Cultura

I tre artisti "maledetti" del caffè Rosati

Angeli, Festa, Schifano al Sipario. In mostra le tematiche più note dei protagonisti della Pop Art italiana

I tre artisti "maledetti" del caffè Rosati

Opera di Mario Schifano

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Sono "Gli indimenticabili di Piazza del Popolo»: Franco Angeli, Tano Festa e Mario Schifano. Nomi che hanno delineato la storia dell’arte contemporanea degli anni Sessanta con la loro Pop Art intrisa di citazionismo culturale, strettamente segnato dalla tradizione storico artistica italiana ed europea. La mostra, presentata alla Galleria Il Sipario di Strada Cairoli, riprende le tematiche più celebri del trio che si riuniva al caffè Rosati, in piazza del Popolo, a Roma, frequentato da Pier Paolo Pasolini, Renato Guttuso, Giuseppe Ungaretti e Alberto Moravia, quest’ultimo particolarmente affascinato dalla ricerca dei giovani pittori romani. In quella stessa piazza il gruppo esponeva alla galleria La Tartaruga di Plinio de Martiis. Nasce la «Scuola di Piazza del Popolo» a cui aderiscono anche Giosetta Fioroni, Umberto Bignardi, Sergio Lombardo, Cesare Tacchi, Renato Mambor, Mario Ceroli creando una vicenda ben definita nel panorama non solo romano. Angeli, Festa e Schifano all’inizio degli anni Sessanta, subita la fascinazione «popolare» statunitense, declinano la matrice pop attraverso tecniche e soluzioni differenti, concordi con la sensibilità di ciascuno e danno forma ad una scrittura liberamente «fredda», tesa a riproporre l’iconografia culturale e popolare presa alla televisione, alla fotografia, alla stampa, alla vecchia e nuova simbologia politica, servendosi delle moderne tecniche di produzione e diffusione delle immagini. Utilizzano proiettore, fotografia, stencil, video, vernici industriali mettendo in gioco modo e mezzi della produzione anche se una visione personale, che affonda le radici nel dna dell’arte italiana, è sempre presente così da diventare elemento di differenziazione rispetto alla Pop americana. Una «Pop Art» sui generis, dunque, di matrice culturale, delinea quel linguaggio definito «Popular» e non Pop ad indicare con più forza le caratteristiche nazionali. «Dovevo fare i conti con Leonardo e Michelangelo» diceva Tano Festa. Così se Schifano riflette sull’esperienza artistica passata guardando alla velocità ed immediatezza di una connessione costante (così la televisione presente nelle sue opere dagli anni ettanta in poi), Angeli scommette sui simboli, creando una sorta di sospensione con le sue garze che «velano» l’immagine, allontanandole dal significato iconologico.Festa crea simulacri che paiono riflettere l’identità privata e nel contempo la storia della cultura di riferimento sviluppando in alcuni casi una sorta di «metafisica« dell’oggetto. Le opere in mostra dei tre artisti vanno dagli anni Sessanta agli anni Ottanta con «Vulcano inquieto» di Schifano, dell’86, e «Persiana» di Tano Festa, dell’85. Fino al 29 aprile.

 

 

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