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Bicentenario

Roma celebra il genio di Verdi

Al Complesso del Vittoriano, fino al 19 gennaio, la mostra sul compositore: l'ingresso è gratuito. Anatomia di un'icona mondiale tra musica e identità nazionale.

La mostra di Verdi a Roma

La mostra di Verdi a Roma

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Edda Lavezzini Stagno

Anche la Capitale celebra il bicentenario della nascita del Grande compositore di Busseto. Al complesso del Vittoriano ha preso il via la mostra «Giuseppe Verdi. Musica, cultura e identità nazionale».
La rassegna, visitabile fino al prossimo 19 gennaio, è promossa dall’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, dall’Istituto centrale per i Beni sonori e audiovisivi, con il patrocinio e la collaborazione dell’Istituto nazionale di studi verdiani di Parma.
La mostra si avvale di un comitato d’onore presieduto dal maestro Riccardo Muti, composto da Leo Nucci, Paolo Isotta e Renata Scotto, Bruno Vespa, Paolo Gallarati ed è curata da Marco Pizzo, Massimo Pistacchi e Gaia Maschi Verdi, con la direzione di Alessandro Nicosia. La Maschi Verdi, facendo parte della famiglia del compositore, ha seguito la sezione del giovane Verdi portando reperti della sua collezione privata. Un suo scritto nel catalogo edito da Cangemi, narra storie famigliari raccontate dalla nonna Cina Barezzi Orlandi e dalla mamma Rosanna Orlandi, riporta lettere e documenti ereditati che danno una visione interessante e filologica di quel periodo di studio del futuro Cigno di Busseto.
Il racconto parte dalla Chiesa di Roncole dove l’11 ottobre 1813 è stato battezzato Giuseppe Fortunato Francesco Verdi e prosegue con i primi elementi musicali ricevuti da Don Paolo Costa fino al trasferimento del giovane Verdi a casa dei Barezzi, a Busseto, dove nascerà l’amore per Margherita sua futura moglie. La foto del compositore che campeggia sul catalogo, presa dalla rivista per l’anno giubilare 1926, fa parte della collezione della Maschi Verdi. Nella mostra al Vittoriano materiali originali, dipinti, disegni, incisioni, giornali satirici dell’Ottocento tendono a illustrare anche i temi ispiratori del melodramma verdiano.
Rare edizioni d’epoca raccontano il rapporto tra Verdi e la più vasta cultura del Romanticismo europeo. Ma non mancano documenti che attestano l’impegno politico del compositore nominato senatore a vita nel 1874.
Il prezioso «Album Verdi» apre il percorso espositivo. L’album raccoglie circa ottanta autografi verdiani degli ultimi anni di Giuseppe Verdi conservati dalla sua governante.
Molti degli autografi esposti, provengono dall’Archivio storico di Parma, dalla Sezione Musicale della Biblioteca Palatina di Parma e dagli archivi del Centro di Produzione TV di Torino della Rai.
Sullo sfondo la proiezione del film muto del 1913 del regista Giuseppe De Liguoro «Giuseppe Verdi nella vita e nella gloria», recentemente restaurato e conservato alla Cineteca Nazionale di Roma. Una pellicola di cui sono stati «salvati» 32 minuti di film, che raccontano soprattutto l'infanzia, la vocazione e le prime esperienze del giovanissimo Giuseppe, interpretato con una vistosa parrucca nera dal piccolo Anacleto De Negri. In un'altra sezione, i libretti d’opera esposti testimoniano lo stretto rapporto di collaborazione tra il librettista dell’Ottocento con il compositore.
I costumi di scena sono ben rappresentati da foto e bozzetti, da una vestaglia in velluto verde indossata dal grande tenore Francesco Tamagno nell’«Otello», e dall’abito portato da Adelaide Ristori nel 1855 in «Francesca da Rimini».
Filo conduttore della mostra è il percorso sonoro che accompagna il visitatore: una rara selezione di antiche registrazioni di brani musicali. In questa sezione della mostra, è esposto il pianoforte Erard con il quale a Montecatini il Maestro continua a lavorare su «Otello» e «Falstaff».
Di grande interesse sono le prime macchine di riproduzione del suono legate ai loro supporti: i primi fonografi, cilindri a cera che davano un Verdi inciso male, incisioni molto disturbate, ma che formano la coppia tecnologica che apre ed inaugura la lunga stagione delle innovazioni che porteranno all’alta fedeltà e alla riproduzione digitale del suono.



 

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