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Lezione di speranza

Lezione di speranza
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Umberto Squarcia
La bellezza salverà il mondo» aveva annunciato il grande scrittore Fedor M. Dostoevsky (1821-1881) in pieno secolo romantico.  «La scienza ci guarirà» è  il titolo del  libro di Luc Montagnier, premio Nobel 2008 per la Medicina (Sperling e Kupfer Edition SpA 2009, pag 308, euro 18 ),all'inizio di questo secolo che si qualifica come secolo scientifico e tecnologico.  Sono parole che annunciano una speranza, o sono rivelatrici di una utopia, un sogno.
Il nome di Montagnier e la sua fama sono legati alla scoperta del virus dell'Aids. L'annuncio della scoperta del virus responsabile della sindrome da immunodeficienza acquisita era stata fatta dapprima dall'equipe del dottor Robert Gallo nell'aprile del 1984. Solo alcuni anni dopo veniva ufficialmente riconosciuto che il virus era lo stesso già isolato da Montagnier e la sua equipe all'Istituto Pasteur un anno prima nel gennaio 1983. Entrambi i ricercatori sono riconosciuti in campo scientifico e accademico come  Co-scopritori del virus dell'Hiv. Montagnier perché per primo lo aveva isolato, Gallo perché per primo lo ha riconosciuto come agente causale dell'infezione.   A distanza di quasi 30 anni dalla descrizione del primo caso di Aids nel 1981, con circa 25 milioni di uomini, donne e bambini che hanno già  perso la vita per causa della malattia, la Sindrome da immunodeficienza acquisita ha ancora tanti misteri da rivelare.  La causa prima è il virus dell'immuno deficienza umana (Hiv), un retrovirus che attacca in modo specifico le cellule del sistema immunitario. La via maestra per prevenire una infezione virale o batterica è il vaccino preventivo, come lo è stato per il vaiolo, la polio, il morbillo ecc. ecc.  «Era del tutto logico pensare di metterlo a punto secondo il modello degli altri vaccini virali. E' stato tentato di tutto, ma nulla ha funzionato» riconosce Montagnier. La forza dell'Hiv risiede nel suo enorme potenziale di variabilità e di dissimulazione e di sfuggire molto rapidamente a ogni risposta immunitaria. La strategia rimane quindi tuttora quella di una terapia simultanea di tre prodotti antiretrovirali che agiscono sulla moltiplicazione del virus a vari livelli.  Tri-terapia che non guarisce la malattia, ma la trasforma in una patologia cronica.   «Sono 25 anni che do la caccia senza posa ai misteri dell'Aids e mi sono sono reso conto che in questa patologia come in molte altre entra in gioco l'interazione tra più fattori. L'agente virale, lo stress ossidativo e la depressione immunitaria».  Questa concezione multifattoriale della malattia, o concezione cinese della salute secondo la quale la malattia proviene non solo dall'esterno ma anche dall'interno, dal Sé e dal Non-Sé, è il grande arco di volta dell'interpretazione scientifica di Luc Montagnier e delle sue proposte per una nuova medicina. E non solo per l'Aids in cui Montagnier propone di associare alla terapia trivalente farmaci immunostimolanti e antiossidanti, ma per varie altre patologie.      Il concetto centrale della «filosofia» di Montagnier è che al cuore delle malattie e dell'invecchiamento c'è un nemico sconosciuto o ignorato: lo stress ossidativo.  Quando le nostre difese naturali antiossidanti, derivate dall'alimentazione o prodotte dall'organismo, risultano insufficienti a contrastare i prodotti della ossidazione, cioè i radicali liberi, accelerano i processi naturali dell'invecchiamento o si sviluppano vari tipi di patologie, come Alzheimer, aterosclerosi e malattie cardiocircolatorie, affezioni articolari.  Anche varie patologie tumorali secondo Montagnier hanno tra le loro cause lo stress ossidativo.   La Medicina del futuro secondo Montagnier deve avere una impostazione preventiva e pilastri di questa impostazione sono  «I dieci comandamenti della lotta allo stress ossidativo». Tra gli antiossidanti conosciuti e raccomandati da Montagnier sono l'estratto di papaia fermentata e il glutatione. L'osservazione iniziale era stata fatta in una regione delle Filippine. Quelli che consumavano il frutto fermentato della papaia vivevano a lungo.  Ad un congresso mondiale dell'Aids un giovane giapponese aveva insistito per incontrare Montagnier e consegnargli alcuni sacchetti di una polvere dalle proprietè  stupefacenti.  Montagnier in seguito aveva visitato le piantagioni di alberi di papaia vicino a Manila e lo stabilimento dove avveniva il processo di produzione dell'estratto di papaia. Le sperimentazioni che seguirono dimostrarono nell'estratto di papaia fermentato capacità di reazioni antiosssidanti ed effetti immunostimolanti locali. Nel giugno 2002, nel corso di una udienza privata concessa da Giovanni Paolo II ai due ricercatori Robert Gallo e Luc Montagnier, quest'ultimo aveva consegnato al Papa un sacchetto con le bustine di estratto di papaia  e capsule di glutatione con le relative istruzioni per l'assunzione.  «Verso la fine di luglio Giovanni Paolo II partecipava al grande raduno giovanile di Toronto in una forma nella quale non lo si vedeva ormai da lungo tempo. Parlava distintamente e con grande sorpresa di tutti non tremava più».  La presenza nel morbo di Parkinson di uno stress ossidativo considerevole è ampiamente dimostrato ed è logico far ricorso a prodotti in cui il ruolo antiossidante è accertato.       Il volume ha un epilogo sulla Illusione dell'Immortalità.  Da ricercatore e scienziato che ha dedicato tutta la sua esistenza alla ricerca delle origini delle malattie e dei loro rimedi, Montagnier dedica le ultime parole del suo libro alla responsabilità dello scienziato.  «Più di chiunque altro lo scienziato ha una enorme responsabilità. Così come i medici prestano il Giuramento di Ippocrate, ognuno di noi dovrebbe impegnarsi solennemente a non intraprendere mai una ricerca che conduca alla distruzione della natura umana. Per citare André Malraux (continua Montagnier, che pure  si professa razionalista e agnostico) il XXI secolo sarà religioso o non sarà».  La bellezza e la scienza salveranno noi e il mondo.  Speranza o utopia e sogno.  «Il sogno è tale finché a pensarlo è una sola persona. Quando sono più persone cessa di essere sogno e comincia a diventare realtà» (Helder Camara).
 

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