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Arena del Sole, omaggio al Cigno

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di Stefania Provinciali

Dalla memoria alla realtà: torna a splendere l’Arena del Sole a Roccabianca, luogo mitico di una comunità ma anche espressione di una storia parmigiana fatta di passioni, delusioni, amore, di sogni infranti dalla guerra, di odio e recriminazioni. Le storie, in effetti, che ancor oggi si incrociano all’Arena del Sole sono due, quella del monumento a Verdi e quella di un cinema - teatro di provincia, espressione della vita di una comunità a partire dall’immediato secondo dopoguerra, quando la voglia di ricominciare si faceva sentire in maniera tangibile. Il restaurato teatro verrà inaugurato sabato, 25 aprile, alle  16,30 dal sindaco di Roccabianca, Giorgio Quarantelli, dal presidente della Provincia, Vincenzo Bernazzoli e da Carlo Gabbi, presidente della Fondazione Cariparma. Concluderà la manifestazione un concerto lirico- vocale della «Corale G. Verdi» di Parma.

Le storie che si intrecciano e che attraversano quasi un secolo, quello appena trascorso, si possono far partire dalle nove statue verdiane che «s'incamminarono» per Roccabianca dopo la duplice distruzione, dei bombardamenti alleati e dell’allora sindaco pro tempore di Parma, Mario Bocchi che, in clima di Liberazione, scelse di distruggere il monumento. «S'incamminarono» verso quel cinema-teatro di provincia nuovo di zecca per assaporare un riconoscimento forse mai avuto. Diviso fra Parma e Roccabianca, il dottor Enzo Tomasinelli, medico dentista, aveva raccolto il desiderio di modernità che aleggiava nel paese a ridosso del grande fiume e deciso di costruire nel cuore del paese un’arena all’aperto per rappresentazioni teatrali e musicali, poi coperta per diventare anche cinema e luogo d’incontri, da cui passarono i sogni di melomani, cinefili ed appassionati di serate danzanti. La realizzazione fu affidata all’Impresa Cacciali, di lunga e gloriosa tradizione. Il 29 settembre del 1946, con la rappresentazione del «Barbiere di Siviglia» di Rossini ed il canto del famoso baritono della Bassa, Rinaldo Pelizzoni di Sissa, avvenne l’inaugurazione di quello che per circa un trentennio fu il luogo simbolo di una vasta parte del territorio della Bassa. Ma ciò che rese e rende unico il teatro di Roccabianca e lo vede ancora oggi testimone e custode di un passato che appare irrimediabilmente consegnato alla storia, è la presenza all’interno di ben nove statue del monumento innalzato dalla città di Parma a Giuseppe Verdi, opera dell’architetto Lamberto Cusani e dallo scultore Ettore Ximenes, inaugurato nel febbraio del '22. Il dottor Tomasinelli fece recuperare le statue meno danneggiate dalle macerie. Un lavoro non facile poiché ogni statua di cemento fu un viaggio: nove volte avanti e indietro da Parma. Giunte a destinazione le fece risistemare e collocare nel «suo» teatro, racchiudendole in una triplice cornice in tubo di ferro a sesto acuto, testimonianza del gusto dell’epoca, ma soprattutto dell’affetto e della considerazione che egli nutriva per quei reperti, che orgogliosamente esibiva incorniciati ai fruitori degli spettacoli e delle musiche di quei tempi. Un rifugio tranquillo per «Oberto Conte di San Bonifacio» (con la figura di Cunizza da Romano), «Ernani», «Alzira», «Machbeth», «I Masnadieri», «La battaglia di Legnano», «Don Carlos», «Aida», e la pagina non operistica «Inno di Guerra» che ormai vivevano fra romanze e proiezioni di film quali «Le nevi del Chilimangiaro» o «Il prigioniero di Zenda», destinati a portare nella Bassa sogni, amori e avventure d’Oltreoceano.
La crisi del cinema e la progressiva decadenza economica del paese di Roccabianca, che perse negli anni il suo ruolo di riferimento per i comuni vicini, col venir meno dei suoi tre teatri (l'Arena del Sole, il teatro Bocelli e la sala popolare Gregori) e della ricca biblioteca, segnarono anche la fine dell’Arena del Sole, ultimo testimone superstite del mondo culturale del paese, che, ridotto a magazzino di mobili e quindi a «palestra» per piccole attività sportive, venne definitivamente chiuso dall’anno 1995. Nel corso del 2006 l’Amministrazione Comunale ha definitivamente acquisito l’Arena del Sole al patrimonio pubblico, avviando poi il recupero che ha visto il fondamentale sostegno della Fondazione Cariparma, unito a quello del Comune di Roccabianca e della Regione Emilia Romagna con la volontà di promuovere il paese e restituire dignità ad architetture e luoghi apparentemente perduti ma ancora leggibili e carichi di valori. I lavori hanno interessato la messa a norma degli impianti, il recupero ed il restauro delle statue, il rifacimento degli arredi e degli impianti scenici. E’ stata ridisegnata l’aula con 324 posti a sedere, è stato realizzato un foyer ed un ridotto al primo piano. Oggi l’«Arena del Sole», con la sua storia affidata in primo luogo alla memoria ma anche alla testimonianza visiva di quel che resta di uno stralcio di storia verdiana, è stata paragonata all’«araba fenice» che ha ripreso il volo così da aprire un nuovo capitolo all’ombra delle grandi statue figlie del melodramma.
 

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