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Verso il 2019

Capitale della Cultura: sfida a 6

In corsa Ravenna, Siena, Cagliari, Lecce, Matera e L'Aquila.

Uno scorcio di Ravenna

Uno scorcio di Ravenna

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(di Silvia Lambertucci)
 ROMA, 15 NOV – Alla fine per l’Italia sarà sfida a sei per la città Capitale della Cultura 2019. Selezionate dalla Giuria Europea presieduta da Steve Green, riunita in questi giorni a Roma, sono rimaste in corsa Cagliari, Lecce, Matera, Perugia-Assisi, Ravenna e Siena. E se tra le escluse c'è chi reagisce con fair play come Urbino che tanti davano per favorita e chi non nasconde un pò di amarezza come l’Aquila, in attesa del verdetto finale le sei prescelte gongolano e si godono un risultato che è già una piccola vittoria. Mentre già monta un pò di polemica con l’assessore alle culture della Lombardia Cristina Cappellini, che si indigna per l’esclusione di Bergamo e Mantova e coglie l’occasione per sparare sul governo Letta: «Si dimostra ancora una volta nemico del Nord’'.
Del resto lo riconosce anche la commissaria Ue all’istruzione e alla cultura Androulla Vassiliou, la sola nomination «può portare alle città interessate importanti benefici a livello culturale, economico e sociale, a condizione che la loro offerta sia inserita in una strategia di sviluppo a lungo termine basata sulla cultura».
E quindi si riparte. Smaltita la tensione di questi ultimi giorni, quando le audizioni davanti alla giuria europea composta da membri italiani e stranieri scelti e concordati con la Commissione Ue si sono succedute nei locali messi a disposizione a Roma dal ministero dei Beni culturali, i sindaci delle città selezionate esultano, dall’entusiasta primo cittadino di Cagliari, Massimo Zedda ("Solo per il fatto di essere tra le prime sei, per Cagliari ci sarà un indotto inimmaginabile") al più prudente senese Bruno Valentini («Le sfide che abbiamo davanti non sono finite"). E se da Matera il sindaco Salvatore Adduce sottolinea che il risultato "non era scontato" e invita
la città, i cittadini, la Basilicata e i territori vicini a "crederci", a Lecce Paolo Perrone addirittura si commuove per la felicità, ma avverte: «è solo il primo step di un percorso che d’ora in poi si farà davvero duro, davvero difficile". Anche a Ravenna il sindaco Fabrizio Matteucci fa festa e nello stesso tempo già pensa a rimboccarsi le maniche ("Da lunedì riprenderemo a lavorare pancia a terra"), mentre a Perugia gemellata con Assisi insieme con il sindaco Wladimiro Boccali festeggia il sottosegretario ai beni culturali Ilaria Borletti Buitoni, che si dichiara perugina 'd’adozionè.
E gli esclusi? Tra le 21 candidature che erano state presentate in questi mesi alla giuria europea (oltre alle sei promosse c'erano Venezia, Duania e Cilento, Taranto, Mantova, Caserta, Palermo, Aosta, Erice, Reggio Calabria, Urbino, L'aquila, Bergamo, Grosseto, Siracusa, Pisa) ci sono bocciature che bruciano forse anche più di altre, come quella di Urbino, che aveva tra i suoi testimonial l’archistar Odile Decq e l’ex ministro della cultura francese Jack Lang nonchè un sostenitore di peso come Umberto Eco. O quella di Mantova, che aveva a guida del suo Comitato Promotore l’ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Per tutte la delusione è forte, in prima fila l'Aquila che nelle parole della presidente del Comitato Stefania Pezzopane rivela una punta di amarezza («Partivamo da uno svantaggio iniziale forte, che ha pesato moltissimo: la nostra situazione di città devastata, a cui si è aggiunta la mancanza di sostegno economico di alcuni enti, tra cui la Regione»). Deluso, ma non rassegnato, Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia: «la città aveva messo a disposizione la sua immagine e competenza per un progetto condiviso che riteniamo ancora valido, a prescindere dalla candidatura».
Al verdetto finale comunque manca un anno. Per selezionare la città italiana che sarà capitale europea della cultura nel 2019
(l'altra capitale europea della cultura per quell'anno sarà bulgara) la giuria europea tornerà a riunirsi nell’ultimo quadrimestre del 2014.
(di Silvia Lambertucci - agenzia Ansa)

