12°

22°

libri

Michele Serra racconta la storia di un uomo

...e del suo indisciplinato figlio adolescente

Michele Serra

Michele Serra

0

Paolo Ferrandi

 

 In principio era lo scarpone. E la pedula era il padre ed era presso il padre.  Prometteva, come in «Lessico famigliare» di Natalia Ginzburg, lunghe passeggiate silenziose sul crinale, la fatica dell’ascesa con il basto dello zaino che ti spacca le spalle, distanti dai sentieri tranquilli dei «sempi»  – gli stupidi, cioè, a uno sguardo meno arcigno, la gente normale – quelli che «vanno in montagna con le Superga solo per  fare colazione al rifugio». 
Allora il passaggio di consegne tra padre e figlio era una cerimonia semplice come il regalo dell’iscrizione al Club alpino o, nei casi più gravi, della doppietta (non del fucile automatico, però, perché «mica siamo bresciani che sparano agli uccellini»). 
Poi vennero le sneaker, le scarpe da ginnastica, e l’ordine del mondo crollò, assieme alla gerarchia padre-figlio, lasciando posto al Grande Arconte del caos, dei tatuaggi, degli stravaccamenti sul divano, dei posacenere pieni di cicche, dei lavelli con i piatti non rigovernati e delle cuffiette sempre attaccate alle orecchie. 
Una cosa capace di far uscire dai gangheri non solo il padre archetipico del «ti mando alla Nunziatella, così ti raddrizzano la schiena», ma pure il papà più mollemente accondiscendente che siamo diventati un po’ tutti.  
Ma il padre, voce narrante di «Gli sdraiati» di Michele Serra, non si rassegna.
 E tenta inutilmente – in un basso continuo che accompagna la storia – di attirare il figlio sul sentiero che porta al mitico – di una mitologia minore, però, familiare – Colle della Nasca dove nel blu del cielo è nascosto il nero dell’universo e dove le cose, ovviamente, si mostrano nella luce della creazione. 
Lo blandisce, questo figlio, lo implora, lo scongiura; arriva a pensare di pagarlo o di spezzargli la schiena a bastonate (la schiena e la spina dorsale sono parte del principio di autorità e appartengono al padre). 
In attesa che il miracolo si compia Serra descrive il mondo del figlio, il suo affacendarsi distratto in mille cose contemporaneamente (possibilmente da sdraiato); il suo lasciare le porte aperte, le luci accese, l’acqua del cesso non tirata con la maestria del demone dell’imperfezione; il suo modo di vestire sciatto, metodicamente – e costosamente – sciatto pieno di felpe informi, ma firmate. Magistrale nel suo sarcasmo è la descrizione dei negozi di Polan&Doompy (vabbè, avete capito) con i modelli bellissimi  che stazionano tra i clienti e le ventate di profumo dolciastro spruzzate addosso a tutti. In mezzo anche un intermezzo distopico – che, purtroppo, assomiglia all’ultimo Benni – con la narrazione della guerra tra i giovani e i vecchi. 
Però la bellezza del libro non è tanto nelle parole spese per circoscrivere l’entropia esistenziale del figlio, ma  nel non detto in cui si mostra la paranoia classificatrice del padre. E proprio  quando questo ordine paterno stereotipato cede nell’acido dei dubbi arriva la riconciliazione. 
In questo ritorno a casa del figlio che è anche un allontanarsi del padre dalla sua vita – «Finalmente potevo diventare vecchio», è la frase finale – sta il senso dell’eredità più autentica, quella che non si può svendere per un piatto di lenticchie perché, appunto, immateriale. 
Gli sdraiati
Feltrinelli, pag. 108, 12,00
 In principio era lo scarpone. E la pedula era il padre ed era presso il padre.  Prometteva, come in «Lessico famigliare» di Natalia Ginzburg, lunghe passeggiate silenziose sul crinale, la fatica dell’ascesa con il basto dello zaino che ti spacca le spalle, distanti dai sentieri tranquilli dei «sempi»  – gli stupidi, cioè, a uno sguardo meno arcigno, la gente normale – quelli che «vanno in montagna con le Superga solo per  fare colazione al rifugio». Allora il passaggio di consegne tra padre e figlio era una cerimonia semplice come il regalo dell’iscrizione al Club alpino o, nei casi più gravi, della doppietta (non del fucile automatico, però, perché «mica siamo bresciani che sparano agli uccellini»). Poi vennero le sneaker, le scarpe da ginnastica, e l’ordine del mondo crollò, assieme alla gerarchia padre-figlio, lasciando posto al Grande Arconte del caos, dei tatuaggi, degli stravaccamenti sul divano, dei posacenere pieni di cicche, dei lavelli con i piatti non rigovernati e delle cuffiette sempre attaccate alle orecchie. Una cosa capace di far uscire dai gangheri non solo il padre archetipico del «ti mando alla Nunziatella, così ti raddrizzano la schiena», ma pure il papà più mollemente accondiscendente che siamo diventati un po’ tutti.  Ma il padre, voce narrante di «Gli sdraiati» di Michele Serra, non si rassegna. E tenta inutilmente – in un basso continuo che accompagna la storia – di attirare il figlio sul sentiero che porta al mitico – di una mitologia minore, però, familiare – Colle della Nasca dove nel blu del cielo è nascosto il nero dell’universo e dove le cose, ovviamente, si mostrano nella luce della creazione. Lo blandisce, questo figlio, lo implora, lo scongiura; arriva a pensare di pagarlo o di spezzargli la schiena a bastonate (la schiena e la spina dorsale sono parte del principio di autorità e appartengono al padre). In attesa che il miracolo si compia Serra descrive il mondo del figlio, il suo affacendarsi distratto in mille cose contemporaneamente (possibilmente da sdraiato); il suo lasciare le porte aperte, le luci accese, l’acqua del cesso non tirata con la maestria del demone dell’imperfezione; il suo modo di vestire sciatto, metodicamente – e costosamente – sciatto pieno di felpe informi, ma firmate. Magistrale nel suo sarcasmo è la descrizione dei negozi di Polan&Doompy (vabbè, avete capito) con i modelli bellissimi  che stazionano tra i clienti e le ventate di profumo dolciastro spruzzate addosso a tutti. In mezzo anche un intermezzo distopico – che, purtroppo, assomiglia all’ultimo Benni – con la narrazione della guerra tra i giovani e i vecchi. Però la bellezza del libro non è tanto nelle parole spese per circoscrivere l’entropia esistenziale del figlio, ma  nel non detto in cui si mostra la paranoia classificatrice del padre. E proprio  quando questo ordine paterno stereotipato cede nell’acido dei dubbi arriva la riconciliazione. In questo ritorno a casa del figlio che è anche un allontanarsi del padre dalla sua vita – «Finalmente potevo diventare vecchio», è la frase finale – sta il senso dell’eredità più autentica, quella che non si può svendere per un piatto di lenticchie perché, appunto, immateriale. 
Gli sdraiati - Feltrinelli, pag. 108, 12,00

