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Nel buio e nell'ombra il bagliore della verità

"L'ossessione nordica" a Rovigo fino al 22 giugno. Maestri che influenzarono molti pittori italiani. Bocklin, Berg, Von Stuck, Zorn e altri artisti da Svizzera, Germania e Scandinavia

Nel buio e nell'ombra il bagliore della verità

Pittura nordica

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 Sono calati a Rovigo dal Nord Europa quegli artisti che nel 1901  avevano ottenuto un grande successo alla Biennale di Venezia facendo scrivere al critico Vittorio Pica che la pittura italiana era in preda ad un’ossessione nordica. Era vero? Quanto hanno influito gli svizzeri, gli austriaci, i tedeschi e i meno conosciuti svedesi, norvegesi, danesi, finlandesi sulla nostra arte tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento? Per cercare di dipanare questa dibattuta e complessa materia è stata allestita a Palazzo Roverella (fino al 22 giugno) la dialettica rassegna «L’ossessione nordica», curata da Giandomenico Romanelli con Franca Lugato, Alessandra Tiddia e Alessia Vedova, come il catalogo edito da Marsilio. L’influenza dei pittori del Nord è quindi la linea di ricerca lungo cui si sviluppa l’esposizione con risultati diversi che vanno da chiare assonanze a nette contrapposizioni con gradazioni intermedie dovute anche all’ampiezza del numero degli artisti presentati nonché alla diversità dei loro percorsi e delle loro tematiche che toccano il simbolismo legato sovente alla mitologia, il realismo, il secessionismo, il postimpressionismo. E’ lo svizzero Arnold Bocklin ad aprire il percorso espositivo con «Rovina sul mare», capolavoro tardoromantico, con i resti scheletrici di un castello che si stagliano contro il plumbeo grigiore del cielo striato di luci inquietanti che sfiorano le punte dei cipressi: quei cipressi che svettano nell’«Isola dei morti», sommo capolavoro che col suo incanto onirico ha influenzato decine di artisti tra cui il tedesco Karl Diefenbach col suo esplicito omaggio «L’isola dei morti dopo Arnold Bocklin», lo svedese Richard Berg e il veneziano Teodoro Wolf Ferrari che ne fa una trasposizione mediterranea tra mare e cielo sciabolati dal tramonto infuocato. Anche Wagner con le sue opere che celebrano i miti nordici ha trovato un’eco nella pittura italiana e soprattutto nello spagnolo-veneziano Mariano Fortuny, qui con due tele ispirate a «Parsifal» e «Valchiria». Per contrapposizione il tedesco Max Klinger, che è venuto a vivere in Italia, fa giocare centauri e nereidi nell’azzurra luminosità del mar Tirreno: giochi che si fanno carichi di vogliosa sensualità in Franz Von Stuck, mentre De Chirico, in ricordo della sua giovinezza greca, ci conduce in un silvestre quieto percorso verso il tempio d’Apollo. Al di là delle «terre di mezzo» si estendeva un’area non meno vasta ma certo più misteriosa come realtà geografica, culturale e psicologica. E da qui sono giunte «novità» che ci sorprendono anche oggi in quanto ci presentano artisti di elevata qualità, straordinari interpreti di un mondo fatto di aspro lavoro in situazioni ambientali difficili, di silenzi e di attese. «Il pescatore» del danese Michael Peter Ancher col viso segnato dagli anni e dalla fatica, ai remi di una pesante barca carica di grossi pesci, che solca il mare livido come il cielo fra onde burrascose, è il simbolo della durezza della vita in queste terre fredde, grigie, dove il sole filtra a fatica come nella «Fiera di Mora», capolavoro di rara sensibilità dello svedese Anders Zorn. E il contrasto fra quel mondo dai gesti lenti, intirizziti e la gioiosa fragranza estiva del solare ambiente italiano lo offre il canoro «Pagine d’amore» del napoletano Ettore Tito. Altro eccezionale capolavoro, dedicato alla poeticità del silenzio quale espressione di una riflessiva interiorità, è «L’interno con donna seduta» del danese Vilhelm Hammershoi mentre lo svedese Carl Larsson descrive gli interni delle abitazioni, con brillante ricchezza di vivaci particolari. La ricca sezione sul paesaggio riflette la molteplicità degli indirizzi presi in quegli anni dalla pittura che aveva a Parigi il centro culturale più avanzato col postimpressionismo sintetico e acceso di Gauguin tradotto in modo stupefacente dal tedesco Oskar Zwintscher, che descrive scene di fabulistico incanto, e recepito pure dallo svizzero Cuno Amiet e dagli italiani Tullio Garbari, Leo Putz e Gino Rossi. Il finlandese Akseli Gallen Kallela e il norvegese Thorolf Holmboe si affidano alla seduzione dell’istantanea naturalistica mentre l’austriaco Klimt, ancora lontano dal linearismo neobizantineggiante, crea lo «Stagno al mattino» con soffici pennellate. Nella ritrattistica la psicanalisi porta gli artisti ad indagare l’inconscio facendo emergere inquietudini, insicurezze come fanno lo svizzero Ferdinand Hodler pur in una simbolica immagine femminile, il belga Fernand Khnopff nell’inquietante e insondabile «Maschera bianca», il triestino Gino Parin nel «Ritratto del dottor Sticotti». Oskar Zwintscher invece crea un capolavoro di straordinaria grazia pittorica giocando su una successione di bianchi che da un vaso di crisantemi, posto sul pavimento, salgono lungo l’elegante abito candido di pizzi da cui sboccia il volto di virginale bellezza di una ragazzina. Dopo un rapido excursus sulla geniale e sconcertante grafica di Klinger, Munch, Luigi Bonazza e Alberto Martini, la rassegna si chiude con opere sul nudo femminile tra le quali la donna più carica di una sensualità torbida e provocante è l’unica vestita: la giovane dai folti e lunghi capelli neri come l’abito frontalmente aperto che indossa, lasciando apparire un corpo pallido e vellutato, intorno al quale si allunga l’azzurra infida scia di un serpente che spunta minaccioso dalla sua spalla: «Il peccato» splendido capolavoro di Von Stuck. La nuda «Salammbò» di Glauco Cambon sembra un’attrice da operetta, le tre fanciulle senza veli di Cesare Laurenti sono ingenue educande che provano un balletto e la «Mater matuta» di Adolfo De Carolis risuona di palestrati echi michelangioleschi. Il corpo acquista invece una luminosa solidità nella «Modella al tavolo da te» di Putz e con Zwintscher si fa oggetto di calcolata seduzione nel simbolico e significativo rapporto con l’oro e la madreperla.

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