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Tradizione

Le mille leggende della notte äd San Zvan

Una mappa dei luoghi misteriosi del Parmense e della Lunigiana nel muovo libro di Lorenzo Sartorio in vendita nelle edicole con la "Gazzetta". Dal Giglio che evoca storie fantastiche di fate, gnomi e folletti alle erbe aromatiche per i rituali raccolte con la rozäda

Le mille leggende   della notte äd San Zvan

Il Giglio di San Giovanni

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Questo articolo sulle leggende del Giglio e della notte di San Giovanni è tratto dal nuovo libro di Lorenzo Sartorio «Magica rozäda äd San Zvan - Mappa dei luoghi misteriosi del Parmense e della Lunigiana» (Gazzetta di Parma editrice) in vendita con la «Gazzetta» al prezzo di euro 10 più il costo del giornale.

Ne ha del miracoloso e, forse, lo è. Ma più di miracolo, per non disturbare i Santi, ne ha del magico e del misterioso. Infatti, la «notte solstiziale di San Giovanni» è sia magica che misteriosa. E’ una notte dove può succedere di tutto tant’è che la saggezza popolare vuole che «San Giovanni faccia vedere gli inganni». Un adagio, questo, riferito soprattutto agli innamorati che, in questa rugiadosa notte, devono stare ben attenti a dichiararsi in quanto, se le loro intenzioni non sono più che serie, San Giovanni svela gli altarini e sono guai... Ma è una notte prodigiosa anche perchè nei boschi e nelle loro radure sboccia dolcemente, come il sorriso di una fata, il «Giglio di San Giovanni», il fiore forse più bello del Creato dal colore mattone.
Il «Giglio di San Giovanni» evoca storie fantastiche di fate,tesori nascosti, gnomi, folletti, animaletti del bosco. Il «Giglio di San Giovanni», non andrebbe raccolto perchè, un’altra leggenda, dice che, se dovesse essere sradicato, la pianta emetterebbe lacrime ed i suoi bulbi verrebbero inghiottiti dai cinghiali, oppure raccolti dalle streghe per le loro malefiche pozioni. Il magico fiore solstiziale, allora, andrebbe solo guardato, osservato, contemplato, fotografato solo con la mente, con la memoria ma, soprattutto con il cuore.
E’ un fiore che nasce di notte baciato dalla luna, accarezzato dalle lucciole, illuminato da quel manto di stelle che il Creatore ha disteso sui boschi. E’ il fiore delle leggende. Infatti un’antica fiaba narra che, sotto il giglio, si riparino gli gnomi dalla pioggia, facciano ingresso nella sua corolla solo le coccinelle e, quando appassisce, si rigeneri in uno scoiattolo. E’ il fiore simbolo della notte solstiziale estiva, quella nel corso della quale tutte le erbe, nessuna esclusa, sono le protagoniste di quel grande concerto della Natura che diffonde la soavissima melodia del Creato. Il Solstizio d’Estate rappresenta il giorno di massima potenza del Sole, quando la luce prevale sulle ombre della notte (ciò corrisponde all’inizio dell’estate astronomica). Qui il dio-sole è nel suo pieno vigore e viene celebrato con l’accensione dei fuochi nei campi. La dea-terra, invece, attende di spargere il frutto della sua unione mentre, tutt’intorno, la natura è in pieno rigoglìo.
Nella tradizione magica, la notte del 23 giugno e la prima mattina del 24, rappresentano il momento più propizio per la raccolta di erbe, piante e della rugiada da usarsi poi nel corso dell’anno per rituali e altre operazioni. Le erbe di San Giovanni sono: l’Iperico, il Vischio, il Sambuco, la Verbena, l’Artemisia, l’Erica, la Lavanda, il Felce, la Ginestra, il Ginestrino, il Ribes ed il Cardo. Le erbe vanno raccolte in mazzetti e in luoghi diversi, si distribuiscono in casa per proteggerla e, se poste sotto il cuscino, ciò che durante la notte si vede in sogno, si dice che si realizzi. Altre piante aromatiche che la tradizione vuole che nella magica notte di San Giovanni emanino un profumo straordinario sono il basilico, la menta piperita e l’erba limonina. La leggenda associa spesso l’Erica alle entità fatate. Infatti, i suoi fiori, che vanno dal bianco alle varie tonalità di rosa, assomigliano, rovesciati, ai copricapi dei folletti e degli elfi.
Altra pianta magica della notte di San Giovanni è il Noce attorno al quale danzano le streghe facendo i loro sabba. E proprio nella notte di San Giovanni vanno rigorosamente spiccate le noci per fare il tradizionale Nocino: il balsamo di origini celtiche. Le noci andrebbero raccolte da giovani vergini con la mano destra e con un coltello di legno purchè non di noce prima della mezzanotte. Inoltre il Felce maschio, nell’arcana notte solstiziale, fiorisce e sfiorisce in quanto, alla mezzanotte, lascia cadere il proprio seme e la tradizione vuole che nell’oscurità si illumini.
Nella notte di San Giovanni anche le lucciole hanno un loro linguaggio: se volano rasentando i fossi sarà un’estate calda e afosa, mentre invece se volano lambendo i rami delle siepi e delle piante l’estate sarà fresca e piovosa. È la notte degli amori, delle tresche, delle donne in cerca di fertilità. E proprio alle giovani donne in segno di prosperità e con l’augurio di avere tanti figli, vengono donati mazzetti di Fiori di Zucca madidi di rugiada.
Sempre nella notte di San Giovanni i rabdomanti tagliano dai Noccioli e dai Salici i rami biforcuti per le loro bacchette divinatorie, mentre le «medgon’ne», a mezzanotte, entrano nei boschi alla ricerca di quelle erbe che solo la notte solstiziale rende abili per le loro misture. Anche il miele che viene prodotto nel periodo solstiziale è il più pregiato ed il più gustoso: in particolare quello di Acacia e Ginestrino. L’antica tradizione vuole che nella notte solstiziale estiva le Ciliegie tardive vengano messe sotto spirito e gustate per la Vigilia di Natale (Solstizio d‘inverno) durante la veglia. I nati nella notte di San Giovanni sono dotati di poteri magici.

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