ARTE E CULTURA

Galleria Nazionale, Londra elogia i lavori di recupero

Un libro di Graeme Brooker mette il museo parmigiano tra i 52 progetti di interni rappresentativi del '900 mondiale

Galleria Nazionale - Parma

Galleria Nazionale - Parma

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L'occasione per parlare di Musei rinnovati, rispettando ed elevandone la visita ad esperienza emozionale e conoscitiva a tutto tondo, ad incontro profondo con l’opera e lo spazio, mi è data dall’ uscita del libro «Key interiors since 1900» di Graeme Brooker (ed. Laurence King Publishig, London 2013). L’autore, accademico e scrittore inglese, docente in molte Università del Regno Unito come esperto di forme e strutture, lettore di spazi interni per importanti riviste australiane e neozelandesi, ha raccolto in questo elegante volume solo 52 realizzazioni, nel mondo, degne di rappresentare, in questo campo, il meglio del secolo scorso. La scelta ricade sui più efficaci recuperi di edifici e spazi esistenti e sulle risoluzioni adottate per un riuso congruo, elegante e raffinato, senza tradire le linee guida preesistenti. Procede per capitoli dedicati a recuperi finalizzati a spazi abitativi, operativi, commerciali, di svago, culturali, espositivi ritenuti esemplari. Fra questi ultimi inserisce, insieme al Museo di Castelvecchio, al Deutsches Architekturmuseum di Francoforte, ai parigini Museo Picasso e alla Grande Galerie de l'Evolution, alla Great Expectation di New York e alla British Music Experience di Londra, la Galleria Nazionale di Parma nel Palazzo della Pilotta. Essa fu oggetto di un importante globale recupero a partire dagli anni Settanta e conclusosi alla fine degli anni Novanta, per stralci successivi, su progetto dell’ architetto Guido Canali e del suo studio fino al recupero dell’ala sud del palazzo destinata ai servizi pertinenti.
Cortile del Guazzatoio
Prezioso in tal senso il lavoro di collaborazione dell’architetto Claudio Bernardi. L’ultimo lotto di lavori riguardò il recupero dell’ampia corte del Guazzatoio, per decenni chiusa al pubblico e destinata a parcheggio e ora utilizzabile come giardino architettonico. Credo che la città abbia compreso, nel succedersi delle tappe che hanno portato al risultato finale, interrotte da molte importanti mostre, l’importanza e lo sforzo di quel recupero, che ha dato a Parma una Pinacoteca elegante e di raffinata atmosfera, degna di competere con i più acclamati musei moderni. L’aver inserito quella realizzazione fra quelle degne di maggior nota, porta di attualità il ripensare a quegli anni, sempre difficili per la cultura, e a quelle scelte, che, oggi, possono passare per ovvie e doverose ma che, invece, devono continuare a testimoniare la lungimiranza e l’acribìa di tutti quelli che quel progetto hanno voluto e sostenuto, portandolo a conclusione fra mille difficoltà e permettendo così al grande patrimonio artistico, che contiene, una conservazione e percezione esemplari, secondo le linee della più moderna museografia. Recupero degli spazi e delle opere, quindi, nel rispetto dell’antico, ma con una nuova interpretazione della funzionalità di un palazzo nato per i servizi della corte farnesiana, senza una specificità d’uso museale. Ridisegnare un museo significa, prima di tutto, riesaminare il formarsi delle collezioni, la storia di ogni singola opera e autore, attivare un largo programma conservativo e depositare questa ampia gamma di informazioni all’interno di uno spazio complesso, articolato ridisegnando un percorso che consenta al pubblico di accedere al massimo di informazioni possibile, trovando risoluzioni architettoniche, impiantistiche e d’arredo che non tradiscano la storicità dei caratteri originari.
Orgoglio per la città
Un lavoro immane che, a distanza di oltre vent’anni, viene tuttora riconosciuto come esemplare. Questo ritengo debba essere un punto d’orgoglio per la città e per il pubblico sempre rinnovato, che si accosta al Palazzo della Pilotta e ai suoi contenuti. La scelta effettuata da Graeme Brooker sottolinea innanzitutto la condivisione delle linee interpretative del progetto Canali e dei suoi collaboratori, ma anche dei numerosi restauratori e imprese che hanno dato concretezza agli elaborati progettuali e agli storici dell’arte, dell’architettura, dei ricercatori e del personale interno alla Soprintendenza che hanno concorso alla rinascita di un palazzo imponente, alla sua conoscenza profonda e alla miriade di attività che sono potute scaturire di conseguenza.
Teatro Farnese
