Arte-Cultura

I sussurri del fiume e i colori dell'argine

I sussurri del fiume e i colori dell'argine
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di Luigi Alfieri
Un culatello che si rispetti ci mette diciotto mesi a diventare una delizia. Deve soffrire due volte i rigori dell'inverno, godere due volte delle dolcezze della primavera, soffocare almeno una volta nell'afa di agosto e avvolgersi per un'altra stagione intera nell'umidità della nebbia. Anche Luca Piola, fotografo dell'agenzia Grazia Neri, ci ha messo diciotto mesi a far stagionare il suo racconto per immagini sulla Bassa. Un anno e mezzo passato su e giù per gli argini, sotto i portici dei paesoni guareschiani, nelle lanche rinsecchite, nel clangore delle officine dei fabbri ferrai, sotto i cieli notturni pitturati di cobalto o di fronte a quelli dardeggianti fiamme dei tramonti padani. Era partito a caccia di paesaggi è tornato con il carniere pieno di ritratti. Le belle «ghigne» della gente della Bassa. E dietro ogni volto si nasconde una storia. «Desideravo fare questo viaggio - racconta Luca Piola - nell'occasione del centenario della nascita di Giovannino Guareschi per ri-vedere il “Mondo Piccolo” che era stato fissato dalle parole dello scrittore oltre mezzo secolo fa. E così ho scoperto questa terra. Un pezzetto alla volta. E ne sono anche stato conquistato, un po' alla volta. L'ho percorsa in lungo e in largo trovandola spesso monotona, apparentemente sempre uguale, ma poi improvvisamente sorprendente. Sorprendente perché questo mio lavoro nella Bassa oltre ad avermi fatto innamorare di questa terra mi ha lasciato una cosa preziosa: il senso di ospitalità, di accoglienza che ho sempre ricevuto ogni volta che, durante il mio girovagare, incontravo qualcuno». Tra fotografo e «bassaioli» è scoccata una scintilla, un senso di comprensione reciproca. Hanno cominciato a parlare un linguaggio comune. Le persone si sono aperte davanti all'artista e lui ha saputo rubare tutte le storie nascoste dietro i loro volti,  i lampi di vita che partivano dai loro sguardi, le fatiche che hanno indurito i palmi delle loro mani, le gioie che hanno accompagnato il passare dei giorni. C'è una fotografia, un gruppo di famiglia in un interno, dove il lettore vorrebbe entrare e viverci per qualche tempo. Che dentro ci si deve stare bene. C'è un nonno con una bella camicia a quadrettoni, un tavolo imbandito, una nonna, ancora giovane, che sorseggia un caffè e tiene sulle ginocchia il nipotino. Sullo sfondo istantanee di famiglia - una prima comunione, una bimba in altalena - un orologio a pendolo, tende ricamate a fiori. Il ritratto della felicità domestica. Facce di brava gente che ha lavorato una vita intera, che sa godere delle piccole gioie della vita: una fetta di salame, una coscia di cappone lesso, un bicchiere di vino rosso con la schiuma rosa sopra.
 E non sarebbe bello trovarsi in mezzo ai cinque motociclisti che Luca Piola ha sorpreso nel loro bar-rifugio? Appoggiati al bancone, sorridenti, i bikers si raccontano storie di Bmw e di Gilera. Sorseggiano birra, progettano la prossima cavalcata sull'asfalto, magari a Capo Nord. Ma si deve stare bene anche nella bottega del fabbro Aurelio Generali: a guardare la foto diresti che la fatica è gioia, il lavoro un piacere. Perché dopo il lavoro c'è la partita di carte. Piola ne fotografa una, serena, distesa, meditata, in un bar di Zibello. Fuori ci devono essere un gran nebbione e un freddo boia; tempo da lupi! All'interno dell'osteria un calduccio rassicurante, il crocchiare di una stufa, bicchierini di grappa antigelo.
Anche quando l'obiettivo si sposta sul paesaggio, dentro ci sono, spesso, un uomo o una donna a dare  senso alla natura. C'è il Po, ma con un pescatore che lancia l'amo; ci sono le file di alberi, ma con una signora che le fende in bicicletta. E' di spalle, lontana, chiusa in un vestito rosa confetto, ma riesci a indovinarne il volto e lo sguardo. Sì, è vero: c'è una foto con una linea di gelsi sprofondati nella nebbia e neppure una figura umana. Ma quelle piante sono anime; magari, direbbe Guareschi, le anime degli annegati nel Grande Fiume.
 E ci sono tanti giovani nelle istantanee   di Piola. «I giovani d'oggi», direbbe Don Camillo. Allora capelloni, adesso portatori di piercing o «affrescati» da tatuaggi. Ma tutti fieri di essere lì, tra argini e portici, a godere del piacere sottile che solo questa terra tra fiume e collina può dare. Basta andare in un pioppeto a filo d'acqua e il Po comincia a raccontare le sue storie. Il difficile è saperle fotografare. Luca Piola c'è riuscito.

 

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