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Intervista a Grammenos Mastrojeni autore del saggio «L'arca di Noè»

«Terra malata, serve la green economy»

ciminiere
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L’Italia delle alluvioni, delle nevicate, delle valanghe e dello sbriciolamento costante del territorio si dispera e recrimina sulle sue sventure, chiedendosi il perché di tanto accanimento da parte della natura, e se la stessa non si stia vendicando dei maltrattamenti attuati da un uomo sempre più avido e irresponsabile. Un saggio lucidissimo di Grammenos Mastrojeni scrittore e diplomatico italiano, «L'arca di Noè» (Chiarelettere, pag. 368, euro 15,90) mette a fuoco tutti i problemi legati all’effetto serra e le preoccupazioni sui cambiamenti climatici responsabili di bufere, cicloni e bombe d’acqua che stanno crivellando il mondo. Dovremo davvero approntare un’arca per il nostro futuro incerto? Siamo davvero alle soglie di una catastrofe? Quali gli stravolgimenti possibili? «Non si tratta di approntare un’Arca, ma di rendersi conto che siamo in un’arca, meravigliosa e fragile, chiamata Terra, in cui tutti assieme galleggiamo o affondiamo» precisa il professor Grammenos Mastrojeni che ha insegnato Soluzione dei conflitti in diversi atenei, in Italia e all’estero, in particolare alla Ottawa University in Canada che nel 2009 gli ha affidato il primo insegnamento sulla questione Ambiente, risorse e geostrategia. Collabora con il Climate Reality Project, iniziativa legata al cambiamento climatico lanciata dal premio Nobel Al Gore. «Per secoli - puntualizza - abbiamo dato per scontata la capacità della terra di sostenere il nostro progresso, come se avesse provviste inesauribili, e siamo giunti alla soglia di una catastrofe. Questo rischio è proiettato dagli scienziati, non dai visionari, e sarebbe follia non prendere sul serio le loro previsioni».
La causa del degrado ambientale è legata solo allo sfruttamento dissennato della natura, o ci sono altri fattori?
Un grande equivoco vuole che lo sviluppo si raggiunga a scapito dell’ambiente: è proprio il contrario, lo sviluppo pone tutti i popoli in condizione di concorrere a salvare il territorio. Non è quindi l’una o l’altra attività a essere pericolosa: tutto si può gestire in maniera intelligente. Il vero problema è il divario fra ricchi e poveri e la polarizzazione ultracompetitiva dell’economia fra grandi vincitori e piccoli destinati a soccombere: con queste regole, non si può pensare al domani e, dovendo sempre lottare per non essere estromessi dal mercato, non ci si può concedere il «lusso» di un’economia responsabile. Strano ma, alla radice, il degrado ambientale è un problema di giustizia fra gli uomini.
Quali, al momento gli aspetti del sistema che potrebbero portarci a breve a cambiamenti irreversibili?
Il superamento di alcuni punti di svolta nella biosfera: il riscaldamento globale, ha già fatto scattare lo scioglimento degli strati di terra ghiacciata da millenni nelle regioni più fredde, il cosiddetto permafrost: ma gli strati di permafrost sciogliendosi liberano metano a causa della decomposizione dei materiali organici che vi si sono depositati per millenni; il metano, a sua volta, è un gas a effetto serra molto maggiore della CO2, e accelera il riscaldamento, che accelera lo scioglimento del permafrost e via dicendo, in un ciclo cumulativo esponenziale che potrebbe rivelarsi devastante in tempi brevi. Ma meccanismi di questo genere – chiamati cicli di feed back – ce ne sono molti altri e molto temibili.
Tutto il sistema Gaia in che misura è compromesso?
Nessuno lo sa con certezza. Non sappiamo se abbiamo già superato delle soglie irreversibili, come l’innesco del nefasto ciclo del permafrost. Comunque, per convenzione si situa la soglia di catastrofe a un aumento della temperatura media pari a 2° centigradi e ci siamo molto, molto vicini.
Come orientarci per non suscitare alterazioni negative nell’ecosistema?
Dobbiamo orientare le nostre scelte secondo una misurazione del successo o fallimento molto più articolata di quella che ci siamo dati, il famoso Prodotto Interno Lordo, che misura solo alcuni progressi in termini monetari: che ce ne facciamo di un aumento del PIL se ci frutta un territorio devastato dalle inondazioni? Io propongo una matrice – la «matrice di Gaia» – che mette in relazione sviluppo, pace, ambiente e diritti umani, su cui fondare le nostre decisioni, ma il discorso è molto complesso.
E’ possibile uno sviluppo sostenibile? Come dovrebbe articolarsi?
Non solo è possibile, ma sarebbe anche uno sviluppo più rapido e migliore in termini di qualità della vita. Si articola – per quello che dicevo prima – in un sistema economico che distribuisce equamente la ricchezza: il resto – pace, ambiente, dignità umana – ne verrebbero come conseguenze. La Green Economy è un paradigma rivoluzionario, non l’iniezione di cautele marginali per non inquinare: ci dice che Madre Terra esige da noi la giustizia.
L'arca di Noè - Chiarelettere, pag. 368,15,00

 

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