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Il tunnel, le acciunge e il marmo. "Da qui l'arte del re dei tipografi"

Presentazione in Pilotta "Bodoni, 1740-1813", di Franco Maria Ricci per Cariparma Crédit Agricole. Strenna: Daverio "Unì tempi nuovi e classicità". De Masi "Era interessato solo al magnifico".

De Masi, Ricci, Daverio, e Basso Ricci

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Roberto Longoni
Altro che carta, piombo e inchiostro. Il sale delle acciughe e il marmo dei Romani: queste le materie prime con cui Bodoni è diventato Bodoni. Parola di Philippe Daverio. «Il primo tunnel sotto le Alpi - racconta il critico d'arte - fu scavato per agevolare l'importazione delle acciughe del Tirreno in Francia. E sbucava a Saluzzo, dove nacque Giambattista Bodoni». Attraverso quel varco nella roccia, il re dei tipografi respirò l'aria dei Lumi. Una corrente che liberò dai fronzoli arcadiani i caratteri della bellezza classica: quelli studiati dai Romani per incidere meglio dei Greci frasi che sfidassero i secoli. Passato e presente intrecciati in labirinti d'alfabeti: parlando del grande tipografo, ci si ritrova a bordo di una macchina del tempo. 1740-1813 compare ben in chiaro sotto il «Bodoni» del titolo, ma i due secoli non si sentono. La strenna di Cariparma Crédit Agricole sta dritta sullo spessore delle sue 320 pagine: più che un libro, un monolite, un monumento realizzato da Franco Maria Ricci e stampato dalle Grafiche Step. «Ho cominciato con Bodoni - ricorda l'editore -, con il suo Manuale, e finisco con Bodoni, dopo essere passato per un altro volume a lui dedicato sempre per Cariparma». La sala della Pilotta è gremita. «Nell'anno dei due bicentenari, Cariparma Crédit Agricole ha realizzato due strenne: per Bodoni e per Verdi - dice lo storico-collezionista Corrado Mingardi -. Mi sarebbe piaciuto fossero presentate insieme. I due avevano più cose in comune». Oltre a essere buongustai che amavano donare spallette di maiale, un'ipotetica definizione comune, come scrive il presidente del Gruppo bancario Ariberto Fassati nell'introduzione: «Se fossero esistite, a quei tempi, le carte d'identità, forse avrebbero riportato per entrambi la stessa qualifica: compositore». Ma il giorno è dedicato solo di Bodoni, tra le mura dell'edificio che gli fece da casa e da bottega, pochi metri sotto la grande mostra inaugurata ai primi di ottobre. «Il volume - spiega Massimo Basso Ricci - affianca il percorso dell'esposizione con un contenuto iconografico e antologico di assoluto prestigio e ne costituisce una sorta di “catalogo approfondito”». Un tributo dai molteplici valori. «Investire in arte e cultura - spiega il vice direttore generale di Crédit Agricole - significa investire nello sviluppo: alla base della crescita del capitale economico c'è sempre la tutela del capitale sociale». E' una vecchia questione. Così come dimostrano i viaggiatori che nei loro grand tour venivano a Parma proprio per acquistare i volumi di Bodoni. O come racconta la storia delle acciughe sotto sale ricordata da Daverio («un prestigiatore - lo presenta Mingardi - in grado di passare da un oggetto all'altro con competenza, ironia, assenza di conformismo e con understatement o, per dirla alla rinascimentale, con sprezzatura»). Si dice Amico di Franco Maria Ricci «da un secolo e mezzo», Daverio, prima di cominciare un vero viaggio nei secoli, attorno alla figura del grande tipografo. «La prima Bibbia “classica” è di Matilde di Canossa. C'è una similitudine formidabile tra le sue lettere e quelle di Bodoni, nonostante i 600 anni di distanza. Nel frattempo, francesi e tedeschi s'erano persi tra le cesellature gotiche: capirono tardi che la stampa imponeva che si cambiassero le lettere». Fine dell'età della penna d'oca, ritorno a quella della pietra (dei Romani). Anche se Bodoni era guidato dall'Illuminismo. «Situazione ideale, rispetto alla nostra, di società disorientata, senza mappe» spiega Domenico De Masi. Il sociologo (ma Mingardi, presentandolo, sottolinea come la definizione non basti) ricorda come Bodoni fosse interessato «solo al magnifico. Era disinteressato al volgare. E Franco Maria Ricci non è l'ennesima versione di tutto questo?» Con la precisazione di Mingardi, che definisce l'editore «un esteta democratico: non pubblica né riviste né libri a tiratura limitata. Anche se i volumi per Cariparma sono i migliori che una banca possa vantare». Opere destinate a restare, mentre il futuro dell'oggetto libro De Masi lo vede grigio. «Bodoni ne ha vissuto l'apice, noi assistiamo alla sua dissolvenza». Eppure, un giorno, «quando si troverà un ipad del Mar Morto, non si sarà in grado di capire che cosa contenga. Mentre i papiri li abbiamo letti. Un oggetto è evoluto quando è in grado di sopravvivere a se stesso». Daverio incassa l'applauso. «Vedo un pubblico progressista - ribatte De Masi -. Non è l'ipad, ma la nuvola a contare. Siamo fortunati: questo non sarà il migliore dei mondi possibile, ma è di certo il migliore di quelli esistiti. Due secoli fa, la Divina Commedia la leggevano in pochi. Ora, tutti possono farlo, su un tablet». Con caratteri Bodoni.

 

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