Oltreché sulla struttura museale portante, si è operato perché il Teatro Farnese divenisse il fulcro del nuovo percorso, completato con il recupero di tutte le sue parti strutturali e decorative. Un atrio solenne e immaginifico che da alla Galleria Nazionale una sua, tutta particolare, unicità. Una strategia complessa che ha trovato nel progetto Canali le migliori soluzioni e uno stile interpretativo coerente, rintracciabile anche nella successiva proposta del Museo di Santa Maria della Scala a Siena e, ancora, nella più recente riorganizzazione del Museo del Duomo di Milano, dovuti anch’essi alle intuizioni e sapienza progettuale dello stesso Canali e alla sua ormai riconosciuta abilità nel far convergere caratteri architettonici del passato ed elementi di assoluta modernità, senza tradire né gli uni né gli altri, ma da due punti di forza far emergere musei diversi l’uno dall’altro, secondo una ben precisa e inconfondibile sigla interpretativa, negli anni, per altro, molto imitata.
Tracciato culturale
Parma, Siena, Milano: una lunga visione della storia costruttiva di queste città, per certi versi così distanti nella scala urbana, nelle scelte dinastiche e politiche, religiose e di costume, oggi collegate da un rinnovato processo museografico che ha avuto nella nostra Galleria Nazionale il primo esempio, riconosciuto e ammirato, di riorganizzazione degli spazi interni in un palazzo di valore, in funzione di un nuovo pubblico, che affluisce ai musei per ritrovarvi la solidità e l’esempio di un lungo tracciato culturale ed estetico, quale sostegno al riordino delle idee, dei valori, delle emozioni e un ancoraggio sicuro con la propria storia. Sulle consistenti tracce del passato confluite nella modernità, si può, quindi, intraprendere un viaggio fra queste città e le loro grandiose testimonianze sul filo conduttore predisposto da Guido Canali. A Parma per individuare le linee di un Medioevo eclatante, del Quattrocento delle Corti, di un Cinquecento esaltante fra Maniera e Classicismo, di un Settecento farnesiano-borbonico fino ad un elegante neoclassicismo, estendendo il passo ai monumenti della città. A Siena per rintracciare le originarie funzioni dell’antico Spedale trasformate in un grande centro espositivo delle arti, in una città unica che ha dato vita ad un suo stile prezioso e senza tempo, rintracciabile anche nella Cattedrale e nel Battistero, nel Museo Diocesano e nella Pinacoteca Nazionale. E’ uno sfavillio di ori, di bronzi, di marmi intarsiati, di sculture lignee e di racconti parietali che si confrontano con le altre città italiane nei vari parallelismi cronologici. A Milano, in questo riprogettato Museo del Duomo, incuneato fra le raccolte contemporanee di Palazzo Reale e le guglie della Cattedrale, ti senti soccombere in una selva di statue scolpite nel candore della pietra di Candoglia, dal tardo-gotico al barocco e oltre. Un succedersi incalzante di maestranze boeme, campionesi, borgognone, renane, lombarde. Un’ idea di cantiere in perenne attività ed evoluzione con tanti punti forti, senza che uno svetti sull’altro. Vetrate, tesori e arredi liturgici, dipinti ma soprattutto una statuaria funzionale all’architettura e alla devozionalità. Dal modello ligneo alla struttura interna della celebre «Madonnina» al grandioso «modellone» del Duomo che occupa una intera sala. Un filo conduttore interpretativo lega le tre istituzioni ricordate: antichi involucri architettonici riportati a piena leggibilità con sobria esaltazione dei caratteri costruttivi originari, incongruenze, ricuciture sapienti di lacerti, recupero di archi, mantenimento di precedenti aperture che permettono una lettura in profondità di ogni elemento, come in uno scavo archeologico verticale che consente di penetrare ogni anfratto murario, di esplorarlo ripulito da ogni superfetazione inadatta all’essenza del luogo, valorizzando invece i segni essenziali che contrassegnano le varie fasi costruttive.
Armonia
Architettura reimmaginata e reimpaginata, sufficientemente asettica per accogliere le opere, ma emozionante e scenografica per farle parlare, nell’insieme nuova e vitale. Ciò richiede una continuità coerente fra progettazione e realizzazione, dai contenuti alla loro forma espositiva, una lavorazione precisa e un montaggio laborioso, ma perfetto. Ogni elemento inserito, anche nel rispetto degli aggiornamenti normativi, deve concorrere all’armonia complessiva del luogo senza interferire, ma scandendo le volumetrie. Il risultato complessivo si raggiunge se Interior architecture e Interior design si integrano, arricchendosi reciprocamente. All’asperità dei muri contrasta una teatrale ma perfetta e moderna illuminazione, vetrine come pareti double face, che separano senza dividere, l’elegante geometria dei pannelli che caratterizzano lunghi corridoi, piccole sale, anfratti misteriosi, la scelta dei materiali, l’assonanza della grafica, la collocazione di ogni opera che non è mai casuale, nel suo affollamento o diradazione, la tenuta dei colori introdotti a sfondo. Solo così si trasformano in luoghi che non danno tregua, che incalzano l’attenzione, risvegliano l’incontro con la storia e il senso critico, rispondendo alle attese e alla fervida curiosità di un pubblico eterogeneo. Questi sono gli aspetti che hanno interessato Graeme Brooker quando seleziona la nostra Galleria Nazionale, nella consapevolezza che i luoghi hanno una profonda influenza su di noi e sulla nostra vita.

 

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