cultura

Guareschi, quelle scene che i tedeschi salvarono

In Germania il film «Don Camillo e l'onorevole Peppone» non è censurato come nella versione originale italiana. Situazioni che nel '55 i Centri Cattolici Cinematografici giudicarono violente e dottrinalmente scorrette

Peppone  poco prima di sostenere l'esame di quinta elementare
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L’osservazione arriva da un amico: la versione tedesca di «Don Camillo e l’onorevole Peppone» ha due scene che mancano nella versione italiana. Appena rivisto il film in Tv, ecco il confronto con il Dvd tedesco che contiene una versione italiana sottotitolata: è vero, due scene completamente tagliate e il commento finale della voce fuori campo diverso da quello che abbiamo visto in Tv: il tutto senza un’apparente motivazione, salvo quella di ritenere superflua un’inquadratura o di voler rendere più incisiva la «chiusa» del film.
Non è così. Basta leggere la lettera che Carmine Gallone, regista del film, scrive a Guareschi il 3 agosto del 1955: «Caro Guareschi, seguendo le istruzioni del Comm. Rizzoli, abbiamo visionato ieri a Mons. Galletto (Mons. Albino Galletto, responsabile dei Centri Cattolici Cinematografici n.d.r.) il “Don Camillo” che gli è molto piaciuto. Mons. Galletto ha fatto tuttavia qualche appunto, specialmente nei dialoghi fra Don Camillo e il Cristo ed in questo è stato facile accontentarlo, giacché erano piccole variazioni di dialogo che non nuocciono in alcun modo al film. Mons. Galletto ha fatto anche un appunto sullo speaker del finale e precisamente per la frase: “... pur se Don Camillo marcia a destra e Peppone a sinistra”, giacché l’affermazione che il prete va a destra, l’ha un po’ turbato, e così l’ha anche turbato l’ultima frase che dice: “Che Dio li accompagni!” e questo forse perché – data la scomunica – non si può augurare che Dio accompagni un comunista! Le accludo copia della Sua versione dello speaker in discussione e la nuova versione proposta da noi, versione quest’ultima che non mi soddisfa. [Ia versione: Ecco: è ricominciata l’eterna gara, nella quale ognuno dei due vuole disperatamente arrivare primo. Però, se uno si attarda, l’altro aspetta. La strada è la stessa, pur se Don Camillo marcia a destra e Peppone a sinistra. E, assieme, continueranno il loro viaggio... Che Dio li accompagni! IIa versione. Ecco: è ricominciata l’eterna gara, nella quale ognuno dei due vuole disperatamente arrivare primo. Però, se uno si attarda, l’altro aspetta. Le loro strade che sembrano così diverse, in realtà convergono in un unico grande stradone... E, assieme, continueranno il loro viaggio. Che la fortuna li assista!] La prego perciò di consigliarmi come debbo regolarmi. Se ella naturalmente volesse rivedere il testo originale, cercando di accontentare Mons. Galletto, mantenendo tuttavia lo stile dell’originale, noi tutti gliene saremmo infinitamente grati. Con ringraziamenti e saluti affettuosissimi». Stavolta Giovannino non cederà, le parole dello speaker non cambieranno e Monsignor Galletto non classificherà il film “per tutta la famiglia”. Prima spiegazione per il cambiamento di registro nel parlato finale che nel film italiano allegato alla versione tedesca è quello originale di Guareschi, mentre nel film in onda in Italia è: «Ecco: è ricominciata l’eterna gara, nella quale ognuno dei due vuole disperatamente arrivare primo. Però, se uno si attarda, l’altro aspetta. Per continuare assieme il lungo viaggio fino al traguardo della vita».
Ancora una volta detta legge la possibilità di «censura» da parte dei Centri Cattolici Cinematografici ma, a questo punto, perché tagliare le scene che precedono l’esame di quinta elementare di Peppone? Ancora una volta occorre pensare alla «morale» che muoveva allora la Chiesa nei confronti dei film: le scene di violenza vanno assolutamente bandite. Ecco allora che l’inquadratura del negozio del Brusco, il barbiere del paese, viene eliminata, dal momento che lo stesso Brusco piglia per i capelli il malcapitato cui sta facendo uno shampoo e, siccome ride alla notizia dell’esame di Peppone, gli immerge la testa nell’acqua intimandogli di gridare «Viva l’onorevole Peppone»: violenza assolutamente gratuita e da evitare come la peste. Meno chiara potrebbe sembrare l’epurazione della scena che vede Peppone, accompagnato dalla moglie e dal piccolo Lenin, arrivare davanti alla scuola dove sosterrà l’esame. La moglie gli aggiusta la cravatta e il bambino, quando Peppone lo saluta, stringe il pugno e dice convinto: «Papà, ci sono qua io: se ti bocciano gli rompo il muso!» (nella foto). Niente di peggio, evidentemente, per Mons. Galletto che un bambino con propositi violenti. Questi tagli solo «italiani», con ogni probabilità, sono stati fatti parecchio tempo addietro, dal momento che la versione del film che viene oggi mandata in onda in Italia è quella «purgata» per le sale parrocchiali. Sta di fatto che, ancora una volta Giovannino, che aveva scritto la sceneggiatura dell’onorevole Peppone in carcere, si sentì tradito, ma non volle polemizzare al punto da limitarsi, all’anteprima del film, a «...dire alcune sgradevoli cose al regista Gallone».

 

 

 

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