 


Alla fine per l’Italia sarà sfida a sei per la città Capitale della Cultura 2019. Selezionate dalla Giuria Europea presieduta da Steve Green, riunita in questi giorni a Roma, sono rimaste in corsa Cagliari, Lecce, Matera, Perugia-Assisi, Ravenna e Siena. E se tra le escluse c'è chi reagisce con fair play come Urbino che tanti davano per favorita e chi non nasconde un pò di amarezza come l’Aquila, in attesa del verdetto finale le sei prescelte gongolano e si godono un risultato che è già una piccola vittoria. Mentre già monta un pò di polemica con l’assessore alle culture della Lombardia Cristina Cappellini, che si indigna per l’esclusione di Bergamo e Mantova e coglie l’occasione per sparare sul governo Letta: «Si dimostra ancora una volta nemico del Nord’'.
Del resto lo riconosce anche la commissaria Ue all’istruzione e alla cultura Androulla Vassiliou, la sola nomination «può portare alle città interessate importanti benefici a livello culturale, economico e sociale, a condizione che la loro offerta sia inserita in una strategia di sviluppo a lungo termine basata sulla cultura».
E quindi si riparte. Smaltita la tensione di questi ultimi giorni, quando le audizioni davanti alla giuria europea composta da membri italiani e stranieri scelti e concordati con la Commissione Ue si sono succedute nei locali messi a disposizione a Roma dal ministero dei Beni culturali, i sindaci delle città selezionate esultano, dall’entusiasta primo cittadino di Cagliari, Massimo Zedda ("Solo per il fatto di essere tra le prime sei, per Cagliari ci sarà un indotto inimmaginabile") al più prudente senese Bruno Valentini («Le sfide che abbiamo davanti non sono finite"). E se da Matera il sindaco Salvatore Adduce sottolinea che il risultato "non era scontato" e invitala città, i cittadini, la Basilicata e i territori vicini a "crederci", a Lecce Paolo Perrone addirittura si commuove per la felicità, ma avverte: «è solo il primo step di un percorso che d’ora in poi si farà davvero duro, davvero difficile". Anche a Ravenna il sindaco Fabrizio Matteucci fa festa e nello stesso tempo già pensa a rimboccarsi le maniche ("Da lunedì riprenderemo a lavorare pancia a terra"), mentre a Perugia gemellata con Assisi insieme con il sindaco Wladimiro Boccali festeggia il sottosegretario ai beni culturali Ilaria Borletti Buitoni, che si dichiara perugina 'd’adozionè.
E gli esclusi? Tra le 21 candidature che erano state presentate in questi mesi alla giuria europea (oltre alle sei promosse c'erano Venezia, Duania e Cilento, Taranto, Mantova, Caserta, Palermo, Aosta, Erice, Reggio Calabria, Urbino, L'aquila, Bergamo, Grosseto, Siracusa, Pisa) ci sono bocciature che bruciano forse anche più di altre, come quella di Urbino, che aveva tra i suoi testimonial l’archistar Odile Decq e l’ex ministro della cultura francese Jack Lang nonchè un sostenitore di peso come Umberto Eco. O quella di Mantova, che aveva a guida del suo Comitato Promotore l’ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Per tutte la delusione è forte, in prima fila l'Aquila che nelle parole della presidente del Comitato Stefania Pezzopane rivela una punta di amarezza («Partivamo da uno svantaggio iniziale forte, che ha pesato moltissimo: la nostra situazione di città devastata, a cui si è aggiunta la mancanza di sostegno economico di alcuni enti, tra cui la Regione»). Deluso, ma non rassegnato, Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia: «la città aveva messo a disposizione la sua immagine e competenza per un progetto condiviso che riteniamo ancora valido, a prescindere dalla candidatura».
Al verdetto finale comunque manca un anno. Per selezionare la città italiana che sarà capitale europea della cultura nel 2019 (l'altra capitale europea della cultura per quell'anno sarà bulgara) la giuria europea tornerà a riunirsi nell’ultimo quadrimestre del 2014.

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