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi
Clicca qui per leggere e commentare >>

Inviaci il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 2500

Video

IL METEO NEL TUO COMUNE

Gossip, Fun, Spettacoli

Giovedi' nozze per Alessia, prima trans a sposarsi

gossip

Giovedi' nozze per Alessia, prima trans a sposarsi Gallery

Atterraggio

olanda

Che atterraggio! Il cargo rimbalza sulla pista Video

Ligabue, necessario ricordare. Su Fb e Twitter, video della canzone 'I Campi in Aprile'

Liberazione

25 Aprile: Ligabue dal tour fa gli auguri cantando "I Campi in Aprile" Video

Notiziepiùlette

Ultime notizie

«La Forchetta»: pesce, carne e un po' di tradizione

CHICHIBIO

«La Forchetta»: pesce, carne e un po' di tradizione

Lealtrenotizie

Scippo, anziana ferita in via Palestro

CRIMINALITA'

Scippo, anziana ferita in via Palestro

il caso

«Mio nipote sequestrato», scatta la denuncia della nonna

INCHIESTA

Chi chiami per salvare un animale selvatico?

La storia

San Secondo, a scuola in trattore

PILOTTA

L'abbraccio di Samuele Bersani

Albareto

L'alpino «Livio» morto a 101 anni

IL CASO

Manno a Istanbul: ambasciatore di legalità

La curiosità

Paracadutista a 96 anni grazie a un parmigiano

25 Aprile

Parma celebra la Liberazione. Pizzarotti ricorda il partigiano Annibale Foto Video 

Il 25 aprile festeggiato a Fidenza (Guarda le foto)

1commento

parma in crisi

Ko (anche) con il Sudtirol: squadra in ritiro a Collecchio Video

anteprima gazzetta

Anziana rapinata e aggredita all'uscita del cinema Astra Video

1commento

gaffe e polemiche

La "Pilotta dei lettori": da parcheggio (involontario) a campo da calcio

5commenti

pilotta

Planet Funk e Fast Animals and Slow Kids Chi c'era

FOTOGRAFIA

Bonassera e il "Brozzi" a Fotografia Europea 

GIALLO

Trovato un cadavere in Po: si pensa che sia Bebe Brown, scomparsa a Pasqua a Boretto

La testimonianza: "Sua sorella l'aveva chiamata qui per darle un futuro migliore..."

BRESCELLO

Trasporta cavalli senza patente né permessi: maxi-multa per 25enne

Il giornale di oggi

sfoglia

abbonati

IL DIRETTORE RISPONDE

La storia ci insegna. Purtroppo

1commento

EDITORIALE

Eliseo: sarà una sfida tra due outsider

di Paolo Ferrandi

ITALIA/MONDO

STATI UNITI

E' morta la quercia più vecchia: aveva 600 anni

LIVORNO

Sale sul tetto di un treno: 18enne muore folgorato

SOCIETA'

3 mesi fa l'aggressione

Il primo selfie di Gessica Notaro (la miss sfregiata con l’acido dall’ex)

macron

Brigitte, la prof che sposò l'allievo e ora sogna l’Eliseo Foto

SPORT

crisi del parma

Ferrari: "Chi non ci crede si faccia da parte. Tifosi sosteneteci" Video

calcio e veleni

Lite Spalletti-Panucci sulla sostituzione di Dzeko Video

MOTORI

TOP10

Auto: il lusso delle limited edition

ANTEPRIMA

Audi e-tron Sportback Concept, nel 2019 il Suv-coupé "digitale"