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Le sale nobili della bellezza

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di Mariagrazia Villa

Come una goccia di profumo. Che non lascia una traccia visibile, ma permane nel tempo. Una presenza che scompare nel grembo del vuoto, ma accende una durata. Parte da quest’idea di esperienza, il Tpalazzo, ossia il Temporary Palazzo nato nell’antico edificio nobiliare di Palazzo Dalla Rosa Prati in Piazza Duomo a Parma. Nuovo indirizzo per ospitare un mix di malie polisensoriali per un tempo limitato, secondo il trend dei negozi «one shot» che fioriscono nelle principali capitali del mondo, il Tpalazzo offre un Temporary Shop e una Temporary Show Room, a disposizione dei marchi più innovativi e prestigiosi, una Temporary Gallery, per mostre d’arte contemporanea e di design e per eventi culturali, organizzati con associazioni culturali cittadine, nazionali e internazionali, e un Temporary Café, sempre aperto al pubblico, dov'è possibile assaporare il meglio della tavola parmigiana.  «L'idea di uno spazio con più funzioni, da vivere in maniera ogni volta diversa, mi affascinava», afferma Vittorio Dalla Rosa Prati, ideatore dell’iniziativa. Le sale di quella che era la quadreria della storica casata parmigiana sono state trasformate in bianchi cubi senza alcuna coordinata materiale: contenitori puri. «Il senso è quello di un luogo dell’apertura e dell’accoglienza - aggiungono Isotta Giulia Saccani e Valentina Downey, promotrici dell’impresa e autrici del progetto strategico di design, dall’invenzione del concept al disegno degli spazi interni, alla grafica - dove tra seduzioni intellettuali, piaceri della gola e suggestioni del bello, sia piacevole incontrarsi e parlare, dove l’arte del saper vivere coinvolga nella pratica le aziende e le persone in uno scambio complice e proficuo, dove il tempo perduto, proustianamente, possa più facilmente ritrovarsi». E il tempo nel Tpalazzo non è quello medievale della piazza, lampo orizzontale tra due eternità, ma il principium individuationis di Heidegger, che coincide con il nostro esserci di volta in volta: «Qui ognuno può scegliere e comporre la propria esperienza temporale - spiega Lara Ampollini, che gestirà l’immagine, la comunicazione e la programmazione di Tpalazzo - perché in ogni attimo che ci emoziona c'è il tempo autentico dell’esistenza. La logica è quella di una con-temporaneità, di una ricchezza in continuo mutamento di proposte, tra cui trovare legami e accostamenti soggettivi, in una totale libertà e personalizzazione della propria scelta». Tpalazzo, insieme a Sama Arredamenti e Vitra, si inaugura domani alle 18.30 con la mostra «George Nelson. Architect, Writer, Designer, Teacher» (aperta fino al 17 maggio; orari: 10-19; ingresso libero; informazioni: tel. 0521.386429). Prodotta in occasione del centenario della nascita di Nelson (1908-1986), è una retrospettiva sull'opera del padre del modernismo americano. Una scelta azzeccata, per battezzare questo nuovo spazio votato alla qualità in ogni segno del presente. Sia per la spinta profondamente etica che guidò sempre il leggendario progettista statunitense - «Il problema fondamentale del design contemporaneo è quello dei valori, rispetto al quale le altre problematiche, seppure interessanti, restano sempre alla superficie», scrisse nel 1961 - sia per la sua poliedrica attività - fu architetto, designer, teorico, giornalista, fotografo, docente universitario. Convinto che il design potesse risolvere i problemi della società, non solo rispondere in senso estetico e funzionale alle sue esigenze, Nelson ha progettato mobili di nuda intelligenza e allegri come dolciumi che resteranno per sempre nella storia dell’arredamento, come il Ball Clock ('48), le Bubble Lamps (dal '52), la Pretzel Chair ('53), la Coconut Chair ('56) o il Marshmallow Sofa ('56). Ha diretto l’area design di un’azienda come la Herman Miller, forgiandone il Corporate Design per oltre due decenni, ha progettato abitazioni private, come la Fairchild House di New York ('41), ha insegnato e scritto articoli e libri di basilare importanza nel definire l’identità di un designer, ha organizzato numerose mostre, come la famosa American National Exhibition a Mosca in piena Guerra Fredda. Nelson è nato postumo. Il suo stile ha fatto epoca e, in anticipo sul futuro, l’ha oltrepassata.  Basti pensare agli storage-wall degli anni Quaranta, quelle pareti-armadio la cui utilità sarà comprovata nei decenni a venire, o la sua concezione sistemica degli uffici (a lui si deve l’invenzione delle scrivanie a forma di L) di cui già diceva: «Il luogo di lavoro non può avere un’impostazione gerarchica, piramidale, ma deve diventare un network, una rete di collegamenti». Sperimentatore instancabile, ha fatto del rischio la propria missione creativa, per la semplice gioia di prendere un’idea tra le mani e darle la forma più giusta. Ecco perché Nelson, come il Tpalazzo, è una goccia di profumo. Ancora oggi, a oltre vent'anni dal dileguarsi delle sue note di testa e di cuore, sentiamo nell’aria la persistente nota di fondo. Fruttata e profonda, con spezie d’ironia e d’avanguardia.

 

 

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