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Arte

“Due figure” (Studio per “Il Battesimo”) di Amedeo Bocchi

Opera donata alla Fondazione MONTEPARMA in ricordo di Mario Bocchi (Parma, 1924 – 1997) per l’esposizione presso il Museo Amedeo Bocchi

Donazione Museo Bocchi

Donazione Museo Bocchi

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Si arricchisce l’ampia e completa collezione del Museo Amedeo Bocchi di Parma, nato nel 1999 per volontà della Fondazione MONTEPARMA con l’intento di promuovere la conoscenza del pittore parmigiano Amedeo Bocchi (Parma, 1883-1976). Un disegno, fino ad ora sconosciuto ed appartenente alla collezione del noto parmigiano Mario Bocchi (Parma, 1924-1997), combattente antifascista, imprenditore e cultore della arti, si affiancherà ai dipinti più belli della produzione di Amedeo Bocchi già presenti nel museo.

L’incontro di presentazione al pubblico dell’opera si è svolto questa mattina alle ore 11.00, nella Sala di Bianca del Museo Amedeo Bocchi, alla presenza di Roberto Delsignore, presidente della Fondazione MONTEPARMA, Giancarlo Bocchi, regista e fondatore dell’Archivio Storico Bocchi, Pier Paolo Mendogni, giornalista e consulente artistico del Museo Amedeo Bocchi.

Dopo aver ripercorso la storia del Museo Amedeo Bocchi il presidente Delsignore si è soffermato su un ricordo personale di Mario Bocchi. “Una persona docile ma con uno spirito combattente, di modi signorili e garbati. Ricordo che una sera mi mostrò la sua collezione d’arte soffermandosi non tanto sul pregio artistico delle opere da lui possedute – tra gli altri Picasso, Guttuso e Giacometti – ma sui ricordi personali legati a quelle opere e sul perché le scelse, a una a una, per entrare a far parte della sua raccolta.

Giancarlo Bocchi ha ringraziato la Fondazione per aver concesso l’esposizione al pubblico dell’opera appartenuta a suo padre. Si è poi soffermato sul ricordo della grande stagione artistica vissuta dalla nostra città negli anni Sessanta e Settanta e sull’importanza che le istituzioni della città tornino ad investire nell’arte per uscire dalla crisi. “La Fondazione MONTEPARMA svolge oggi l’importante compito di valorizzare Amedeo Bocchi, uno dei grandi artisti del Novecento parmigiano, insieme a Ettore Colla – unico italiana presente al MoMA di New York - e Attanasio Soldati. Mio padre soleva dire che la pittura ‘deve cantare’ e stimava molto Amedeo Bocchi. È probabile che ‘Due figure’ sia proprio tra le prime opere d’arte da lui acquistate”.

Pier Paolo Mendogni ha ripercorso il legame tra Amedeo Bocchi e Mario Bocchi, due personaggi affini per sensibilità. Ha poi illustrato le caratteristiche artistiche di questo disegno, un’opera di grandi dimensioni che servì come preparazione al dipinto “Il Battesimo” realizzato alla fine degli anni Trenta.

 

In ricordo di Mario Bocchi, un figlio dell’Oltretorrente con una grande passione per l’arte
Mario Bocchi (Parma, 1924-1997), crebbe in una famiglia dell’Oltretorrente e fin da piccolo respirò un’aria fortemente libertaria. Il nonno materno, Giuseppe Bertoli, fu tra gli animatori delle rivolte popolari e delle barricate del 1898 e del 1908, e la sua famiglia partecipò attivamente alla Resistenza. Nel 1943 entrò nel Fronte della Gioventù antifascista insieme a Giordano Cavestro e Giacomo Ulivi. Di idee libertarie e antifasciste, fu decorato con la medaglia di bronzo al valore militare per un episodio di guerra partigiana, che Mario Bocchi combatté come comandante di alcune formazioni della Quarantasettesima Brigata Garibaldi. Nel Dopoguerra seguirono un impiego al Consorzio Agrario e l’attività di imprenditore.
Fu il 1953 l’anno della svolta nella vita di Mario Bocchi: a Palazzo Reale di Milano poté ammirare Guernica di Pablo Picasso, la tela del 1937 simbolo della guerra civile spagnola. Con “Guernica” l’arte entrò definitivamente nella vita di quel giovane commerciante di olio e riso, e divenne protagonista indiscussa della sua vita. Prima leggendo senza sosta riviste, recensioni, articoli dei più importanti critici italiani, poi iniziando a collezionare dipinti. 
Una profonda amicizia lo legò per tutta la vita al pittore Renato Guttuso, incontrato alla metà degli anni ‘50. Il grande artista siciliano gli ricambiò la stima, tanto che Bocchi, diventò tra i principali collezionisti e amici di Guttuso. Negli anni successivi realizzò il sogno di conoscere Pablo Picasso, del quale divenne amico e che frequentò dagli inizi degli anni ’60 fino al 1973, all’anno della scomparsa dell’artista. In quegli anni poté allacciare amicizie tra i protagonisti della cultura e dell’arte del XX secolo: da Elio Vittorini a Eugenio Montale, da Carlo Levi a Pierpaolo Pasolini, da Graham Sutherland a Karel Appel. Negli stessi anni Bocchi entrò in contatto con autorevoli storici dell’arte: Francesco Arcangeli, Cesare Brandi, Roberto Longhi, Franco Russoli, Giovanni Testori. Alla Biennale di Venezia del 1962 conobbe Alberto Giacometti. L’anno dopo fu il principale promotore dell’importante mostra antologica di Guttuso a Parma, che fu allestita nelle Scuderie del Palazzo della Pilotta, restaurate per l’occasione. Contemporaneamente si dedicò a scoprire nuovi talenti, come l’allora esordiente Mario Schifano. Intraprese moltissimi viaggi all’estero in cui ebbe l’occasione di frequentare intellettuali del calibro di Louis Aragon, Jean Cocteau, Daniel-Henry Kahnweiler, Jean Paul Sartre, Pablo Neruda.
Un figlio dell’Oltretorrente “schivo, taciturno, ma dotato di grande intuito, del dono di saper leggere l’arte moderna, e capace di farsi volere bene” - per riprendere le parole del figlio Giancarlo - che ebbe con l’arte un legame che rimase sempre puro: “Era la sua passione, non ha mai comprato con l’idea di guadagnarci”. 
Dal figlio sappiamo che Mario Bocchi conobbe personalmente Amedeo Bocchi e questo spiega la presenza di un disegno dell’artista parmigiano nella collezione dell’Archivio Storico Bocchi.

 

 

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