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Dove lei è ancora ai margini

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di Beatrice Rocca
Nelle «periferie della storia» si coglie la realtà nella sua nudità, sfrondata dalle reboanti dichiarazioni d’intenti, promesse e belle parole dei politici; chi opera nel Terzo Mondo tocca con mano sofferenze, ingiustizie, violenze che continuano a colpire l’umanità più diseredata e in particolare la sua componente femminile; e sa bene che, malgrado la Banca Mondiale abbia da tempo stanziato notevoli fondi per i prestiti a donne riconoscendo così quanto sia fondamentale l’apporto dato dalla donna allo sviluppo, investimenti e impegno sono ancora insufficienti per permetterle di raggiungere la parità di diritti con l’uomo. 
 Il tasto più dolente è quello della formazione: chi studia ha maggiori possibilità di conquistare un’autonomia, dunque di farsi rispettare; ma su 130 milioni di bambini che nei Paesi più poveri non vanno a scuola - scrive Daniele Sipione, fondatore quarant'anni fa e presidente dell’associazione «I nostri amici lebbrosi», nella prefazione al volume «La vita a passo di donna» (EMI, Editrice Missionaria Italiana, 256 pagine, 14,00 euro) che egli stesso ha promosso - quasi due terzi sono femmine, così come i 100 milioni annuali di abbandoni scolastici prima della licenza elementare riguardano soprattutto le bambine (due su tre), dati che spiegano perché tuttora nel Terzo Mondo il 60 per cento delle ragazze sia analfabeta. Secondo la Banca Mondiale, «un anno in più di istruzione per 1000 donne (...) preverrebbe la morte di 60 bambini e garantirebbe 3 morti materne in meno».   Le tre autrici del saggio, Mara Borsi, Rosa Angiola Giorgi e Bernadette Sangma, in quanto suore delle Figlie di Maria Ausiliatrice (ramo femminile dei Salesiani, Ordine specializzato nell’educazione dei giovani) impegnate la prima nel giornalismo e nella comunicazione sociale e le altre due in progetti di microcredito e di promozione della donna, hanno potuto usufruire di un osservatorio privilegiato grazie alla presenza della loro comunità (dal 1996 accreditata presso l’Onu) in tutti i continenti e alle iniziative integrate di microcredito e formazione che essa promuove, specialmente per le bambine e le giovani, nelle «periferie della storia». Parliamo con Mara Borsi.  
Suor Mara, il vostro libro, ragionando su dati e statistiche, conferenze internazionali e risoluzioni dell’Onu, raccontando storie di donne insignite del Nobel ma anche di donne qualsiasi dalle doti ammirevoli, ricordando le diffuse violenze e disuguaglianze di genere, i drammi della tratta, dell’AIDS, dell’emigrazione femminile, e indicando vie e difficoltà per cambiare le cose, offre un quadro approfondito della condizione femminile. Qual è il ruolo della donna oggi?
«Le figure femminili da noi ricordate hanno tutte dimostrato grandi capacità di cura per la vita. La donna è per definizione promotrice di vita. Sa cosa vuol dire far crescere la vita perché lo sperimenta nel suo stesso corpo; e dove c'è vita c'è anche attività per la pace. Le donne oggi sono essenziali per costruire un mondo diverso, di pace. Per questo è necessario dare alle ragazze un’educazione critica che le aiuti a prendere coscienza delle loro potenzialità, ad avere una visione positiva dell’esistenza».
Nel vostro saggio citate numerose «reti femminili», movimenti di donne che da un capo all’altro del pianeta operano «positivamente».
«Sì, le Ong femminili sono molte. Dallo ''Jerusalem link'', nel quale dal 1993 palestinesi e israeliane lavorano insieme per la pace e la giustizia sociale, alle ''Donne in nero'' che da Gerusalemme si sono espanse in tutto il mondo e manifestano in silenzio per una soluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese, dalle ''Donne irlandesi per la pace'' alle ''Donne sudanesi'', dalle ''Donne del paese delle mille colline'' che in Rwanda si battono per la riconciliazione fra hutu e tutsi alle ''Donne colombiane per la pace'' e alle ''Madri di Plaza de Mayo'' in Argentina. In Perù ci sono le reti femminili dei ''pueblos jovenes'', le disperate baraccopoli intorno alle città. Ecco, la donna ha la capacità di organizzarsi anche in situazioni estreme come queste».
Di questa sua forza spesso misconosciuta parla il bel brano di Gandhi da voi citato: «Chiamare la donna il sesso debole è una calunnia (...). Non ha maggiore intuizione, abnegazione, forza di sopportazione, coraggio? Senza di lei l’uomo non potrebbe essere. Se la non-violenza è la legge della nostra esistenza, il futuro è con la donna».  Il futuro auspicato da Gandhi è ancora lontano?
«C'è ancora molto da fare perché esso si realizzi. Dalla Conferenza di Pechino del 1995 si sono fatti parecchi passi, ma la condizione femminile è ancora molto precaria, e non solo nei luoghi di più forte cultura maschilista. Sono aumentate le bambine che vanno a scuola, ma violenza e sfruttamento persistono anche nei Paesi sviluppati, e così la discriminazione in famiglia, sul lavoro, in politica e nell’accesso alle risorse è trasversale a tutti i continenti. E’ difficile creare una mentalità nuova sui diritti delle donne, anche perché molti strumenti esistenti per la promozione femminile, stabiliti dall’Onu, non sono conosciuti. Si ha anzi l’impressione che l’attenzione per la questione femminile si sia affievolita».

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