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Tornano i Farnese di don Drei

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di Pier Paolo Mendogni

Una città, Parma; un casato, i Farnese: i loro destini si sono strettamente intrecciati per due secoli, da quando Papa Paolo III - Alessandro Farnese - ha fatto sorgere dal nulla il ducato di Parma e di Piacenza (26 agosto 1545) investendo del feudo il figlio Pier Luigi, gonfaloniere della Chiesa, in cambio di Camerino e Nepi che tornavano sotto Roma, fino alla estinzione della dinastia per la morte senza eredi dell’ottavo duca, Antonio (20 gennaio 1731).  Due secoli durante i quali la città ha subito notevoli trasformazioni urbanistiche, economiche e soprattutto culturali per quel nuovo rango di capitale, seppure di un piccolo stato, che l’ha vista crescere intorno a una Corte ed è stata posta al centro di manovre diplomatiche di livello internazionale. Un rapporto, dunque, complesso e articolato su cui hanno pesantemente influito le diverse personalità dei duchi. Un’analisi approfondita sul ruolo dei maggiori esponenti della famiglia ducale l’ha elaborata don Giovanni Drei, indimenticato direttore dell’Archivio di Stato e studioso di elevato sapere, nel suo fondamentale libro «I Farnese. Grandezza e decadenza di una dinastia italiana», uscito nel 1954, quattro anni dopo la sua morte, a cura di Giuseppina Allegri Tassoni sotto gli auspici dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio e della Cassa di Risparmio di Parma.  Uno scritto che ancora costituisce un prezioso punto di partenza per chiunque voglia avvicinarsi a questa materia, ma che ormai risulta pressoché introvabile, salvo che nelle biblioteche. Per questo l’Ordine Costantiniano di San Giorgio e l’Associazione di cultura storica Alessandro Farnese, presieduta da Massimo Galli, hanno felicemente promosso una nuova edizione del volume, curata dallo stesso Galli con una introduzione di Carlo Ugo di Borbone Parma duca di Parma e Piacenza e stampata dall’Artegrafica Silva, che verrà presentata mercoledì 22 alle ore 18 nella basilica magistrale della Steccata. La pubblicazione sui Farnese - rileva Galli - è stato il lavoro più prestigioso di don Drei e «in esso si ritrovano la profonda conoscenza dei documenti unita alla capacità di coglierne il valore essenziale, l’attenzione per la storia locale inserita nel più vasto scenario italiano ed europeo, l’amore per il popolo, le istituzioni, la civiltà di Parma e di Piacenza». Rispetto alla prima edizione il testo è rimasto inalterato salvo le correzioni di refusi tipografici e degli errori materiali evidenti; è stata però aggiornata la bibliografia, sono stati riveduti gli indici ed è stato rinnovato l’apparato iconografico con tavole a colori e le immagini dei principali protagonisti e di alcune opere significative. Seppure in alcuni momenti il linguaggio risulti datato, l'ampiezza della visione storica, la ricchezza dei particolari e l’acuta indagine delle vicende rendono la lettura del testo ancora estremamente piacevole e illuminante. Giovanni Drei, infatti, segue la sicura traccia dei documenti che non aiutano solo a spiegare l’origine degli eventi ma servono anche a delineare i caratteri e il modo d’agire dei protagonisti: la tenacia e l’energia di Ottavio nel recupero di Piacenza; il valore militare di Alessandro «gran capitano»; la complessa personalità di Ranuccio I «un carattere difficile, piuttosto chiuso e sospettoso», capace di dare ascolto ai ciarlatani per riuscire a procreare e nel contempo lungimirante nel campo dell’istruzione con la sistemazione dell’Università e la creazione del Collegio dei nobili, abile nell’organizzare razionalmente le istituzioni.  Coi feudatari ha usato il pugno di ferro per sottometterli e implacabile è stata la condanna per coloro che avevano congiurato contro di lui: una congiura che alcuni storici considerano sospetta mentre per Drei è chiaramente dimostrata nelle carte processuali e si inquadra nei più vasti rapporti tra Spagna e Francia che costringevano i governanti a difficili equilibrismi.   Mentre Ranuccio I è riuscito a destreggiarsi abilmente anche con la Chiesa, il figlio Odoardo si è avventurato nella sciagurata e tragica guerra di Castro. Piccole trame come quelle della vezzosa Barbara Sanseverino per ingraziarsi il duca Ottavio Farnese e Vincenzo Gonzaga e aumentare il proprio prestigio, pagate a carissimo prezzo dalla marchesa di Colorno; grandi trame come quella intessuta dal cardinale Alberoni per portare Elisabetta Farnese sul trono di Spagna.  Privato e pubblico spesso si intrecciano e la narrazione si colora di toni vivaci così come assume contorni di singolare interesse quando si sofferma sugli aspetti culturali, gli artisti, i letterati, i musicisti fornendo un quadro storico di vasto respiro che rende ancor oggi questa pubblicazione straordinariamente stimolante. E non resta che ringraziare chi ha avuto la splendida iniziativa di ripubblicarla e divulgarla.
 

 

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