulla base delle risultanze della ricerca, ospita saggi di Alberto Manzoli (sul futurismo a Parma prima di Illari) e di Paolo Briganti (un’analisi critica della produzione letteraria di Illari). Nella seconda si trovano due saggi di May Lorenzo Alcalá (il primo sulla difficile penetrazione del futurismo in Argentina, l’altro sulla seconda metà della vita di Illari) e uno di Jorge Cordonet, sorta di cronaca del ritrovamento dell’unico numero argentino della rivista «Rovente», una delle tante «chicche» di quest’opera. Alle due parti si aggiunge una ricchissima appendice, davvero uno degli elementi di maggiore importanza del libro, con testi e foto. «Ci siamo resi conto che gli interventi su Illari si erano fermati a quelli, pur importantissimi, di Umberto Carpi e Umberto Sereni, degli anni Ottanta, e che su Illari continuavano a permanere diverse lacune innanzitutto a livello biografico. L’idea è stata dunque quella di provare a fare un piccolo affondo, raccogliendo davvero tutto ciò che si poteva trovare su di lui. Abbiamo quindi cominciato a cercare contatti e materiale: abbiamo provato a rintracciare i parenti in Argentina e quelli nel nostro territorio, a contattare archivi e biblioteche ad ampio raggio, a cercare materiali ovunque. Nel frattempo May Lorenzo Alcalá, importante studiosa che si occupa di avanguardie, si era imbattuta in questo futurista arrivato in Argentina, e dopo averne letto sull'antologia ''Poeti di Parma nel Novecento'', curata da Paolo Briganti per Battei e alle quale avevo lavorato anch’io, ci ha contattato. È stata una bella coincidenza. Abbiamo così pensato di mettere insieme le due metà di Illari, quella parmigiana e quella argentina», spiega Andrea Briganti, docente di Lingua e traduzione spagnola alle Università di Parma e Macerata, che aggiunge: «Il problema iniziale è che si tratta di un personaggio che si è molto speso in direzioni anche molto diverse tra loro. E anche il fatto di essersene andato da Parma non ha favorito né a Parma né in Italia la permanenza della sua percezione. Abbiamo quindi pensato di raccogliere tutti i dati possibili per costituire una ''massa critica'' che permettesse di far fare un salto di qualità alla sua conoscenza. Il nostro lavoro vuole essere anche uno stimolo per altri: mancava un ''mattoncino'' da posare e da cui poi partire per altre ricerche su Illari o sul futurismo, noi abbiamo cercato di farlo».

Diverse le conquiste del libro, volume composito che spazia dalla letteratura alla politica, dall’arte figurativa al teatro: dal numero argentino di «Rovente», la rivista futurista che Illari diresse e fece uscire a Parma nel 1923 (dapprima come inserto della «Difesa artistica» di Renzo Pezzani e poi in forma autonoma), all’intera parabola sudamericana di Illari, finora in gran parte sconosciuta («ha provato - dice Briganti - ha gettare il seme del  futurismo in un contesto non facile come quello argentino»), dalla delimitazione puntuale di produzione e collaborazioni giornalistiche, ai numerosi materiali fotografici ritrovati e riportati in appendice, fino all’affettuosa corrispondenza scambiata con Pezzani, del quale rimangono quattro lettere anch’esse pubblicate in appendice. «Che cosa mi ha affascinato? La ricerca in sé: il fatto di poter dare voce e peso specifico - dice ancora Andrea Briganti - a una delle persone che a quell'epoca, a modo loro, pensavano davvero che si potessero cambiare le cose, e che con il gesto artistico si potesse modificare la realtà. E anche un po' la vicenda umana: per quanto si cerchi di essere distaccati, quella di Illari è una vicenda straordinaria, che attraversa anche momenti fondamentali della nostra storia: dalla nascita del Partito comunista con la scissione di Livorno fino alla grande ''avventura'' dell’emigrazione».

Una vicenda articolata, quella di Piero: che parte socialista, poi diventa comunista, poi esce dal partito quasi sbattendo la porta (e i motivi ancora oggi non sono chiari), poi in questo suo personalissimo percorso arriva addirittura a lambire posizioni filo-regime, collaborando con testate fasciste. «Illari - conclude Briganti - era dotato di una dinamicità futurista che non l’ha mai abbandonato, e nella quale ha sempre creduto. È importante sottolineare che non era un saltafossi, un voltagabbana: è stato uno che ha sempre creduto in ciò che ha fatto, pagando di persona anche prezzi molto alti».

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